FRAMMENTI D’AZZURRO

Napoli da sempre una capitale nel mondo

L’anniversario dell’Università, i Borbone e poi il teatro, il libro e Luciano da Certaldo per un mese ricco di eventi

di Giovanni Gaudiano

La vitalità dei napoletani è diventata nel tempo proverbiale e il momento particolare che stiamo vivendo lo ha puntualmente confermato.
L’anniversario dell’Università, il Maggio dei Monumenti, il Campania Teatro Festival e poi il Salone del Libro a Palazzo Reale sono la punta di una piramide piena di avvenimenti, iniziative e soprattutto ripartenze.
Per sottolineare il peso della nostra città va detto che se Federico II, pur non essendo Napoli la capitale del Regno, pensò che fosse la città più adatta e più attrezzata per ospitare il progetto della grande Università e se i Borbone poi la eressero a capitale regalandole tutti i primati che più si tenta di nascondere più tornano in evidenza, qualche motivazione di sicuro ci sarà stata.
Per questo non si capisce tanto perché il Napoli Teatro Festival sia diventato Campania…, non si comprende perché la presentazione del Salone del Libro, che per fortuna si chiama ancora NapoliCittàLibro, non venga gestita direttamente dai suoi organizzatori e l’elenco delle cose poco comprensibili potrebbe proseguire.
Certo ci sono le motivazioni/giustificazioni a supporto di queste scelte ma forse sarebbe meglio ricordare che la Campania, quella Felix, è un baluardo imperituro nel tempo, ma che il suo gonfalone è Napoli.

Non ce ne voglia nessuno. Napoli è da sempre naturalmente una capitale, un punto di riferimento nel mondo. Se in un atollo sperduto delle isole Hawaii nomini la nostra città i nativi, come si usa chiamarli oggi, la conoscono.
Archiviate queste brevi considerazioni che non hanno nulla di polemico ma che sono invece delle semplici constatazioni, passiamo a parlare di calcio e della squadra di questa città che guarda caso si chiama Napoli e basta, non Internazionale o Juventus. Ecco il calcio forse ci aiuta a comprendere. La città ha respinto nel tempo tutti i tentativi di utilizzare altre denominazioni, penso alle più note come l’Internapoli ed il Campania, guarda caso, sparite ed inghiottite dall’oblio.
Il compito che attende Luciano Spalletti, tornando al calcio quello di campo, deve necessariamente partire da questo particolare sentimento che i napoletani provano per la loro città e per quella che definiscono la nostra squadra. Possiamo aiutarlo, provvedendo a prenotargli una visita all’Università, ai tantissimi siti borbonici, accompagnandolo con piacere qualche sera a teatro, regalandogli un buon libro preso direttamente al Salone di Palazzo Reale. Sappiamo che lui è un allenatore colto, d’altra parte è un toscano, che saprà apprezzare la nostra lingua ed il nostro modo di fare. Noi ci aspettiamo da lui che riporti la barra al centro, sistemando lo spogliatoio per produrre i risultati che sono mancati ad una rosa che era all’altezza ma che non ha saputo coglierli.

pubblicato su Napoli n. 41 del 26 giugno 2021