/ L’EDITORIALE

L’importanza della Champions

La scalata del Napoli di De Laurentiis

e Mertens entra ne Gli Alunni del Sole

di Giovanni Gaudiano

Gabriel Hanot, calciatore e giornalista francese

Quanto vale una Champions? Anzi, cosa significa per una società come il Napoli? Ai tempi de Gli Alunni del Sole non esisteva ancora la manifestazione fortemente voluta da Gabriel Hanot, appoggiato sin dall’inizio dallo spagnolo Santiago Bernabeu e dall’ungherese Gustav Sebes. I tre possono, a giusta ragione, essere definiti come i padri della competizione che sino ad un certo punto è stata denominata Coppa dei Campioni. Don Federico Sorice, il bidello degli “Alunni”, avrebbe sicuramente paragonato Hanot a Giove per la sua determinazione, per la sua testardaggine e per la sua capacità organizzativa.

La manifestazione ebbe grande successo sin dalla prima edizione, mostrando all’Uefa, che aveva molto titubato, ed alla Fifa, che si guardò bene dal prendere una posizione netta, che l’idea non solo era buona ma che il mondo del calcio europeo aveva bisogno di una competizione di prestigio riservata ai club. Siamo partiti apparentemente da lontano ma il discorso è invece davvero molto attuale. La scalata del Napoli di De Laurentiis in Italia ed in Europa (gli azzurri, infatti, occupano stabilmente da tempo una posizione entro il ventesimo posto del ranking Uefa) significa soprattutto che la dimensione della società e della squadra è di rilievo, che gli investimenti fatti, il lavoro del presidente e dei suoi collaboratori e quello svolto sul campo dagli allenatori che si sono succeduti e dai tanti giocatori che hanno vestito la maglia azzurra sono stati sino ad ora quelli giusti.

Il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis

La Champions vale molto, anzi moltissimo e non solo in termini puramente economici. Essere tra le squadre inserite nei gironi significa: visibilità, sponsor di rilievo pronti ad investire, crescita nei fatturati, incremento del valore della rosa e soprattutto disponibilità dei calciatori più importanti ad accettare di giocare nel Napoli. A volte si usa il termine mercenario per definire questo o quel giocatore che accetta, rifiuta o fa di tutto per farsi cedere. È fuori tempo. Anche a parità di stipendio, perché questo o quel campione dovrebbe arrivare a Napoli in una squadra che magari non partecipa alle competizioni europee e non rappresenta quindi un’importante vetrina? Certo ci sono stati casi in cui alcuni dinieghi, con il Napoli già in Champions, sono stati dettati da pregiudizi, campagne stampa sfavorevoli alla città, luoghi comuni ma questo è lo scotto che paga una città che già nel proprio paese subisce offese, partendo dagli spalti dei campi da gioco di quasi tutta Italia.

Oggi, però, anzi da qualche anno, la tendenza sembra essersi invertita. Le dichiarazioni di Mertens, che continua a parlare della nostra città in termini entusiastici, le radici di Hamsik, che sembrano ogni anno più solide, le rinunzie di Albiol e Callejon a ritornare nella tanto e giustamente amata Spagna e le recenti spiegazioni di Verdi sul mancato arrivo nello scorso gennaio chiariscono come la situazione si sia totalmente invertita. Senza dimenticare i recenti e lusinghieri pensieri dedicati da Ancelotti alla città durante la presentazione di un libro alla Feltrinelli.

La Champions per il Napoli in questo caso ha significato tanto. Gli azzurri in questi anni hanno iscritto il proprio nome al posto di Milan e Inter che la manifestazione l’hanno vinta, scrivendo pagine di storia. Ora con Ancelotti si spera di poter battere anche quell’avverso destino che sembra accompagnare l’evento dei sorteggi. Il Napoli può farlo, può riuscire a migliorare le proprie prestazioni in Europa. E così qualcuno potrà riscrivere aggiornandola, senza che Marotta se ne abbia a male, qualche pagina degli “Alunni”, inserendo magari Ciro-Dries Mertens nelle vesti di pizzaiolo, pronto a sfornare la fragrante margherita per tutti i suoi compagni di squadra, allenatore compreso.

pubblicato su Napoli n.2 del 06 novembre 2018