Le Streghe di Eastwick

/ TRADIZIONI E LEGGENDE

Le Janare e la leggenda del Diavolo Maiale

Streghe, maghe, portatrici di malocchio di notte e buone madri di giorno: chi erano le famigerate “janare”?

di Paola Parisi

La leggenda della Manara è una delle più famose della Campania. Questa credenza è una delle più radicate nell’area del Sannio, divulgatasi poi anche a Napoli. Si tratta di una delle tante specie di streghe che popolavano i racconti appartenenti soprattutto alla tradizione del mondo agreste e contadino. La “janara” infatti era una donna con una vasta conoscenza dell’occulto, della magia, capace di lanciare malocchi e che, a differenza della strega, era una persona insospettabile, sempre presente in qualunque manifestazione religiosa e capace di condurre la vita di una buona madre di famiglia. Di notte, invece, emergeva la sua vera natura sinistra, carica di odio e di invidia. L’origine del nome potrebbe derivare da Dianara ovvero sacerdotessa di Diana, dea della caccia, o da Ianua Doris ovvero “porta di Giano”. Ed è probabilmente che sia quest’ultima la più attendibile, visto che era proprio dinanzi all’uscio che, secondo la tradizione, era necessario collocare una scopa o un sacchetto di grani di sale per distrarla dai suoi nefandi intenti, costringendola a contare i rametti o i granelli per farla indugiare sino a farla perdere il conto e ricominciare il conteggio daccapo fino al sorgere del sole, dal quale fuggiva prontamente essendo questo suo atavico nemico.

Si racconta poi che la janara si intrufolava nelle stalle per rapire una giumenta e cavalcarla tutta la notte, intrecciandone la criniera per palesare la sua venuta. Per evitarne il rapimento, che per lo sforzo di dover cavalcare tutta la notte conduceva i cavalli alla morte, si pensò di attuare questo ingegnoso artificio dinanzi agli usci delle stalle e successivamente anche di quelli delle case abitate. Ingegnoso fino ad un certo punto e per l’epoca anche valido; ma una janara del terzo millennio non si sarebbe certamente fatta “sedurre” da una scopa o da un sacchetto di sale. Oggi, per desistere al lancio degli anatemi, si dovrebbe optare per un sistema adeguato ai nostri tempi. La curiosità è donna ed è un dogma imperituro e dunque basterebbe lasciare all’uscio uno smartphone con whatsapp da spiare in tutta tranquillità e addio maledizioni. E se non ci fossero stati scopettini, rituali e frasi magiche ad ostacolarle? La janara strisciava fino al letto del malcapitato, preso di mira, mettendosi con tutto il suo corpo sul petto fino a soffocarlo oppure si infiltrava nei sogni del poveretto, creandogli incubi per malmenarlo alla fine, in qualche caso, sino ad ucciderlo… una versione femminile di Freddy Krueger della celeberrima saga dei film horror “Nightmare”. Or dunque, per queste sue caratteristiche, vi è un modo di dire tutto napoletano di etichettare una donna dal carattere acido e antipatico. Almeno una volta nella vita ci è capitato di udire o di pronunciare l’espressione: “Mamma mia … ma sta femmena è proprio na’ janara”.

La leggenda del diavolo maiale che girava

per via dei Tribunali camuffato da maiale

La leggenda del Diavolo maiale è legata alla nascita della Basilica della Pietrasanta. Si narra che nel 533 d.c. San Pomponio, vescovo di Napoli, decise di far edificare la Chiesa dopo che la Vergine Maria gli apparve in sogno, chiedendogli di realizzare un santuario a lei dedicato. La Madonna gli spiegò che la Basilica avrebbe contrastato la presenza del Diavolo che, sottoforma di maiale (il porco Diavolo appunto, adottato anche nelle nostre imprecazioni quotidiane) intento a lavare con il sangue le sue vittime, compariva tutte le notti nella zona compresa tra piazza Miraglia ed il centro antico, spaventando con il suo grugnito infernale i residenti e tentando di insinuarsi nelle loro vite. Secondo gli abitanti del luogo, questa malefica presenza era legata ai vecchi resti del Tempio di Diana, dove alcune donne, considerate streghe (le Dianarie o janare) dedite a rituali pagani, avevano alimentato il desiderio di vendetta della dea, consegnando alla città l’orribile maiale.

Con l’edificazione della Basilica di Pietrasanta, questo spaventoso animale scomparve per sempre, lasciando finalmente in pace la popolazione. Per sconfiggere il male, durante i secoli a venire, i vescovi continuarono a sgozzare, affacciati alla finestra della Chiesa, un’enorme scrofa, offerta dai fedeli. Da qui deriva la festa denominata “della porcella”, che si svolgeva ogni anno nel mese di maggio (mese dedicato appunto alla Madonna). Questa pratica fu poi abbandonata nel 1625 perché ritenuta indecorosa ed oltraggiosa per i canoni religiosi. La Vergine inoltre suggerì al Vescovo Pomponio di costruire la Chiesa solo dopo aver trovato una pietra di marmo celata sotto al terreno da un panno di colore celeste, la quale aveva il potere di concedere l’indulgenza a coloro che la baciavano. La tradizione vuole che sotto di essa sia stato sepolto Papa Evaristo, celebrato il 27 ottobre dalla Chiesa, ma a distanza di anni la pietra non è mai stata trovata. C’è chi sostiene addirittura che sia tenuta nascosta poiché su di essa siano incisi segni ed iscrizioni legati al mito dei Cavalieri Templari. Insomma il mistero continua…

pubblicato su Napoli n.6 del 21 febbraio 2019