TEMPI MODERNI

L’aspetto sociologico del calcio

Il calcio è solo un gioco? Un movimento di grande importanza sociale anche se tutto nasce dalla… passione popolare

di Ciro Chiaro

Una volta era la religione ad essere “l’oppio dei popoli” ma oggi si può dire sia stata decisamente surclassata dal calcio. La forzata crisi di astinenza pare sia finita e finalmente si ritorna a giocare. La tensione dei giorni scorsi dovuta all’incertezza della riapertura del campionato si è dissolta. Non era comunque decisione da poco, considerando che all’inizio della pandemia uno degli aspetti su cui ci si è più soffermati ha riguardato proprio la titubanza nell’interrompere le manifestazioni sportive. Decisivi sono apparsi, purtroppo anche con gravi conseguenze, alcuni episodi in particolare, come il doppio confronto di Champions giocato dall’Atalanta con il Valencia. Ma nella nostra società il calcio è un fenomeno troppo importante, sia sotto il profilo sociale che economico, per poterlo tenere relegato in soffitta. Quindi bisogna scendere in campo adeguandosi anche a quello che hanno fatto gli altri paesi europei.
Il calcio in un modo o nell’altro appartiene a tutti, dall’addetto ai lavori al semplice tifoso. Le sue stelle sono conosciute in tutto il mondo. Anche nel punto più sperduto del pianeta capita di vedere un bambino che colpisce un pallone indossando una maglietta su cui vi è il nome di Messi o di Ronaldo. Di fronte alla popolarità di questi personaggi, grazie alla grande visibilità che hanno avuto tramite le televisioni e i social, vien da ridere pensando alle polemiche, anche violente, che suscitò la frase di John Lennon quando dichiarò che i Beatles erano più famosi di Gesù.
A prescindere dalla tecnica individuale, dalle regole, da tattiche e strategie, questo fenomeno sportivo, esplodendo al giorno d’oggi come fenomeno culturale e sociale, ci coinvolge sia a livello emotivo che comportamentale. Quante volte abbiamo sofferto per una sconfitta della nostra squadra, e certo non bastava dire… ma dai è solo una partita. Oppure regolato la nostra giornata a seconda del calendario delle partite. Ma anche a livello di linguaggio: ti sei salvato in calcio d’angolo oppure hai dribblato il problema, sono modi di dire ormai rientrati nella consuetudine.

L’importanza del calcio si spiega con il fatto che siamo “animali sociali” e come tali abbiamo determinate esigenze da condividere con altri, in questo caso nello stadio della propria squadra o insieme a tutta la nazione davanti al televisore, come è successo nella finale del mondiale 2006. Soddisfare il bisogno di appartenenza, sentirsi gruppo o comunità condividendo una passione comune, oppure il bisogno di identificazione, la sensazione di riscatto tramite le imprese dei propri campioni rappresenta per molti un aiuto allo sviluppo delle proprie capacità relazionali.
In aggiunta il calcio è un settore produttivo importante nell’ambito dell’economia del paese. Nei giorni scorsi il presidente della FIGC Gravina nel rappresentare l’esigenza di ripartire ha fornito anche i dati dell’impatto economico del calcio sull’economia nazionale.
Il suo fatturato annuo è pari a 4,7 miliardi di euro, di cui il 23% prodotto dal settore giovanile e dilettantistico mentre il 77% (quasi 3,6 miliardi di euro) dal settore professionistico. La chiusura dell’attività per il periodo del confinamento ha cancellato ricavi a breve per 750 milioni di euro. Il settore occupa e quindi fornisce reddito, tra lavoratori diretti e indotto, a oltre 100.000 persone. Per non parlare poi di tutta una serie di ricadute positive che vanno dal mantenimento degli sport minori, grazie agli introiti del calcio, ai servizi di ristorazione dentro e fuori agli stadi sino alle tipiche bancarelle che tutti vediamo in occasione delle partite.
Stiamo parlando quindi di una grande industria, il cui impatto non può essere sottovalutato.
Se tiriamo un sasso nell’acqua, vediamo che si formano tutta una serie di cerchi che a mano a mano si allargano. Possiamo utilizzare questa metafora come modalità di pensiero per riflettere sul calcio. Allargando progressivamente il campo dell’analisi ci troveremo di fronte tutta una serie di situazioni a volte anche di difficile comprensione sotto il profilo sociale, culturale, economico, politico e psicologico. Dalle televisioni, ai giornali, agli sponsor, alla pubblicità, il var sì e il var no, gli arbitri “venduti”, i lunghi dibattiti, gli scontri di piazza, le interrogazioni parlamentari, il calcio mercato, il fair play finanziario, le quotazioni in borsa, gli stadi, gli arabi, i cinesi, le app, le ludopatie con le scommesse on line… insomma è decisamente qualcosa in più, ma molto di più, di undici ragazzi che corrono dietro ad un pallone.

pubblicato il 16 giugno 2020