L’EDITORIALE

Le incertezze della società e la questione arbitrale

Anche il Lecce passa contro il Napoli in un San Paolo riempito dai tifosi grazie agli errori di Gattuso e dell’arbitro

di Giovanni Gaudiano

Si era detto come il Napoli fosse ancora convalescente, anzi piuttosto malaticcio, e come Gattuso avesse un compito difficile da espletare. Il rendimento della squadra, sotto la sua gestione, non sembra essere migliorato, anzi, e le sue scelte ad oggi non sembrano quelle giuste.
Sono in molti quelli che pensano che nel mondo del calcio si possa improvvisare, ma non è così. Il lavoro, la programmazione, soprattutto la preparazione della partita sono fondamentali. La gara con il Lecce ha dimostrato quanto lavoro ci sarebbe da fare anche se il tempo a disposizione oramai è davvero limitato. La formazione allestita da Gattuso ha lasciato molti dubbi, la fase difensiva è apparsa disastrosa, gli errori di Ospina gravi e ingigantiti dall’aver lasciato ancora una volta in panca Meret, titolare del ruolo nell’epoca Ancelotti, sono imperdonabili. Senza voler analizzare ruolo per ruolo la prestazione dei singoli, ci si domanda chi altro vincerà quest’anno al San Paolo? Quante altre squadre potranno maramaldeggiare segnando tanto? Quando questa squadra riprenderà un serio, continuo e decente cammino in campionato? La stagione oramai per quanto riguarda proprio il campionato è da considerarsi ora più che mai compromessa, restano le coppe dove è augurabile che il tecnico e la squadra mostrino una reazione positiva.
Veniamo al rigore negato per il fallo su Milik. C’è molta attenzione e ci sono alcune valide ricostruzioni su cosa abbiano decretato quest’anno gli arbitri nei confronti del Napoli. Una cronistoria ragionata e seria dimostra come siano accaduti fatti davvero controversi. Non si tratta di una novità assoluta e forse le proteste ancora una volta non basteranno. Vorremmo a questo proposito ricordare il dopo Napoli – Atalanta con la reprimenda del presidente De Laurentiis, era il 30 ottobre, che difese anche il suo allenatore dell’epoca maltrattato da Giacomelli.
Quelle proteste vibranti e giuste furono diffuse da tutte le televisioni, riprese da tutti gli addetti all’informazione ma sortirono un effetto contrario a partire già dalla successiva trasferta di Roma.

Il problema non è protestare. Quella possibilità nessuno la nega, il nostro peraltro è un paese che protesta spesso e volentieri, il problema si diceva è la mancanza di un peso nell’ambito federale, è la poca considerazione in cui è tenuta dai vertici del calcio la società. È bastato fare un campionato mediocre per vedere assegnati al Napoli arbitri mediocri, giovani che andrebbero rimandati in serie C, con buona pace delle squadre che vi giocano, per completare il loro percorso formativo. Quando una società gode della giusta considerazione i migliori arbitri le vengono assegnati nelle partite di secondo piano e non soltanto in quelle di cartello.
Il male di questo Napoli purtroppo va ricercato sempre al vertice che continua a gestire una società, che viene confermato dai dati ufficiali con un importante fatturato in crescita, come una cosa personale anche se porta in giro in Italia ed in Europa il nome di una città importante. Manca il rispetto, manca l’educazione, manca la giusta cultura sportiva, manca l’equilibrio, manca un briciolo di serietà. Si lascia parlare, azzuffare tutti quelli che vogliono farlo tanto, non conta nessuno, si favorisce la nascita delle fazioni pro e contro questo o quello per dividere l’opinione pubblica e gestirla a proprio piacimento. Accade così che ognuno in televisione, in radio, sul proprio giornale si erga a giustiziere di questo o quello favorendo le azioni di una società che finisce per fare il bello e il cattivo tempo indisturbata.
Non è giusto pensare da omologati ma sarebbe giusto almeno per una volta provare ad andare tutti nella stessa direzione senza personalismi e soprattutto con un pizzico di umiltà e ragionevolezza che di solito non guasta.

pubblicato il 10 febbraio 2020