L’APPROFONDIMENTO

La guerra dei diritti televisivi nella prossima stagione

La battaglia in corso tra l’asse Dazn-Tim e Sky disorientano i telespettatori esponendoli anche al rischio di maggiori spese

di Francesco Marchionibus

Sembra ieri, ma sono quasi tre anni che Dazn ha esordito nel calcio italiano. La sera del 18 agosto 2018 Lazio – Napoli è stata la prima partita del nostro massimo campionato ad essere trasmessa dalla nuova piattaforma tv, e subito ci sono state grandi polemiche.
La visione del match fu infatti particolarmente complicata, con continui problemi di connessione, interruzioni, blocchi di immagini e qualità video scadente, ed i tifosi invasero i social con migliaia di messaggi di disapprovazione e protesta nei confronti del nuovo operatore.
Con le partite seguenti i problemi tecnici sono stati via via ridotti e anche nei due campionati successivi Dazn ha trasmesso in esclusiva tre partite a settimana di Serie A e tutta la Serie B, giovandosi anche dell’accordo concluso con Sky Italia per l’inclusione dell’applicazione Dazn sulla piattaforma Sky Q.
La qualità del servizio fornito da Dazn in questi tre anni è sicuramente molto migliorata, ma ad oggi c’è ancora un notevole gap da colmare con la storica piattaforma Sky.
Il progresso tecnologico però corre veloce, cambiando anche le modalità delle trasmissioni in video sempre più orientate verso lo streaming online, e soprattutto corrono velocemente gli interessi economici che orientano le scelte di chi governa il calcio, italiano e internazionale.
Ed ecco dunque, nello scorso marzo, la rivoluzione del calcio in tv: Dazn, in partnership con Tim, con un’offerta complessiva di 2,5 miliardi si è aggiudicata i diritti per la trasmissione in esclusiva nel triennio 2021 – 2024 di sette partite settimanali della Serie A, interrompendo la ventennale leadership di Sky.
Si tratta di una rivoluzione che è anche una scommessa, visto che la principale modalità di fruizione proposta da Dazn è proprio quella in streaming, con una diffusione della banda ultralarga che in Italia al momento non è certo ottimale e non copre in maniera omogenea tutto il territorio del Paese.
Senza il collegamento via satellite di Sky non sarà facile vedere le partite in streaming ovunque, ma Tim in attesa di cavalcare l’onda della rete 5G (che si svilupperà grazie anche alle risorse del Recovery Plan) sta già proponendo offerte «bundle» (partite di calcio più internet ad alta velocità) nel tentativo di aumentare gli abbonamenti in fibra che, al momento, sono solo 1,5 milioni su un totale di circa 20 milioni di linee fisse.
L’intesa Dazn/Tim ovviamente preoccupa i maggiori operatori delle telecomunicazioni, da Wind3 a Vodafone a Fastweb ed alla stessa Sky, che temono che il calcio possa essere utilizzato come “killer application”.
Per Tim (che si è impegnata a mettere sul piatto 340 milioni all’anno ed a fornire tutto il supporto tecnologico necessario) il calcio può infatti essere la chiave per sottrarre clienti alla concorrenza, attirandoli con offerte relative alla esclusiva della Serie A abbinate agli altri contenuti che già assicura il pacchetto TimVision.

L’amministratrice delegata di Dazn Veronica Diquattro

La preoccupazione degli operatori è stata confermata dal recente accordo fra Tim e Mediaset per il pacchetto Infinity: ora il menu di TimVision relativo al calcio comprende Dazn con Serie A, Serie B, Europa League, Conference League, Liga spagnola e FA Cup Inglese, e anche Mediaset Infinity con la Champions League (tranne le 16 partite in esclusiva su Amazon Prime); a questi contenuti va poi aggiunta l’offerta di film, serie tv e intrattenimento sia di TimVision che di Infinity.
Sky però non è rimasta a guardare: dopo aver ottenuto le restanti tre partite di Serie A, ha offerto a Dazn 500 mln a stagione per la trasmissione anche sulla sua piattaforma delle 7 partite del competitor, e di fronte al rifiuto ricevuto ha effettuato una segnalazione all’Antitrust, che si è aggiunta a quelle presentate nei mesi scorsi da Wind3, Vodafone e Fastweb.
A seguito delle segnalazioni ricevute, l’Antitrust ha deciso di aprire un’istruttoria sull’accordo Dazn-Tim con una deadline fissata al 30 giugno 2022 per valutare se l’intesa possa risultare restrittiva della libera concorrenza, paventando la possibilità di adottare sin da ora misure cautelari per risolvere le criticità evidenziate.
È in corso insomma una vera e propria guerra, cui fanno da sfondo enormi interessi economici legati non solo al calcio ma all’intero mondo dell’intrattenimento televisivo e dello sviluppo della rete e delle comunicazioni.
Questa guerra però rischia paradossalmente di penalizzare proprio i tifosi, disorientati di fronte alla diversificazione delle offerte TV presenti attualmente sul mercato; tra i “pacchetti” a pagamento occorre infatti destreggiarsi tra quello leader di Dazn e quelli di Sky (oltre alle 3 di A, 121 partite di Champions, l’Europa League e la Conference League, la Premier, la Bundesliga, la Ligue 1 e la Serie B), di Mediaset Infinity (104 partite di Champions), di Amazon Prime (16 partite di Champions) e di Helbiz Media (la Serie B).
In sostanza per guardare tutto il calcio in tv se non si combinano bene le varie offerte (e non è facilissimo) si rischia di spendere più di prima per un servizio spezzettato e forse in alcuni casi meno qualitativo.

pubblicato su Napoli n. 43 del 24 luglio 2021