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Nicolò Barella: il predestinato in mezzo al campo

In campo è un mastino ma nella vita è un buono. Matteoli, Zola e Festa hanno creduto in lui ed oggi anche … Ancelotti!

di Lorenzo Gaudiano

A centrocampo è impossibile non avvertire la sua presenza. Un muro difficile da scavalcare per gli avversari, un pericolo per le retroguardie difensive, un robusto sostegno per i compagni di squadra. A 22 anni Nicolò Barella già si muove con personalità e disinvoltura nella zona nevralgica del campo, “morde” quando necessario le caviglie di chi prova a superarlo come un vero mastino di razza, dall’aspetto però mansueto e simpatico, costruisce e tenta la finalizzazione dell’azione con un talento che madre natura non ha avuto problemi a donargli, sicura che un giorno sarebbe maturato attirando l’attenzione e la meraviglia di tutti. Il giovane sardo oggi è “uno dei più brillanti prospetti del calcio italiano”, come dichiarò qualche tempo fa il The Guardian, e il Napoli da qualche mese gli ha messo gli occhi addosso, sperando di riuscire a soffiarlo alla concorrenza e renderlo un “mastino napoletano”.

“Sono un buono ma ho le mie sfuriate, come in campo”

In una famiglia di giocatori di basket, al piccolo Nicolò non piaceva per niente giocare il pallone con le mani. Il richiamo dei piedi già a tre anni e mezzo si faceva sentire con insistenza. Impossibile ignorarlo. Un carattere tenace come il suo difficilmente si sarebbe lasciato convincere a fare qualcosa di diverso da quello che il destino gli avrebbe di lì a poco riservato. Alla scuola calcio “Gigi Riva” prima, nelle giovanili del Cagliari poi Barella ha proseguito il suo percorso senza guardarsi mai indietro e con i primi sguardi di tecnici e tifosi che vedevano in lui un futuro campione. Come oggi in campo, da bambino la sua vivacità era incontenibile. La mamma, commessa in un negozio di scarpe, lasciò il lavoro per seguirlo, oggi tocca a sua moglie Federica più grande d’età confrontarsi con lui, con il suo carattere buono ma forte, mansueto ma caparbio.

“Mi sento più mezzala. Da trequartista sono libero di muovermi, ma sono meno utile nella riconquista del pallone. Schierato davanti alla difesa, faccio più filtro ma vedo meno la porta avversaria. Il ruolo di mezzala mi permette di difendere e attaccare”

L’esordio in Coppa Italia nel 2015 con la prima squadra del Cagliari di Zola, il prestito al Como nel 2016, il posto da titolare con la fascia di capitano nella squadra della sua città e le prime presenze in Nazionale con Mancini sono le tappe del percorso di crescita di Barella, che con determinazione non ha mai smesso di credere nei propri sogni, nemmeno nei momenti di grande difficoltà. Oggi Nicolò rappresenta la speranza della rinascita del calcio italiano, un talento in un panorama in questi anni povero e certamente inferiore rispetto alle altre nazionali calcistiche. La sua aggressività a centrocampo, che gli costa ancora qualche cartellino di troppo, la sua visione di gioco e la sua capacità di tirare rigori e punizioni ne fanno una mezzala di grande prospettiva su cui provare assolutamente a mettere mani, prezzo permettendo. La sua è una storia simile a quella di Nainggolan, cresciuto nel Cagliari e diventato grande alla Roma, anche se il suo idolo da bambino è sempre stato Dejan Stankovic.

“Ho tante persone a cui dire grazie. Matteoli mi ha portato a Cagliari, Zola mi ha fatto esordire in prima squadra, Festa in campionato… La mia è una storia di sardi”

Eppure non c’è soltanto il calcio tra gli interessi del centrocampista sardo. Tra una ricca collezioni di vini e le partite di NBA di momenti per staccare con il panorama calcistico se ne presentano sicuramente. Il suo cane porta il nome di un fuoriclasse del basket come il gigante Le Bron James. È difficile stabilire se la grandezza del cestista americano possa essere eguagliata da Barella nel mondo del calcio. Nicolò con la sua tenacia continuerà a percorrere il sentiero che il destino ha tracciato per lui, non esiterà sicuramente a provarci perché è il suo carattere a guidarlo nella sua ricerca di essere migliore, come uomo e come calciatore. La giovane età, ormai è uno slogan dirlo, è dalla sua parte.

I pensieri di Nicolò

“I complimenti di Ancelotti? Uno stimolo a fare meglio, aiutare la squadra e dare quello che posso”

““Il mio sogno è diventare un sardo importante nel mondo, proprio come Gianfranco Zola, Fabio Aru, Gigi Datome. Ad Aru ruberei la caparbietà, a Zola tecnica e visione di gioco. A Datome … i centimetri!”

“Ringrazio Rastelli perché mi ha fatto capire, anche a muso duro, che stavo sbagliando. Grazie a lui ho cambiato mentalità”

Dicono di lui:

“Barella è nato nella scuola calcio che porta il mio nome. Fin da bambino mostrava qualità e tecnica superiori alla media. Sì, aveva anche furbizia e voglia di emergere. Voleva sempre vincere e non tollerava che potesse perdere un contrasto o sbagliare un passaggio. Ricordo di averlo seguito, anche di nascosto, da bordo campo. Mi aveva colpito anche per come calciava. Adesso è pronto per volare”

Gigi Riva

“Io idolo di Barella? Mi fa piacere. Io a 18 anni ero capitano della Stella Rossa, in Italia quasi mai un giovane riesce ad imporsi. Lui invece ce l’ha fatta, è già un leader”

Dejan Stankovic

“Questo campionato finora, oltre che di Cristiano Ronaldo, è stato anche di Nicolò Barella. Per essere un giovane, ha una padronanza del ruolo molto importante”

Roberto Mancini

““È più forte di Ancelotti giovane. È la verità, è più dinamico, molto bravo. È da grande squadra, da Napoli”

Carlo Ancelotti

“Ha sempre avuto una forte personalità al di là delle doti tecniche e di quello che gli ha dato madre natura. Era precoce, aveva una straordinaria testa: quando la palla andava fuori campo non aspettava che gliene passassero un’altra, lui saltava la rete e la riprendeva”

Gianfranco Matteoli

“È un predestinato. Già da piccolo aveva la testa sulle spalle, è arrogante in senso buono, per meglio dire spregiudicato, dotato di quella sicurezza che non ti fa mai avere paura”

Gianluca Festa

pubblicato su Napoli n.9 del 30 aprile 2019