SIPARIO

Luciano Saltarelli: una vita a via Chiaia

Da oggi al 9 febbraio in scena al Teatro Sannazaro con “Una tragedia reale” di Giuseppe Patroni Griffi

di Lorenzo Gaudiano

Via Chiaia con la sua “Bomboniera”, il Teatro Sannazaro, è un luogo senza tempo. Qualcosa è sicuramente cambiato nel corso degli anni, ad esempio i marchi dei negozi presenti lungo la strada, oppure la circolazione oggi vietata ad autoveicoli e autobus e riservata esclusivamente ai pedoni, ma il suo aspetto è sempre quello. Il tempo non sembra essere trascorso, né per chi vi passeggia né per chi vi abita. Soprattutto se ad abitarci è un attore, che magari in giovanissima età, quando si è avvicinato al teatro, al quotidiano rientro a casa immaginava di salire un giorno sul palco del Sannazaro e ricevere un’ovazione da un pubblico sì molto caloroso, ma al tempo stesso molto esigente.
Luciano Saltarelli ha vissuto praticamente tutta la sua vita a Via Chiaia, oggi ha 47 anni, ed è proprio da qui che è partito il suo percorso di avvicinamento al teatro, diventato la sua professione, come probabilmente il destino aveva stabilito. Sul palco del Sannazaro dal 7 al 9 febbraio, dopo il successo dell’anno scorso, sarà con “Una tragedia reale”, un testo di Giuseppe Patroni Griffi dove interpreta la dama di compagnia della regina Elisabetta.

Vorrei partire dal suo ruolo nello spettacolo, in cui veste i panni di una donna.

«È la seconda esperienza en travesti dopo “Dolore sotto chiave” in cui ho interpretato la parte che nel testo di Eduardo era stata affidata alla sorella Titina. “Una tragedia reale” richiama le vicende legate alla morte di Lady Diana. Arriva la telefonata a Buckingham Palace, a cui rispondo io, che annuncia la morte della principessa e da quel momento si scatenano quelle che forse sono state le vere reazioni dell’epoca. Il testo è particolarmente interessante perché i personaggi presenti in scena, vestiti come reali inglesi, parlano in napoletano. Mi sono divertito molto proprio per la commistione tra la lingua napoletana ed un evento che non ci appartiene».

Per lei che è cresciuto a Via Chiaia, quanto è stato emozionante recitare al Sannazaro?

«Sono nato a Via Petrarca ma all’età di tre anni con la famiglia ci siamo trasferiti a Via Chiaia. Con questo spettacolo è stata la mia prima volta al Sannazaro. Ho provato grande soddisfazione a lavorare nel posto che ammiravo praticamente ogni giorno della mia vita. Un teatro che ha mantenuto la sua grande bellezza e che richiama alla memoria tanti bei ricordi».

Facciamo un passo indietro: come si è avvicinato al teatro?

«Il mio percorso è cominciato al Politeama, mia madre mi iscrisse alla scuola di recitazione diretta da Guglielmo Guidi perché pensava che fossi timido. Lo ero in realtà, ma è stato solo all’inizio. Ho continuato l’attività teatrale anche al liceo scientifico Mercalli, dove ho iniziato a studiare i testi di drammaturghi come Moscato, Ruccello che sono diventati per me dei riferimenti. Dopo questi doposcuola scolastico-teatrali abbiamo fondato al Vomero una compagnia, Bardefè. Dopo circa dieci anni stavo per abbandonare il teatro perché nel gruppo eravamo giunti ad una fase troppo autoreferenziale, eravamo un po’ troppo chiusi». .

Cosa le ha fatto cambiare idea?

«Nel 2003 scrissi un testo intitolato “Morte di un pupazzo paralitico” molto apprezzato da Teatri Uniti, con cui ho cominciato a collaborare nel 2004 grazie al forte legame di amicizia con Francesco Saponaro, che conoscevo già dai tempi del Politeama. In seguito ho preso parte ad una serie di spettacoli tra cui “Santa Maria d’America”, tratto dal libro di Francesco Durante, “Magic People Show” e “Dolore sotto chiave”. Molto importante per me e la mia attività è stato anche Arturo Cirillo, con cui ho collaborato in diverse occasioni».

Lei non è soltanto attore, ma anche autore. Si considera più l’uno o l’altro?

«Più attore che autore. In realtà scrivere è molto più difficile, se mi capita di elaborare un testo non penso prima che un personaggio mi spetti a prescindere. Il mio problema con i testi è che tendo a migliorarli di continuo, a non considerarli mai veramente ultimati».

Quali sono i suoi programmi futuri?

«Dopo i tre giorni al Sannazaro ci sarà per “Una tragedia reale” una tournée a Torino e Firenze. A giugno invece sarò al Napoli Teatro Festival con “Il Prestito”, un testo di Jordi Galceran tradotto da Enrico Ianniello con la regia di Rosario Sparno».

Andrea Renzi
Tre personaggi tra le mura di Buckingham Palace

È possibile, nell’arco di una rappresentazione teatrale, interpretare più personaggi? Andrea Renzi, che in “Una tragedia reale” di Giuseppe Patroni Griffi interpreta tre ruoli differenti, con la sua ecletticità ce lo dimostra.

Tre personaggi, con sfumature diverse, per un solo attore. Una bella e grande responsabilità?

«Sicuramente. In “Una tragedia reale” interpreto il Principe Carlo che appare soltanto all’inizio dello spettacolo in occasione di una video-telefonata con la madre nella notte del famoso incidente di Lady Diana. Poi Tony Blair, che è il personaggio più interessante senza nulla togliere agli altri due, e infine un operaio di Liverpool che ha vinto un viaggio a Londra e si dà alla pazza gioia, bevendo birra in grande quantità. Invece di rientrare in albergo, riesce a superare i controlli di Buckingham Palace per poi ritrovarsi nella stanza da letto della regina. È il personaggio che metaforicamente racconta l’incontro di sua Maestà con un rappresentante del popolo, in seguito al quale la regina comprende quale comportamento politico tenere per rispettare quell’amore che il popolo stesso sta riversando quella notte stessa verso la principessa».

Perché Tony Blair è il più interessante?

«Confrontarsi con questi personaggi che gestiscono il potere è sempre particolare perché ti fa comprendere dall’interno lo sforzo politico di mediazione tra il potere stesso e il popolo. Al momento della notizia la regina, che rappresenta quindi la monarchia, voleva chiudersi in se stessa ma Blair riesce con fatica a farle capire che questa chiusura nei confronti del mondo sarebbe stato l’errore politico più grave».

Che sensazione ha provato l’anno scorso partecipando alla messinscena di un testo di Patroni Griffi?

«Ho avuto grande interesse per questo autore sin da ragazzo, quando ho assistito alla messinscena di personaggi costruiti da Patroni Griffi. Il mio incontro personale con un suo testo è avvenuto grazie alla mediazione di Francesco Saponaro, che qualche anno fa ha rappresentato “In memoria di una signora amica” e che mi ha offerto l’opportunità di confrontarmi con una capacità di scrittura straordinaria. In questo caso “Una tragedia reale” è un divertissement nel repertorio di Patroni Griffi e pur essendo “un testo minore” ha il tocco di un’intelligenza partenopea lucida e sempre molto umoristica».

Francesco Saponaro
“Una critica alla società tra paradossi e comicità”

“Una tragedia reale” ha diversificato e al tempo stesso concluso il repertorio teatrale di Giuseppe Patroni Griffi. Era il 1999 quando fu rappresentato per la prima volta. Dopo vent’anni il regista Francesco Saponaro ha riportato in scena questo testo, che al Sannazaro ha avuto grande successo nella stagione scorsa e probabilmente ne avrà ancora da oggi al 9 febbraio.

Patroni Griffi con questo testo diversificò un po’ il suo repertorio.

«Sembra quasi il frutto di un divertimento intimo e familiare dell’autore stesso, che al momento della sua stesura probabilmente immaginava già per il ruolo di protagonista, la regina Elisabetta, la figura di Leopoldo Mastelloni. Proprio in virtù del rapporto tra Mastelloni e Lara Sansone mi sembrava interessante che dopo vent’anni fosse proprio Lara ad interpretare il ruolo della regina».

Anticiperebbe qualche dettaglio della trama?

«Il testo è caratterizzato da una trama tanto semplice quanto emblematica. La regina Elisabetta riceve la notizia della morte della principessa Diana e si ribella all’eventualità di un funerale di stato. Il primo ministro della corona britannica, interpretato magistralmente da Andrea Renzi che si ispira a Tony Blair, riesce a convincerla dell’utilità di recitare un funerale di stato. Fanno anche delle prove, che si rivelano divertenti, perché la regina ha sotto al cuscino una copia del “Riccardo III” di Shakespeare ed al suo interno si trova quello che potrebbe essere il rituale funerario adatto per il mondo e i mass media».

Siamo di fronte ad un testo caratterizzato da un tono farsesco e parodistico. Ma dietro sicuramente c’è dell’altro…

«In questo testo di Patroni Griffi c’è un’intuizione, se vogliamo profetica, di quanto il potere debba essere in grado di riconoscere nei mass media una forza per orientare e strumentalizzare anche la politica. È uno spettacolo brillante e proprio dietro a questa brillantezza e a slanci paradossali ed iperbolici di comicità si cela una critica feroce alla società contemporanea».

Personaggi affidati ad un cast d’eccezione.

«La scelta di affidare a Lara il ruolo della regina e alla sorella Ingrid quello della principessa Margaret, in dialogo serrato con attori come Luciano Saltarelli ed Andrea Renzi, aveva lo scopo di unire tradizione e innovazione, rapportare uno sguardo più lucido e lancinante del contemporaneo alle morbidezze della tradizione, perché la forza e la peculiarità di questo testo di Patroni Griffi è sentire la regina parlare in napoletano come lo parlerebbe una donna dei quartieri oppure una figura mutuata dall’immaginario fiabesco di Giambattista Basile».

pubblicato su Napoli n.22 del 26 gennaio 2020