/ L’Intervento

La violenza ed il razzismo nel calcio

Massimo Costa

pensa che occorra una maggiore determinazione da parte delle istituzioni

per evitare la violenza nello sport

di Giovanni Gaudiano

La vergogna di Milano nella partita del 26 dicembre tra Inter e Napoli e la guerriglia di Roma di qualche giorno fa. A poca distanza di tempo due episodi che testimoniano come l’ambiente del calcio italiano non stia attraversando uno dei migliori momenti.
Ne parliamo con Massimo Costa attuale segretario Provinciale del PD ma soprattutto arbitro benemerito dell’Associazione Italiana Arbitri della Federazione Italiana Giuoco Calcio.

Massimo Costa
Cosa ne pensi di questa situazione verificatasi a Milano con le urla e gli insulti a Koulibaly e soprattutto di questo razzismo strisciante che continua a imperversare nel campionato italiano?

“É una cosa grave, su cui agire con determinazione a tutti i livelli a partire dalle istituzioni. Si tratta di un fenomeno che può mettere a rischio lo sport, le competizioni e la credibilità del sistema. Non si può più parlare di razzismo strisciante, è un atteggiamento che non va preso sotto gamba che non appartiene al mondo dello sport ma al tempo in cui viviamo. Ne trascende un preoccupante ricorso alla violenza che è diventato drammatico, assistiamo a morti che sono collegati a questo o quell’evento sportivo ma alla fine si tratta di episodi di pura violenza. Bisogna agire con mano ferma, i delinquenti devono andare in galera e rimanerci, pensare di andare allo stadio già armati deve corrispondere ad una condanna di livello. Se non diamo esempi di questo tipo, avremo sempre più difficoltà a contenere la problematica. Le istituzioni calcistiche, che fanno egregiamente il loro lavoro, devono agire anch’esse con grande determinazione”

Sarebbe stato importante interrompere o sospendere la gara tra Inter e Napoli per lanciare un chiaro segnale a tutto il mondo del tifo organizzato e non?

“Ci ho riflettuto a lungo, è complicato dire cosa sarebbe stato meglio fare. La sospensione della partita per esempio potrebbe essere strumentalizzata da tutte le tifoserie per poter aumentare il proprio potere contrattuale nei confronti delle società. E poi una decisione simile avrebbe determinato un serio problema di gestione dell’ordine pubblico visto il numero di spettatori presenti alla partita. Credo sia più praticabile immaginare una sanzione successiva. Chi non merita di vedere una partita di calcio dovrebbe essere allontanato, sarei per il Daspo a vita di fronte a comportamenti di questo tipo, magari immaginando una possibile revisione solo in presenza di comportamenti di sicuro ravvedimento ma almeno dopo dieci anni. Un presunto tifoso che va armato allo stadio e aggredisce avversari e forze dell’ordine merita il Daspo ed altri provvedimenti di legge”

Sei d’accordo con il Presidente Gravina, quando ha detto che il calcio non si deve fermare?

“Sono d’accordo, non si può fermare il campionato per quattro delinquenti. Del resto di fronte alla delinquenza cittadina cosa dovremmo fare: chiudere le città? Io penso che vada adottata la linea dura contro i colpevoli, anche attraverso la tecnologia. Abbiamo telecamere negli stadi che aiutano a identificare i tifosi. Prendiamo i responsabili e diamo un segnale forte”

Gli scontri di Roma che preludono alla partita tra Napoli e Lazio portano un altro tema: le tifoserie in trasferta. Giusto impedire le trasferte a tutte le tifoserie?

“Di fronte a situazioni gravi bisogna agire in maniera straordinaria. Ricordo quando furono aboliti i treni dei tifosi, che rappresentavano un modo tradizionale di seguire la propria squadra, perché ci furono i morti tra i tifosi della Salernitana sotto il tunnel della stazione delle Carrozze. Gli incidenti di Roma di questi giorni sono gravi. È difficile immaginare che questi gruppi di pseudo tifosi invece di sostenere i propri colori non trovino di meglio che aggredire le forze dell’ordine. Il fenomeno non ha nulla di sportivo ma è prettamente delinquenziale e quindi va combattuto con qualunque mezzo”

Che sensazione ti ha lasciato la reazione di Koulibaly, che forse era più rivolta al pubblico che all’arbitro, dal punto di vista umano oltre che professionale?

“Non so se fosse diretta al pubblico. In quel frangente è normale che abbia determinato la sanzione arbitrale. Certo giocare un’intera partita sentendosi beccato costantemente non è piacevole sia sul piano sportivo che su quello umano. Inoltre è umiliante per tutti gli altri spettatori dell’evento e per gli stessi compagni di squadra. A questo proposito ho colto dopo l’espulsione una partecipazione dei calciatori dell’Inter, soprattutto di Icardi, di grande comprensione per quanto stava avvenendo. Il mondo del calcio e le istituzioni devono lottare affinché questo fenomeno sia eradicato”

pubblicato su Napoli n.5 del 20 gennaio 2019