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Napoli – Genk: cosa ne pensate?

Cinque domande ad Antonio Sasso, Aldo Putignano e Lorenzo Marone sull’ultima gara del girone di Champions

di Lorenzo Gaudiano

La porta per gli ottavi di finale di Champions è spalancata. Il richiamo della consueta musica è forte, come il dolce e attrattivo canto delle Sirene dei poemi omerici. È un’attrazione di fronte alla quale non si può resistere, uno stimolo incontenibile che sprigiona gli istinti più reconditi di qualunque essere umano appassionato di sport. Allo stadio San Paolo, ad esempio, il pubblico non aspetta nemmeno che quell’inno finisca per liberare un urlo assordante, di una potenza acustica equiparabile persino ad un terremoto. Sono emozioni che la memoria porta con sé per sempre, a cui difficilmente si può rinunciare, soprattutto se sono a portata di mano.
La porta è aperta, la chiave non è necessaria. L’importantissimo pareggio di Anfield contro il Liverpool ha regalato alla squadra di Ancelotti la possibilità del doppio risultato questa sera contro il Genk a Fuorigrotta per superare il girone ed accedere all’Olimpo dei club europei.
Abbiamo rivolto cinque domande al direttore del Roma Antonio Sasso, il più antico quotidiano italiano post-unitario, all’editore Aldo Putignano, coordinatore della casa editrice partenopea Homo Scrivens, e a Lorenzo Marone, scrittore e curatore della rubrica “Granelli” per la Repubblica, per parlare di una sfida che non costituisce soltanto l’ennesimo banco di prova per il Napoli ma anche l’occasione per lasciarsi definitivamente alle spalle un momento negativo e ripartire alla conquista degli obiettivi stagionali.

I QUESITI RIVOLTI

• Il pareggio ottenuto contro il Liverpool ad Anfield può rappresentare la svolta della stagione?
• Basta un punto per accedere matematicamente agli ottavi, senza guardare alla sfida tra le altre due pretendenti. Che gara si aspetta questa sera contro il Genk?
• Cosa occorrerebbe al Napoli per avere maggiore continuità nel proprio rendimento?
• Soltanto la Juventus ha superato il girone con largo anticipo. Questo è dovuto alla crescita dei campionati europei minori oppure ad un momentaneo declino del calcio italiano?
• In caso di qualificazione, gli azzurri potranno essere la sorpresa della fase ad eliminazione diretta?

Il direttore del Roma Antonio Sasso

1. Più che una svolta, è un risultato che sicuramente sarà utile per uscire da questo brutto periodo che ha coinvolto allenatore, giocatori e società. Il pareggio ottenuto contro il Liverpool ha posto le basi per una riappacificazione che sicuramente gioverà a tutte le parti in causa per il prosieguo della stagione.

2. È una partita dove il sostegno della tifoseria sarà fondamentale. Si spera che contro il Genk a sostenere la squadra di Ancelotti ci sia uno stadio pieno. A questo potrebbe contribuire proprio il presidente De Laurentiis, magari proponendo per i tagliandi dei prezzi più accessibili per incentivare una maggiore presenza. Con il boato del San Paolo non ci sarebbe scampo per la squadra belga.

3. Occorre ricostituire il gruppo di una volta perché per raggiungere gli obiettivi prefissati, e questo vale per qualsiasi attività lavorativa, l’unità di intenti è sicuramente fondamentale. Per esempio, il poco entusiasmo intorno a Lozano dopo la rete messa a segno a San Siro contro il Milan dimostra che nell’ambiente qualcosa non sta funzionando come dovrebbe.

4. Non si può parlare di declino se tutte le squadre impegnate in competizioni europee hanno la possibilità di superare i rispettivi gironi. Il Napoli ha avuto la meglio sui campioni d’Europa del Liverpool, l’Inter ha dimostrato di potersela giocare e l’Atalanta con i suoi alti e bassi è ancora in gioco.

5. Il Napoli può ancora concludere il girone al primo posto. Nella fase ad eliminazione diretta può essere la sorpresa della competizione, a condizione che lo spogliatoio torni ad essere sereno come in passato. In campo europeo per affrontare club di maggiore prestigio come il Real Madrid, il Barcellona, il Manchester City, il Bayern Monaco etc. occorre stare bene atleticamente e soprattutto psicologicamente.

Il coordinatore della casa editrice napoletana Homo Scrivens Aldo Putignano

1. Il risultato di Anfield è stato importante soprattutto dal punto di vista psicologico. Abbiamo visto in campo un Napoli diverso rispetto agli ultimi anni, sicuramente meno spettacolare ma più concreto e solido, chiara espressione del vecchio calcio all’italiana. L’impegno, la determinazione e la concentrazione dei giocatori sono venuti fuori dopo alcune partite deludenti in campionato.

2. Credo che quella di stasera sarà la partita della svolta, una gara sulla carta per nulla proibitiva contro una squadra con cui in trasferta il Napoli ha giocato veramente male. Sarà per tutti i giocatori l’occasione per ritrovare entusiasmo, assolutamente necessario per il prosieguo della stagione.

3. Occorrono maggior leadership e un gioco che sacrifichi meno gli attaccanti. Il Napoli finora ha sempre creato tantissime occasioni da gol, accusando qualche difficoltà in fase di finalizzazione. Magari se i riferimenti offensivi fossero meno impegnati nella costruzione delle azioni di gioco, forse sarebbero più precisi e cinici sotto porta.

4. In realtà una fase di declino è iniziata già da tempo, anzi ora si comincia ad intravedere qualche segnale positivo. In una competizione europea il sorteggio è determinante. Il Napoli ad esempio si sta giocando la qualificazione contro i campioni d’Europa del Liverpool ed un’ottima squadra come il Salisburgo. La Juventus è risaputo che abbia più personalità delle altre italiane e una maggiore abitudine a disputare un certo tipo di partite.

5. Per il gioco messo in mostra, l’organico e le sue potenzialità il Napoli può imitare il Liverpool delle ultime due edizioni. Deve crederci di più e servirebbe sicuramente qualche altro giocatore a centrocampo, oltre ad un terzino per i numerosi e ricorrenti infortuni che hanno decimato l’organico in quel ruolo. In partite secche il Napoli ha dimostrato al momento di poter fare bene.

Lo scrittore Lorenzo Marone

1.  Sinceramente non credo. Sono anni che si ripete continuamente che sarà la volta buona ma i buoni auspici vengono sempre disattesi. La squadra è riuscita a fare il massimo possibile. È un insieme di giocatori sicuramente forti con una grande pecca: nelle partite decisive hanno sempre fallito. Il pareggio di Anfield nell’immediato potrebbe avere un risvolto positivo ma questo ciclo è arrivato alla conclusione, purtroppo senza alcun titolo.

2. Non vedo particolari difficoltà, il Napoli può vincere facilmente. Nonostante tutti i limiti psicologici, se gioca in maniera unita, ha dimostrato di potersela giocare con qualunque squadra.

3. Qualche esperimento tattico in meno e qualche certezza in più, facendo giocare con continuità otto/nove giocatori per avere un’impostazione meno camaleontica. Ciò che è stato fatto dal punto di vista tecnico in questi ultimi anni non ha giovato a nessuno. Credo ci siano state grandi responsabilità anche da parte della società.

4. Il declino è evidente ed è dovuto probabilmente alla totale mancanza di cultura sportiva in Italia. Si pratica poco sport e si insegna poca educazione fisica nelle scuole. Ai ragazzi di oggi non viene inculcato il valore dello sport. Vedo una grande arretratezza, rispetto all’Inghilterra nel nostro paese si gioca a ritmo troppo lento. Gli arbitri interrompono il gioco continuamente e questo in campo europeo fa la differenza.

5. Spesso ci si lascia prendere troppo dall’entusiasmo. Tutto può essere smentito ma la storia ci insegna che nelle partite fondamentali il Napoli tende a sciogliersi. L’anno scorso in Europa League gli azzurri non hanno saputo sfruttare una grande opportunità. È una dannazione atavica che fa parte da sempre di quest’ambiente e quindi di questa squadra. Questa squadra ha ottimi giocatori a disposizione ma non quella capacità mentale necessaria per spingersi verso grandi imprese.

pubblicato su Napoli n.19 del 10 dicembre 2019