La beffa del buco nella rete del 1962

/ TESTIMONE DEL TEMPO

Napoli-Lazio tra picche, ripicche, scudetti e petardi

Dalla beffa alle aquile nel ’73 al gol scudetto di Baroni nel ’90. Tanti i ricordi di una sfida mai banale

di Mimmo Carratelli

Vanno bene i conti del Napoli con la Lazio: 47 vittorie, 41 pareggi, 36 sconfitte in 124 partite in serie A. Saldo casalingo ugualmente attivo (30 vittorie azzurre, 22 pareggi, 10 sconfitte). La Lazio è una delle tredici squadre contro le quali il Napoli può contare più vittorie che sconfitte. Atalanta, Bologna, Cagliari, Chievo, Empoli, Genoa, Parma, Sampdoria, Sassuolo, Spal, Torino, Udinese sono le altre formazioni. Incroci di scudetti, picche, ripicche e petardi sono disseminati lungo la storia dei confronti fra Napoli e Lazio, raramente un match tranquillo.

Oscar Damiani
La beffa partenopea del 1973

Nel campionato 1972-73, la prima sfida-scudetto fu una guerra di nervi, provocazioni, risse e vendette. La Lazio ci rimise il titolo all’ultima giornata perdendo a Napoli. Vigilia tesissima di quella partita. All’andata, la squadra di Maestrelli e Chinaglia stravinse a Roma (3-0 con gol di Manservisi, Nanni e Chinaglia nella porta di Carmignani) e in campo ne successero di tutti i colori. Vavassori e Chinaglia non si risparmiarono alcun tipo di botte. I laziali, una banda di straordinarie lenze e virtuosisti della palla, presero a deridere gli azzurri (Juliano, Carmignani, Zurlini, Vavassori, Improta, Damiani) che se la segnarono al dito per il “ritorno”. La partita al San Paolo del 20 maggio 1973 fu un inferno come gli azzurri avevano promesso ai laziali all’andata. In vetta, lotta serrata per lo scudetto: Milan 44 punti, Juventus e Lazio 43. In quell’ultima giornata, il Milan si tolse clamorosamente di mezzo, naufragando a Verona (3-5). Lo scudetto fu una sfida agli ultimissimi minuti tra la Juve di Vycpalek con Zoff, Furino, Causio, Anastasi, Haller, Altafini, Capello, Bettega e la Lazio di Maestrelli. Mentre la squadra biancoceleste resisteva a Napoli sullo 0-0, la Juve andava sull’1-1 a Roma contro i giallorossi (pari di Altafini). A questo punto sarebbe stato necessario lo spareggio-scudetto. La condanna venne nel finale delle due gare. La Juve passò 2-1 sulla Roma con un gol di Cuccureddu (87’), due minuti prima che il Napoli, col “sangue agli occhi” per la partita dell’andata, giocando alla morte, battesse la Lazio 1-0 con un gol di Damiani. Mancava un minuto alla fine. Lo “sfregio” segnò per sempre i rapporti fra Napoli e Lazio. La Juve volò a 45 punti campione d’Italia, la Lazio rimase inchiodata a 43 dietro al Milan (44). Il Napoli di Chiappella giocò con Carmignani; Bruscolotti, Pogliana; Zurlini, Vavassori, Rimbano; Damiani, Juliano, Canè, Esposito (77’ Umile), Ferradini. La Lazio con Pulici; Polentes, Martini; Wilson, Oddi, Nanni (70’ La Rosa); Garlaschelli, Re Cecconi, Chinaglia, Frustalupi, Manservisi.

La testata di Baroni del 1990

Il Napoli, invece, non mancò lo scudetto nella seconda sfida con la Lazio in cui fu in gioco il tricolore. Campionato 1989-90. Bigon sulla panchina azzurra. Prima dell’ultima giornata, il Napoli a 49 punti e il Milan di Sacchi a 47. La Lazio a metà classifica. Alla penultima giornata, il Napoli era dilagato a Bologna (4-2), inneggiato dai tifosi bolognesi “campioni, campioni”, il Milan naufragò per la seconda volta a Verona (1-2). Napoli-Lazio si giocò al San Paolo il 29 aprile 1990. All’andata era finita ancora male per gli azzurri, un altro 0-3. Il San Paolo fu addobbato a festa. In tribuna c’era Carlos Bilardo che stava preparando la nazionale argentina per il Mondiale di giugno-luglio in Italia. Marisa Laurito fece il giro del campo con la maglia azzurra e il numero 2 sulla schiena che preludeva al secondo scudetto della squadra di Maradona. Furono in sessantamila nel San Paolo sconvolto dai lavori per Italia 90.

Il colpo di testa vincente di Marco Baroni nel 1990

Immensi fili di carta verdi, bianchi, rossi si riversarono dagli spalti sulla pista insieme a cascate di azzurro. Quando le squadre entrarono in campo, Maradona apparve con Claudia, Dalmita che aveva tre anni e Gianinna un anno. Alemao portò in braccio la sua bambina, Corradini il suo figlioletto. Crippa e Francini andarono verso i “distinti” a raccogliere un lancio di fiori. Diego andò verso la tribuna d’onore e lanciò un mazzetto di garofani all’indirizzo di Lady Ferlaino, Patrizia Boldoni. Tutto questo prima che si decidesse lo scudetto. Ma c’era la sensazione della vittoria perché il Napoli s’era messo due punti avanti al Milan. Traguardo in pugno e l’ansia di non lasciarselo scappare con la Lazio pronta a dare battaglia, memore dello “scherzo” di diciassette anni prima. Ma, stavolta, il Napoli non aspettò gli ultimi minuti per vincere. Andò subito a segno Marco Baroni, lo spilungone fiorentino che giocò con un paio di slip rossi portafortuna. La Lazio non rimontò il fulmineo 1-0 azzurro. Il Milan vinse inutilmente l’ultima partita (4-0 al Bari). Bigon schierò: Giuliani; Ferrara, Francini; Crippa, Alemao, Baroni (66’ Fusi); Corradini, De Napoli (85’ Mauro), Careca, Maradona, Carnevale.

Giorgio Chinaglia, autore di una tripletta nella sfida del 1974
La tripletta di Chinaglia del 1974

Memorabile tra Napoli e Lazio il 3-3 del 1974 al San Paolo, l’anno dopo lo “sfregio” del gol di Damiani che aveva tolto lo scudetto ai laziali. Si giocò a metà del girone di ritorno, la Lazio di Maestrelli lanciata verso la conquista del campionato. Botta e risposta di gol. Vantaggio azzurro con Clerici, pari di Chinaglia, a segno Juliano, di nuovo Chinaglia, terzo vantaggio del Napoli con Clerici e rigore finale di Chinaglia che aveva siglato anche l’1-0 dell’andata a Roma. La Lazio vinse lo scudetto a 43 punti, due avanti alla Juve (41). Il Napoli di Vinicio, il primo Napoli furente del “leone”, si classificò terzo (36). Le formazioni dei sei gol al San Paolo. Napoli con Carmignani; Bruscolotti (50’ Montefusco), Pogliana; Landini, Ripari, Orlandini; Canè, Juliano, Clerici, Esposito, Braglia. Lazio con Pulici; Petrelli, Martini; Wilson, Oddi, Nanni (77’ Inselvini); Garlaschelli, Re Cecconi, Chinaglia, Frustalupi, D’Amico.

Higuain dopo il rigore fallito nel 2015
Un confronto mai banale

Napoli-Lazio non solo scudetti e vendette, ma anche gol-fantasma e i golazi di Maradona da centrocampo e dal corner al portiere Orsi nel febbraio 1985. Freme ancora De Laurentiis per i milioni della Champions (quaranta?) sfumati a fine maggio 2015 nella folle sfida di Higuain ai laziali. Doppietta da matador e poi il rigore calciato alle stelle che spianò il successo alla squadra di Pioli e le assegnò il preliminare europeo. Gonzalo sbagliò la palla del tre a due che avrebbe potuto segnare il destino diverso del match, conclusosi 2-4. Mai una partita tranquilla con la Lazio, compresi i petardi del San Paolo su Pighin e Manfredonia nel match che il Napoli pareggiò 1-1 ai tempi di Savoldi (gennaio 1979) e perse “a tavolino” dal giudice sportivo. Una storia di risse e rivincite furenti che ebbe inizio nel pazzo mese di marzo del 1962 al Flaminio. Sullo 0-0, calcio di punizione di Seghedoni per la Lazio. La palla entrò nella porta di Pontel, ma uscì da un buco della rete. Dolo Mistone ricorse a tutta la cazzimma napoletana con l’arbitro Rigato, che respinse le proteste dei laziali e disse che la palla era filata via a lato. Conclusione: quell’anno il Napoli fu promosso in serie A, la Lazio rimase in B.

pubblicato su Napoli n.5 del 20 gennaio 2019