/ LE TRADIZIONI

Margherita: la “Regina” delle pizze

Raffaele Esposito, il pizzaiolo che la ideò, non pensava che la sua pizza avrebbe ispirato cantanti, attori e registi

di Paola Parisi

Alla parola pizza, nel nostro scenario intellettivo, si apre un universo fatto di sapori, colori, convivialità ed interconnessioni umane.

Questo semplice piatto racchiude in sé tutte queste caratteristiche come una sorta di Madeleine di proustiana memoria, ma è doveroso puntualizzare che la pizza entrata prepotentemente nella storia del mondo è la Margherita. Sì, perché anche se la parola pizza compare per la prima volta nel 997 in un contratto di locazione di un mulino sul fiume Garigliano, dove si evinceva tra i vari obblighi l’annessione di “duodecim pizze” nel giorno di Natale e Pasqua, la paternità della Margherita spetta legittima al pizzaiolo Raffaele Esposito nel 1889 il quale, per omaggiare la Regina d’Italia, coniugò gusto e senso patriottico guarnendo il disco di pasta con mozzarella, pomodori e basilico quali colori rappresentanti l’Italia e la chiamò appunto Margherita.

Questo connubio di emozioni gustative si è esteso in tutte le espressioni artistiche, cominciando dalla musica, celebrandola in canzoni entrate nel cuore e nella storia non solo partenopea ma anche italiana e addirittura internazionale. Da “Ma tu vuliv ‘a pizza” di Aurelio Fierro alla digressione blues di “Fatte na pizza” dell’amatissimo Pino Daniele.

Nemmeno i protagonisti cinematografici sono immuni alla sua fragranza: da Totò in “Miseria e Nobiltà”, dove la parola “pizza” è citata in quasi tutto il primo tempo, a Sofia Loren ne “L’oro di Napoli” dove appunto la pizza è protagonista di un grottesco scandalo di infedeltà coniugale. Procedendo addirittura oltreoceano, la nostra regina della tavola trova degustatori dello spessore di Julia Roberts in “Mangia, prega, ama” e di Woody Allen in “To Rome with Love”, dove il regista battezza la Romantic-pizza e dulcis in fundo Robert Zemeckis nel suo “Ritorno al futuro II”.

Modi di dire: “Che Pizza”

Questo piatto, che ha conquistato tutto il mondo, non trova un riscontro benevolo nello slang italiano, in quanto spesso e volentieri ci si ritrova ad usarlo come aggettivo poco edificante nell’illustrare situazioni pesanti o persone barbose, prolisse e noiose. C’è  tutto un mondo dietro all’espressione ”che pizza!”.

pubblicato su Napoli n.3 del 28 novembre 2018