/L’EDITORIALE

La rivoluzione di Ancelotti

Servillo: il teatro, la società, i giovani.

La mostra di Chagall in città

di Giovanni Gaudiano

In questo numero “Napoli” propone qualche variazione nella grafica e nei contenuti. Si cerca di migliorare, anche se il lavoro è solo all’inizio. Il nostro impegno di fatto somiglia, con le dovute differenze dettate dai due settori di appartenenza, a quello che vede impegnato Carlo Ancelotti dal suo arrivo a Napoli.

Il tecnico emiliano ha avuto il merito, ricordiamolo per chi lo avesse dimenticato, di accettare una sfida complicata se si considera che lo stesso Sarri ebbe a dire, sul finire della scorsa stagione, che ripetere il record di 91 punti sarebbe stato difficile. Qualcuno, invece, aveva pensato che lo stesso Napoli con qualche innesto, senza fare follie sul mercato, avrebbe potuto puntare al titolo già da quest’anno. Nessuno dice che i giocatori più importanti schierati lo scorso anno, in pratica 11/12, avrebbero avuto un anno in più, un sicuro logorio e che Ancelotti non si sarebbe potuto affidare ad un modulo di gioco tanto diverso da quello adottato in tutta la sua lunga e vincente carriera. Il tecnico ha iniziato quindi il suo lavoro senza fare proclami, promesse e neanche parlando di cambiamento. Ha pian piano iniziato a costruire la sua squadra. L’addio di capitan Hamsik non è occasionale. Qualche altra partenza nella prossima estate non sarà solo per realizzare le classiche plusvalenze tanto care al Presidente. Il patto De Laurentiis – Ancelotti, pare ci sia stato, si basa su due precisi obiettivi: cambiare e rinnovare.

A Zurigo nella gara d’andata, che dovrebbe aver sancito il passaggio agli ottavi di Europa League, i due processi hanno vissuto un momento di sintesi. All’uscita di Allan il centrocampo del Napoli, schierato con Fabian Ruiz, Diawara e Zielinski sommava 67 anni contro quello dello scorso anno (Allan, Jorginho, Hamsik), che ne contava ben 83. Oggi il Napoli mostra qualche difficoltà in quella zona del campo, qualche incertezza che complica il lavoro della difesa anch’essa oggetto di ringiovanimento, basta pensare al portiere, ma fa capire come Ancelotti stia perseguendo la costruzione della sua squadra che dovrebbe, come confermato da De Laurentiis, vedere la luce durante il prossimo mercato e la prossima estate. Bisogna attendere, avere fiducia, sperando che comunque l’emiliano tiri fuori dal cilindro qualche buon e ricordevole risultato già in questa stagione.

Toni Servillo con Petra Valentini durante una rappresentazione dell’Elvira

Nel nostro lavoro di questo mese abbiamo avuto il piacere di poter ospitare con una lunga intervista Toni Servillo, un attore capace di confrontarsi con i suoi lavori senza timore   ma con la convinzione che l’impegno e lo studio consentano di poter produrre risultati di rilievo. La sua ultima fatica teatrale ha lasciato il segno. Servillo durante l’intervista ci ha raccontato di sé ma non ha perso l’occasione per dare ai giovani d’oggi, con i quali gli piace lavorare, un consiglio fondamentale: “Unitevi per lavorare insieme”. 

Sembra solo un consiglio, in realtà è un appello. Al Bellini dopo la rappresentazione dell’Elvira e la proiezione dello splendido film di Massimiliano Pacifico prodotto da Teatri Uniti, di cui Servillo è il direttore artistico e Angelo Curti il presidente, l’attore, presentatosi al pubblico per rispondere alle domande, ha più volte ribadito come si viva nella società dell’apparire, dove imperano telefonini, social e programmi di cucina. Dove va la cultura? È vero, è un bene difficile da distruggere che però sta soffrendo come non mai.

Dovremmo impegnarci tutti un po’ di più per appoggiare chi lavora nel campo e poi dovremmo richiedere che nei bilanci lo stato faccia qualche sforzo maggiore e poi ancora che gli imprenditori di successo con grandi possibilità economico/finanziarie si ricordino del mitico Gaio Cilnio Mecenate, etrusco e consigliere di Augusto, per ripercorrere
le strade tracciate da quel lungimirante ed influente personaggio che incoraggiò, sostenne e protesse gli artisti della sua epoca.

 È tutto possibile, i cicli storici cari al nostro amico e compaesano Vico sono una realtà storica, solo che lo si voglia. A proposito a Napoli è arrivata un’importante mostra dedicata a Marc Chagall, andiamo tutti a vederla per far capire da che parte stiamo.

Cenzì

pubblicato su Napoli n.6 del 21 febbraio 2019