/ IL CONFRONTO

Malcuit-Perotti: duello sulla fascia destra

Sfida di tenacia, tecnica e velocità sulla fascia destra per gli azzurri tra il francese e l’argentino

di Marco Boscia

MALCUIT: IL TERZINO CHE SI STA AFFERMANDO IN AZZURRO

Nasce calcisticamente con l’RC Parigi cominciando da esterno d’attacco. Appena ventenne pensa già di lasciare il calcio: approdato difatti al Monaco, dove colleziona solo 3 presenze, Claudio Ranieri non lo ritiene indispensabile. Dopo aver rotto con il club francese, scende di categoria e viene tesserato dal Frejus St. Raphael. Il nuovo allenatore Michel Estevan lo arretra facendolo diventare un ottimo terzino. Esperienze importanti, in cui si consolida nel nuovo ruolo, con Niort, Saint-Étienne e Lilla prima di approdare al Napoli la scorsa estate. Dopo mesi di ambientamento ha conquistato la fiducia di Ancelotti, con cui sta crescendo tanto anche dal punto di vista difensivo, pur continuando a prediligere la fase offensiva: ama arrivare sul fondo ed effettuare insidiosi cross per i compagni di squadra. Viene monitorato da Didier Deschamps, ct della nazionale francese, ed in passato ha rifiutato la chiamata del Marocco, proprio per coltivare la speranza di essere convocato dai Blues.

PEROTTI: L’ARGENTINO CHE PORTA IL NOME DEL PIÙ GRANDE DI TUTTI

Papà Hugo (El Mono) gioca a calcio nel Boca Juniors. Qui nella stagione ’81-’82 ha come compagno di squadra Maradona. Facile dunque intuire chi abbia ispirato i genitori nel nome da attribuire al figlio. Diego Perotti diventa anch’egli calciatore: parte dai pulcini del Boca mostrando sin da piccolo agilità e tecnica. Con i gialloblù le cose non vanno come sperato e riparte nel 2003 dal Deportivo Mòron. È qui che esplode e viene soprannominato ‘El Monito’ (la scimmietta). Viene notato dal Siviglia che lo porta in Europa facendolo esordire in prima squadra nel 2009 ed arriva la chiamata della Seleccion proprio del c.t. Maradona. Nel momento più alto della sua carriera iniziano dei problemi fisici che lo costringono spesso ai box; tutto sembra perso ma poi nel 2014 a soli 26 anni si rimette in discussione con il Genoa. Il suo gioco offensivo partendo dall’esterno per poi accentrarsi e tentare di calciare verso la porta e la capacità di sfornare assist insidiosi per i compagni gli valgono la chiamata della Roma nel gennaio del 2016.

pubblicato su Napoli n.8 del 31 marzo 2019