LA COMUNITA’

La Comunità di Sant’Egidio a Napoli durante il virus

In occasione del Coronavirus si è impegnata fin da subito per non lasciare sole le persone più fragili

di Marina Topa

La Comunità di Sant’Egidio, nata a Roma nel 1968, è un movimento di laici impegnato a diffondere concretamente la comunicazione del Vangelo attraverso l’amore per i poveri. Ormai è presente in moltissime città di 70 paesi nei diversi continenti.
A Napoli è presente dal 1973 e ad oggi è cresciuto tanto il numero dei volontari che hanno aderito al principio che “la solidarietà con i poveri, vissuta come servizio volontario e gratuito, nello spirito evangelico di una Chiesa di tutti e particolarmente dei poveri” da far sì che la comunità diventasse uno dei pilastri del volontariato cittadino.
“Nessuno è così povero da non poter aiutare un altro” perciò ogni attività organizzata dalla comunità prevede un lavoro comune di uomini e donne di tutte le età e di varie condizioni socio-economiche che collaborano in modo volontario e gratuito. Ognuno sceglie l’attività che ritiene più consona a sé: aiuto scolastico per gli stranieri, attività di assistenza agli anziani, assistenza materiale (distribuzione di cibi e coperte) per i senza fissa dimora, vendite di beneficenza per recuperare fondi.
Anche in occasione del Coronavirus, ovviamente, la Comunità di S. Egidio di Napoli si è impegnata fin da subito per non lasciare sole le persone più fragili: gli anziani, le persone malate o con disabilità, i senza fissa dimora, categorie per le quali l’isolamento può divenire letale.
Subito ha lanciato il messaggio:
“Aiutateci ad ampliare il monitoraggio delle persone anziane o con disabilità che continuiamo a seguire – non potendo visitarli – con telefonate, lettere, messaggi audio e video, inviati in particolare a chi vive negli istituti. Anche offrirsi per portare la spesa a domicilio è un’azione preziosa per limitare il disagio di chi è più solo e vulnerabile. Se il contagio ci allontana fisicamente la solidarietà ci unisce, ci rende più forti di fronte alla paura e aiuta a proteggerci”.
Chi vuole può contribuire preparando pasti oppure raccogliendo generi utili, come alimentari, gel igienizzanti e fazzoletti di carta.
Per contatti su come si può aiutare telefonare al numero 081/5801905 oppure inviare una mail a santegidio.napoli@tin.it.

(Comunità di Sant’Egidio ACAP Napoli onlus Banca Unicredit – Filiale Napoli Verdi IBAN IT82V0200803443000400482192)

A quasi due mesi dall’inizio di questa emergenza chiediamo alla Dott.ssa Francesca Sepe dei “Giovani per la Pace”, Responsabile del gruppo Adolescenti, come i napoletani hanno risposto a quest’appello e se da questi dati è possibile intuire, cosa auspicabile, se questa esperienza sia stata vissuta soprattutto dai giovani come opportunità di avvicinamento a valori umani profondi come, appunto, la solidarietà.

«In un momento così particolare, una parte della città ha vissuto l’emergenza nell’emergenza, la condizione di chi è povero e solo è diventata un grido forte in una citta silenziosa come non mai. Così come facciamo durante tutto l’anno, l’amicizia fedele, la famiglia che abbiamo costruito con i poveri ci ha chiamati ad essere presenti: in una forma possibile abbiamo accolto i bisogni di chi conosciamo da tempo e di persone che abbiamo conosciuto in questo periodo, che si sono rivolte a noi per essere aiutate.
Abbiamo intensificato il giro di distribuzione dei pasti ai senza fissa dimora, aggiungendo al pasto solito, mascherine e materiale igienizzante per salvaguardarli. Abbiamo distribuito spese a 2000 famiglie in difficoltà e ad anziani soli. Il programma “Viva gli anziani” ha rafforzato la rete ed intensificato il servizio di telefonate per tenere compagnia ed essere di supporto ad anziani soli e/o in difficoltà.
Tutto questo è stato però possibile grazie all’aiuto di tanti che si sono offerti di supportarci. Se potessimo affermare un lato “positivo ” all’emergenza Coronavirus, lo attribuirei ai grandi cuori che abbiamo incontrato noi e a tutti quelli che si sono adoperati per sostenere chi era in difficoltà. Non è scontato mai, ma non lo è ancor di più in un momento in cui siamo stati tutti coinvolti nel rischio di poter contrarre il virus e quindi nell’idea di dover salvare noi stessi innanzitutto.
il Papa in una bellissima preghiera ha ribadito che “Nessuno si salva da solo” e questo periodo ce lo ha ampiamente testimoniato, il supporto che stiamo dando alle persone in difficoltà è frutto di una rete che c’era si, ma che si è notevolmente ampliata. E’ entrato in campo un bel pezzo di Napoli!
Siamo entrati in contatto con tante nuove conoscenze e amicizie che hanno donato cibo, mascherine, soldi, il loro tempo. C’è chi ha messo da parte la preoccupazione del contagio, dando una mano nella distribuzione delle spese, nell’incontro con i senza fissa dimora. Chi si è offerto di telefonare agli anziani riscoprendo il grande tesoro dei loro racconti. Chi ha cucinato da casa.
Tra questi, molti ragazzi disponibili e con tanta voglia di fare e dare supporto, con grande senso di responsabilità.
Grazie ai social, alla mail, ai format che abbiamo fatto girare, più di cento nuovi giovani ci stanno dando una mano a coprire le varie zone della città in cui siamo impegnati. L’idea è quella che tutto questo non finisca, ma che la grande famiglia della Comunità si allarghi grazie a questi incontri. Per alcuni il valore della solidarietà è stata una scoperta, per altri la conquista di una ricerca che portavano avanti da tempo, per altri una conferma.
Credo che in questa occasione abbiamo riscoperto un pò tutti il valore dell’amore e dell’amore per gli altri, che non è mai solo un dare, ma anche un ricevere. Ricevere il dono di avere uno sguardo privilegiato sulla città ed il sogno di cambiarla, cambiando la vita dei poveri, sognando per loro qualcosa di meglio della solitudine e dell’abbandono».

State già lavorando ad iniziative sostitutive di quelle tradizionali, come per esempio la settimana in montagna per gli anziani, per i prossimi mesi?

«Sin dall’inizio dell’emergenza grazie alle riunioni virtuali ci siamo messi a pensare come poter sfruttare al meglio la tecnologia per portare avanti i nostri servizi, perché quello che ci lega e che in qualche modo fa la differenza nella nostra e nella loro vita, è il rapporto, l’amicizia.
Gli operatori delle “Scuole della Pace” che incontrano i bambini nei vari quartieri (Sanità, Quartieri Spagnoli, Centro Storico, Vasto, Scampia, San Giovanni, Aversa) continuano a fare attività ogni sabato attraverso videochiamate. Gli adolescenti e i liceali che fanno visita agli anziani in istituto scrivono lettere, fanno video, chiamate, per sentire e supportare i loro amici anziani; sempre per gli anziani istituzionalizzati stiamo portando avanti anche una campagna a livello nazionale con l’hashtag #salviamoinostrianziani, per la condizione che vivono nelle RSA, per tutti gli anziani morti nelle case di riposo per il contagio a catena del virus. Così come si è cercata un’alternativa per tutti gli altri servizi. La distanza fisica va rispettata e in qualche modo ci ha salvato e ci sta permettendo di uscirne fuori, ma la vicinanza col cuore salva dall’isolamento e dà speranza a chi non ne ha.
La settimana in montagna? Attendiamo cosa ci diranno i decreti, come evolverà la situazione per il Paese. Di una cosa siamo certi: non li lasceremo soli.
L’amicizia non è andata in quarantena e si attrezzerà per la fase 2!».

pubblicato il 27 aprile 2020