STORIE E LEGGENDE

Palazzo Reale e la Biblioteca Nazionale

Progettato da Domenico Fontana, oggi è un grandioso monumento a disposizione dei napoletani

di Paola Parisi

La fondazione del Palazzo Reale di Napoli risale ai primi del ‘600 per volere del Viceré spagnolo Fernandez Ruiz de Castro con lo scopo di accogliere i sovrani in viaggio per l’Europa. Il progetto fu affidato all’architetto Domenico Fontana che si ispirò ai canoni tardo-rinascimentali. Sulla base di alcune colonne della facciata principale è incisa la sua firma. La facciata, in mattoni e piperno, si articola in tre ordini architettonici: tuscanico, ionico e poi corinzio nei piani superiori. La costruzione del Palazzo si protrasse per secoli e fu completata solo nel 1858 ad opera di Gaetano Genovese, ma il progetto è rimasto comunque fedele al disegno del Fontana. Esso si affaccia su Piazza del Plebiscito, uno dei simboli di Napoli. Dal 1919 l’Appartamento Reale al piano nobile è aperto al pubblico come “Appartamento Storico”. Dal 1923, inoltre, una parte del Palazzo ospita la prestigiosa Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III.

La fondazione della Biblioteca Nazionale di Napoli risale agli ultimi decenni del XVIII secolo, quando, in applicazione di un regio decreto, si cominciarono a collocare nel Palazzo degli Studi, oggi sede del Museo Archeologico, le raccolte librarie fino a quel momento conservate nella Reggia di Capodimonte. Tra queste la famosa libreria farnesiana che Carlo di Borbone, figlio ed erede di Elisabetta Farnese, aveva fatto trasportare nella nostra città nel 1734.
Dopo l’Unità d’Italia fu ulteriormente arricchita con dei manoscritti leopardiani di Antonio Ranieri e la biblioteca teatrale Lucchesi Palli. Nel 1910 fu annessa alla Biblioteca l’Officina dei Papiri Ercolanesi istituita da Carlo di Borbone al fine di custodire i papiri provenienti dagli scavi di Ercolano del 1752-1754. A cotanta ricchezza storico-culturale, si contrappone un profondo senso di tristezza in quanto a questo patrimonio letterario, non gli si dedica l’attenzione dovuta. I mezzi rapidi di divulgazione e di propaganda esistono ma con profondo rammarico si denota uno scarso interesse verso questi preziosi tesori cartacei che costituiscono la vera storia della nostra città. Alle nuove generazioni occorre urgentemente insegnare l’arte di annusare la carta stampata ed il rispetto per coloro che hanno dedicato la loro vita a mettere nero su bianco affinché Napoli sia portavoce di gloria e non di esempi negativi e vanagloriosi. Ergo, usiamo pure i social ma per fini nobili e facciamoci anche un selfie magari con un libro tra le mani e con una didascalia più consona, ovvero modificare il classico “semplicemente io” con un “semplicemente io… leggo” cosicché qualcuno potrà avere credito come influencer.

(Prima parte – continua)

pubblicato su Napoli n. 18 del 25 novembre 2019