L’EDITORIALE

La classe operaia può andare in paradiso

Primo round alla squadra di Gattuso al Meazza in attesa di dare l’assalto alla finale di Roma allo stadio San Paolo

di Giovanni Gaudiano

Il Napoli passa a Milano giocando una partita diversa. È stata una squadra operaia quella allestita da Gattuso. Non si è visto il 4-3-3, un modulo che questa squadra non può più sostenere soprattutto per una questione di uomini. Contro l’Inter dell’esagitato Conte è scesa in campo una formazione che a ragione veduta si è schierata con un 4-5-1, dove addirittura lo stesso Mertens rientrava nella trequarti azzurra in fase di non possesso. Gattuso, quindi, di necessità ha fatto virtù, ha avuto il merito di comprendere dopo il Lecce che la squadra non ha le caratteristiche per proporre un certo gioco. Ha avuto il merito di scegliere una formazione accorta, meno qualitativa, meno offensiva dove però tutti gli interpreti sono stati quelli che oggi appaiono più in forma e più motivati. Nonostante tutto questo non si possa omettere, è necessario parlare anche di quello che non è andato bene, degli errori e della confusione che ancora la fa da padrone.

Gattuso, seguendo le sue scelte iniziali, avrebbe dovuto effettuare cambi diversi, avrebbe dovuto tenere in serbo un cambio per eventuali necessità (vedasi le difficoltà sul finale del rientrante Fabian Ruiz), avrebbe dovuto evitare che il gioco riprendesse costantemente sino al 80° con quel pericoloso giro palla affidato ad un portiere che lui ritiene sappia giocare con i piedi. Il Napoli ha regalato con quella sorta di schema oltre 20 palloni all’Inter che, pur non sfruttandoli, ha potuto portare una pressione costante. La squadra operaia può andare in paradiso ma è necessario che oltre ad un’accorta fase difensiva debba proporre un’uscita palla al piede più tranquilla ed evitare di continuare a regalare agli avversari occasioni e gol.
Un mattoncino comunque è stato messo. Ora il 5 marzo, quando si giocherà a campo invertito, è probabile che si debba ripetere una partita analoga per evitare di lasciare spazi all’Inter che sin dallo schieramento mostra di essere una squadra votata al contropiede per approfittare della velocità, della forza fisica, dell’astuzia ed anche delle capacità tecniche del suo parco attaccanti. A Napoli Gattuso dovrebbe poter contare sull’apporto del pubblico che, è immaginabile, riempirà il San Paolo soprattutto se la società saprà valutare che prezzi ragionevoli metteranno in condizione i tifosi di essere presenti. È un lavoro a metà ma la prima parte è giusta, è quella che ci voleva, ora la concentrazione di chi andrà in campo e le scelte razionali del tecnico dovranno costruire la seconda parte.
A proposito l’avversario sarà diverso, ma sarebbe giusto provare ad imbrigliare anche il Barcellona, giusto per provarci e per ribadire una volta di più che il pallone è rotondo.

pubblicato il 13 febbraio 2020