Hanot premia Stanley Matthews, primo Pallone d’Oro della storia

LA STORIA DELLA CHAMPIONS

La Champions ha sessantacinque anni

La coppa tanto ambita è nata grazie al giornalista Gabriel Hanot e all’appoggio del quotidiano francese L’Equipe

di Giovanni Gaudiano

1. Introduzione

Sessantacinque anni di Coppa dei Campioni prima e di Champions League dopo: è questa l’età della competizione calcistica per club più prestigiosa, più inseguita da tutti.
Un tempo il suo appeal era soprattutto sportivo e fortemente competitivo; da qualche anno prevale l’aspetto economico, quello che consente di dare qualità all’organico del club e che soprattutto mette in condizione di giocare il proprio campionato ad alto livello.
Si può dire che la Champions attuale ha finito per snaturare, se non del tutto in buona parte, lo spirito e la finalità di chi l’aveva pensata come Coppa dei Campioni d’Europa.
Con la formula adottata negli anni Novanta, che ha permesso alle prime quattro squadre dei campionati maggiori di iscriversi alla competizione, è venuto a mancare il concetto di un torneo tra i club campioni nel proprio paese ma l’allargamento ha consentito di allestire turni preliminari, gironi di qualificazione prima di arrivare alla fase ad eliminazione diretta con alcune squadre escluse da tale fase finale retrocesse in Europa League, quella che una volta era la Coppa Uefa.
Un affare enorme, cifre da capogiro e l’interesse di alcuni sponsor di caratura mondiale.
La storia di questa competizione però ha scandito la storia del calcio europeo e non solo ed è quindi utile ripercorrerla per rileggere pagine di football incancellabili e sulle quali si fonda ancora oggi il movimento dello sport che si suole definire come il più bello del mondo.

2. Nasce l’idea

La storia della Coppa dei Campioni potrebbe essere una volta di più la storia di un confronto tra Francia ed Inghilterra.
Il calcio inglese sino al 1954, soprattutto quello dei club, pensa di essere l’unico titolato al mondo anche se la nazionale ha preso parte a due mondiali sui quattro disputati senza portare a casa risultati significativi. Gli inglesi, oltre a vantare il loro primato di primogenitura del football, ritengono di essere superiori nell’applicazione del gioco, delle regole e della tattica e valutano gli scadenti risultati della propria nazionale come il risultato di una scarsa attenzione profusa nell’attività della propria squadra nazionale.
A livello di club i britannici sono invece convinti di essere imbattibili e proprio nei primi anni ‘50 la stella è considerata la squadra del Wolverhampton. Una serie di partite amichevoli giocate in casa e fuori casa dai “lupi” con buoni risultati finiscono per creare un’aura di mito attorno a questa squadra e quando il 13 dicembre del 1954 i Wolves affrontano sul loro terreno di gioco, il mitico Molineux, la Honved di Budapest, che aveva fornito l’ossatura all’Ungheria di Puskas capace di strapazzare proprio a Wembley la nazionale inglese con un perentorio 6 a 3 il 25 novembre del 1953, quella partita assume il valore di una sfida per il predominio nel football a livello mondiale.
Le due squadre giocheranno su un campo fangoso, in notturna e con la BBC pronta a registrarne attraverso il mezzo televisivo le gesta. Il Wolverhampton si imporrà rocambolescamente per 3 a 2, dopo essere stato in svantaggio per 2 a 0 e al mattino seguente dalle colonne del Daily Mail il giornalista David Wynne-Morgan imposta questo titolo sulle parole del manager dei lupi Stanley Cullis: “Salutiamo i Wolves ora Campioni del Mondo”.
Wynne-Morgan forse non sa che a quella gara ha assistito anche Gabriel Hanot, inviato de L’Equipe. Il francese annoverato tra i promotori della Coppa Latina riflette sulla partita vinta dai “lupi” e forse un po’ per spirito di contrarietà ed un po’ per esperienza e cognizione di causa propone nel suo articolo questa riflessione: “Attendiamo, per proclamare l’invincibilità del Wolverhampton, che si rechi a Mosca e a Budapest. E poi ci sono altri club di valore internazionale come il Milan e il Real Madrid”.
Sta nascendo l’idea di affidare ad una competizione per club lo scettro della squadra più forte d’Europa e sta nascendo in pratica l’idea della Coppa dei Campioni.

La nazionale ungherese che si impose a Wembley

3. La prima edizione

Hanot e L’Equipe si muovono, fanno capire alla neonata Uefa, titubante sull’organizzazione del nuovo torneo, che andranno avanti perché hanno l’appoggio della Fifa e di alcuni dei maggiori club calcistici europei. Si arriva così ad una risolutiva riunione che si tiene il 2 aprile del 1955 all’Hotel Ambassador di Parigi con la quale nasce la Coppa dei Campioni.
Le squadre che parteciperanno alla prima edizione sono scelte direttamente da L’Equipe (dalla seconda edizione vi prenderanno parte le vincenti dei vari campionati nazionali) sulla base del prestigio internazionale dei club invitati. Le sedici formazioni che daranno vita alla prima edizione della manifestazione sono: Stade Reims, Real Madrid, Sporting Lisbona, Milan, Servette, Rot-Weiss Essen, Saarbrücken – in rappresentanza della Saarland -, Holland Sport, Anderlecht, Chelsea, Hibernian, Rapid Vienna, Djugaarden, BK Copenhagen, Partizan Belgrado, Honved Budapest. Il Chelsea non riceve il beneplacito dalla FA e viene sostituito dai polacchi del Gwardia Varsavia, ma comunque le squadre inglesi accetteranno di partecipare sin dalla seconda edizione. Causa defezione Holland Sport, Honved e BK Copenhagen vengono sostituite da PSV Eindhoven, Vörös Lobogó e Aarhus.
Nel frattempo la Fifa consiglia all’Uefa di farsi carico della manifestazione intuendone il potenziale e così il 21 maggio del 1955 la confederazione del calcio europeo sancisce la nascita della Coppa dei Club Campioni.
Il 4 settembre dello stesso anno Sporting Lisbona e Partizan Belgrado disputeranno la prima partita della nuova competizione europea, che terminerà con un pirotecnico 3-3.
Gabriel Hanot ha raggiunto il suo primo obiettivo grazie anche all’incondizionato appoggio del presidente del Real Madrid Santiago Bernabéu e dell’allenatore della squadra del momento, la nazionale ungherese, Gusztáv Sebes.
Il giornalista francese, il cui impegno non si fermerà e che subito dopo si dedicherà ad altre nuove iniziative, ha aperto la strada alla competizione antesignana dell’attuale Champions League.

Il tabellino della partita inaugurale della Coppa dei Club Campioni

Domenica 4 settembre 1955 – Estadio Nacional do Jamor – Lisbona
1° Turno – Partita d’andata

Sporting Lisbona 3 – Partizan 3

Sporting Lisbona: Carlos Gomes, Manuel Caldeira, João Galaz, Armando Barros, Manuel Passos (cap), Juca, Hugo Sarmento, Manuel Vasques, João Martins, José Travassos, Quim. Allenatore: Scopelli.

Partizan Belgrado: Slavko Stojanovic; Bruno Belin, Cedomir Lazarevic, Ranko Borozan, Branko Zebec, Bozidar Pajevic, Prvoslav Mihajlovic, Milos Milutinovic, Marko Valok, Stjepan Bobek (cap), Anton Herceg. Allenatore: Tomasevic.

Reti: 14′-78′ João Martins, 45′-50′ Milutinovic, 65′ Quim, 73′ Bobek

Arbitro: Dean Harzic (Francia)

pubblicato su Napoli n.19 del 10 dicembre 2019