L’AVVERSARIO

Miralem Pjanic: linea alla regia bianconera

Via dalla patria a due anni a causa della guerra, cresce in Lussemburgo prima di svoltare in Francia ed in Italia

di Lorenzo Gaudiano

Bosnia Erzegovina, 1992. Scoppia la guerra. C’è chi non può fare altro che rifugiarsi nella propria dimora sperando che finisca al più presto, chi invece decide di scappare, di lasciarsi alle spalle la patria per salvare le sorti della propria famiglia e trovare condizioni di vita migliori. A malincuore i coniugi Pjanic propendono per la seconda opzione. Valigie pronte, da Tuzla, a 120 km dalla capitale Sarajevo, si va in Lussemburgo. Il piccolo Miralem ha soltanto due anni, per fortuna troppo pochi per comprendere quei momenti di terrore e sofferenza, è soltanto un bambino con un futuro incerto e sicuramente lontano dal luogo in cui ha visto la luce. È per lui che i genitori hanno voluto fortemente questa fuga, per garantirgli un futuro più roseo, più tranquillo, una maggiore possibilità in un mondo dove queste situazioni dovrebbero essere sicuramente evitate.

Più in campo che a casa

La meta scelta è Schifflange, 8800 abitanti circa. Per il permesso di soggiorno occorre lavorare e i genitori di Pjanic si danno subito da fare. Del resto tutto è meglio della guerra nel proprio Paese e soprattutto c’è un bambino da crescere. Il papà asfalta strade e gioca anche a calcio, la sua passione più grande. In patria militava in Serie B jugoslava ed anche in Lussemburgo molte squadre lo ingaggiano, soprattutto per i campionati amatoriali, visto che questo sport è poco praticato a livello professionistico. La mamma è infermiera e in ospedale per lo più le toccano i turni notturni. Miralem è troppo piccolo per rimanere a casa da solo, allora calca i terreni di gioco insieme al padre. Per passare il tempo guarda gli allenamenti, assiste alle partite settimanali e con i palloni in panchina palleggia, attirando l’attenzione del pubblico, dei giocatori stessi e degli allenatori. Il calcio gli ruba il cuore, vorrebbe giocare e nel 2000 il papà lo accontenta. L’FC Schifflange 95 se ne assicura le prestazioni, lanciando il giovane bosniaco nella mischia. È inutile dire che in qualsiasi ruolo venga schierato Pjanic incanta, dimostrando un talento naturale ed una superiorità tecnica che spinge a riflessioni importanti. Il calcio è la sua strada, tutti se ne sono accorti.

Un poster anche per lui

Ogni giorno Miralem nella sua stanza guarda i poster di Michael Jordan e Muhammad Alì e si ripete con convinzione che un giorno anche lui diventerà uno sportivo di livello. Osservatori di squadre da tutta Europa sono rapiti dalle sue prestazioni e vogliono ingaggiarlo. La famiglia si riunisce, il piccolo bosniaco ha tredici anni e per lui è arrivato il momento di andare via per iniziare la propria carriera. In Francia c’è il Metz, prima le giovanili e poi la prima squadra, con cui esordisce in occasione della sfida contro il Paris Saint-Germain. Una sola stagione ed il Lione, reduce da sette scudetti consecutivi, non se lo lascia scappare. Prime esperienze nelle competizioni europee ed in tre anni la sua crescita continua, si aprono persino le porte della nazionale maggiore. Da mezzala offensiva Pjanic sforna assist per i compagni, va spesso anche in rete ed impara a calciare le punizioni grazie ai consigli di Juninho Pernambucano. A Miralem però tutto questo non basta. Vuole di più, non gli è sufficiente sfidare i giocatori più forti ma arrivare a giocare in squadra con loro per diventare protagonista come i suoi idoli.

Ciak… si gira!

Arriva la chiamata dell’Italia, Pjanic risponde senza esitazione. La capitale sponda giallorossa gli offre l’opportunità di crescere dal punto di vista tattico. In cinque anni il bosniaco sfiora in più occasioni lo scudetto, egemonia del triangolo industriale del nord, in particolare della Juventus, che ha un’ossessione: la Champions League. I bianconeri nel 2016 lo soffiano alla Roma, affidandogli le chiavi del centrocampo, e finalmente con i più forti Miralem conquista i primi trofei e le prime soddisfazioni. Rispetto agli inizi oggi in campo Pjanic è un regista, le azioni di gioco passano tutte per i suoi piedi e il suo contributo in zona gol per natura comunque non manca. Il suo obiettivo è stato ampiamente raggiunto, merito di una famiglia che ha investito su di lui, insegnandogli giorno dopo giorno che in un mondo di atrocità occorre avere grande determinazione per farsi spazio e lasciare il segno. A due anni non poteva capirlo, oggi invece sì.

Parlando di Pjanic

“Pjanic è il nodo di tutto: Sarri lo vuole più ordinato di quanto lui non sia, un regista alla Jorginho per intenderci, ma lui è un’altra cosa. È un architetto creativo e anarcoide, non un geometra per villette a schiera”

Maurizio Crosetti, giornalista de “La Repubblica”

“Quando hai un giocatore come Pjanic è tutto più semplice, è uno che quando riceve la palla dribbla, si muove bene, ha grande tecnica. È l’unico giocatore che ricorda un po’ Pirlo. È per questo che Allegri ha voluto portarlo alla Juventus”

Fabio Capello

 

“Di Miralem ho un gran ricordo. Come oggi anche allora, quando ha il pallone tra i piedi, il tempo si ferma”

Yvon Pouliquen, suo allenatore al Metz

 

I racconti di Miralem

“Da piccolo sono scappato dalla Bosnia per colpa della guerra e mi sono trasferito in Lussemburgo. Il pallone era una delle poche cose che poteva comprarmi mio padre e mi divertivo con lui. Il calcio è diventato un obiettivo concreto quando ho capito che ero un pochino più bravo degli altri. È stata una vita dura ma anche fortunata”

“Da quando ho iniziato io, oggi nel calcio è cambiato molto. Ci vuole quasi la perfezione in tutto. Ogni giorno devi mettere in discussione le tue qualità per poter migliorare. Stare ogni tre giorni sul campo esige che tu stia bene con la testa e fisicamente. Ci sono giocatori che hanno fatto carriera anche senza avere piedi straordinari”

“Futuro? Se riuscissi a rubare qualcosa da tutti i miei tecnici, sarei un grande allenatore. Non escludo questa ipotesi, anche se so che non è un ruolo semplice. Da un lato trasmetti le tue idee sul campo ai tuoi uomini, dall’altro devi cercare di venire incontro a tutti per accontentarne le esigenze”

Il servizio sarà pubblicato su Napoli n.22 del 26 gennaio 2020