STORIE E LEGGENDE

Masaniello: re di Napoli o re dei pazzi?

Percorso semiserio nella vita del capo popolo più famoso nella storia della città di Napoli, un Re dei vip ante litteram

di Paola Parisi

Se il potere logora… chi non ce l’ha… la persona di Masaniello è stata una delle eccezioni dal momento che il suo breve ed intenso potere lo ha logorato fino alla fine dei suoi giorni. Figlio di umili pescatori, Tommaso Aniello d’Amalfi, detto Masaniello, è stato protagonista della Rivolta Napoletana che vide, dal 7 al 16 luglio 1647, la popolazione della città insorgere contro la pressione fiscale imposta dal governo vicereale spagnolo (le cosiddette gabelle imposte dai governanti sugli alimenti di largo consumo). Nella vita di questo personaggio non è sempre facile distinguere gli avvenimenti realmente accaduti da quelli elaborati dal mito e quindi ognuno racconta la sua storia. Luciano De Crescenzo lo descrisse con due parole chiave: ovvero Amore e disordine, che racchiudono in sé il suo operato, la sua leggenda, la sua storia. Ragazzo di umili origini che seppe imporsi con la sua rivoluzione ai dominatori obbligandoli ad abolire i tributi ed i balzelli che gravavano su una popolazione già umiliata, martoriata e vessata… constatazioni veritiere e non un saggio di retorica populista. Si narra inoltre che questa sommossa non fu tutta farina del suo sacco, ma in parte inzolfata buono e meglio da Don Giulio Genoino, giurista e prete cattolico, nonché mentore, consigliere ed artefice (nelle retrovie) o più semplicemente sceneggiatore e regista della rivolta e Masaniello come attore protagonista, duttile e facile da manovrare dato il basso livello culturale e sociale. Il poveretto aveva a sua disposizione solo i suoi ardori giovanili e la convinzione di avere come sua Università della vita la strada, elementi più che sufficienti a suo dire, per impaurire e sconfiggere i “vecchi volponi” di palazzo reale. In un primo momento parve funzionare tanto è vero che egli, con il suo esercito di disperati e al grido “Viva ‘o Rre ‘e Spagna, mora ‘o malgoverno” le gabelle furono abolite ma giusto il tempo, da parte dei suddetti volponi, di incassare il colpo e pensare ad una controffensiva.

Mentre a palazzo il conclave dei potenti aveva luogo, il giovane ed ardimentoso condottiero raccolse i frutti del suo operato: il popolo lo incoronò “Re di Napoli”, osannandolo ed incensandolo alla stregua di un imperatore o addirittura venerandolo come un santo. Egli beatamente si crogiolava nei suoi successi e si adagiava da un alloro all’altro come se niente fosse e intanto il piano B da parte dei nobili non tardò ad arrivare. Mai strategia si rivelò più azzeccata da parte della corte. Masaniello non solo era il Re del Popolo ma anche il Re dei Vip tra le mura dei manieri reali. E da lì che i deliri di onnipotenza presero il sopravvento, inebriato da tanta considerazione (ovviamente e palesemente fittizia) egli perse totalmente il senso della realtà dando in escandescenze, emanando leggi assurde, improponibili, decidendo persino le sorti di questo o quel prigioniero. E quindi finire per passare dal Re di Napoli al Re dei pazzi non fu molto difficile e tutti quelli che l’avevano seguito in principio nella nobile causa piano piano lo abbandonarono al suo destino dapprima clemente, poiché miracolosamente sfuggito ad un attentato e contemporaneamente le voci sulla sua pazzia prendevano sempre più corpo. La piazza a quei tempi era più potente delle odierne piattaforme social per cui la pazzia di Tommasino si potrebbe dire che diventò virale ed egli non faceva praticamente niente per smentire la sua nomea e di conseguenza evitare il pericolo di nuovi attentati. Purtroppo il secondo gli fu fatale: due colpi di archibugio posero fine alla sua giovane vita, poi fu decapitato e gettato tra i rifiuti… dimostrazione che aveva veramente perso la testa! Quando tutto tornò alla normalità, cioè quando i sovrani imposero nuovamente la loro autorità ripristinando il sistema fiscale, il popolo rimpianse Masaniello, gli resero omaggio ricomponendo ciò che restava del suo corpo, rimettendo la testa al solito posto, cioè sul collo (e qui solo un estimatore del grande Totò può coglierne il senso!). Ah povero Masaniello, non sapremo mai se nero saresti stato più bello… Non eri né menomato e neppure diplomato, però eri pazzo e inevitabilmente e inconfutabilmente a qualcuno hai scassat ‘o …

pubblicato il 05 febbraio 2020