/ IL PATRIMONIO

La bellezza e l’incanto della Casina Vanvitelliana

Un luogo elegante e raffinato, pieno di segreti, curato dalla passione dell’Associazione Culturale Phlegraeus

di Lorenzo Gaudiano

«Una casina tra le acque di un lago, il lago del Fusaro a Bacoli a poca distanza da Napoli. Singolare vista dall’alto è la sua forma poligonale, fatta di curve e rientranze. A volerne la realizzazione il Re Ferdinando IV di Borbone. Un casino di caccia le cui stanze ospitarono personaggi illustri come Mozart, Rossini, Metternich e lo Zar di Russia Nicola I. Al tramonto le acque si tingono di rosso e la Casina Vanvitelliana appare come un luogo sede di incanti e di segreti». È la splendida voce di Francesco Pannofino a guidare alla scoperta del sito il visitatore durante una delle puntate delle “Meraviglie – La Penisola dei Tesori” realizzate da Alberto Angela.

Il Presidente dell’Associazione Phlegraeus Nunziante Lucci

Il verde del Parco Vanvitelliano del Fusaro, l’azzurro del cielo costellato da nuvole candide, il blu ed il rosso del lago sono i colori di un bellissimo dipinto che raffigura un paesaggio incantevole dominato da una costruzione raffinata ed elegante come la Casina di caccia della famiglia Borbone. Luogo di quiete e di una bellezza infinita, che si presta per una dolce e momentanea evasione dal caos e dallo stress della quotidianità, la struttura nasce sul Lago del Fusaro, oggi noto soprattutto per la mitilicoltura ma un tempo, nel lontano 1752, conosciuto in quanto riserva di caccia e di pesca dei Borbone. L’opera di trasformazione del luogo fu intrapresa da Luigi Vanvitelli e portata a termine dal figlio Carlo, che nel 1782 realizzò su commissione del Re delle Due Sicilie Ferdinando IV il Casino Reale, collegato alla riva da un ponte ad arco. Oltre a questo sito il Comune di Bacoli vanta un ricco patrimonio artistico-culturale di grande livello e fascino che purtroppo da un po’ di anni a questa parte non è stato, e non viene attualmente, valorizzato come si dovrebbe.

Questo discorso non vale per il Real Casino Borbonico, che grazie alla determinazione, alla passione e al grande lavoro dell’Associazione Culturale Phlegraeus si offre ai suoi turisti non soltanto per una visita, ma anche come sede di svariate attività ed eventi volti a valorizzare la storicità del luogo e una piccola parte, ma di valore immenso, del patrimonio culturale della città di Bacoli: «L’Associazione – ci racconta il presidente Nunziante Lucci – opera dal 2001 ed è costituita da un gruppo di giovani della zona flegrea che ama il proprio territorio e cerca di valorizzare il Real Sito Borbonico della Casina Vanvitelliana. Siamo circa quindici persone. Oltre alla gestione del sito cerchiamo di organizzare diverse attività promozionali per entrare sempre più in contatto con il pubblico. Per esempio ci stiamo attrezzando per allestire un punto souvenir che tutt’ora manca, per consentire ai visitatori di portare con sé un ricordo di questo luogo magico ed affascinante».

La delicata situazione politica della città di Bacoli inevitabilmente ostacola la valorizzazione e la promozione dei siti culturali, che necessiterebbero di maggiori fondi e di una cura più zelante per rappresentare una vera e propria risorsa: «Tutto il Parco, di cui fa parte anche la Casina, è di pertinenza di una società privata, il Centro Ittico Campano Spa, tra l’altro una partecipata del Comune di Bacoli stesso, che comunque si occupa del suo monitoraggio. Considerando che i siti nella zona sono tantissimi, il Comune ovviamente non riesce a farsi carico sia delle incombenze amministrative che delle spese di manutenzione dei siti stessi. Infatti molti di questi purtroppo ancora oggi sono chiusi al pubblico».

I siti borbonici nella Regione Campania sono molteplici e davvero interessanti da visitare. L’affluenza di visitatori è particolarmente alta, per la Casina però è decisamente più stagionale: «Lavoriamo giorno dopo giorno per raggiungere livelli di presenza più elevati. Qui l’affluenza è di fatto stagionale, concentrata per lo più tra marzo e ottobre. Grazie al contributo dei social network abbiamo comunque incrementato i contatti e le recensioni, che naturalmente contribuiscono alla propaganda e alla conoscenza da parte degli utenti del sito da noi gestito».

Il Casino dei Borbone è un luogo d’incanti e di misteri, protagonista anche di qualche mito da sfatare assolutamente: «L’80% delle persone che visitano il nostro sito è convinta di ammirare la Casina del film “Le avventure di Pinocchio”. Mosso dalla curiosità, sono andato a vedere il film e posso confermare che Pinocchio qui non è mai venuto (ride ndr). La Casina del film in realtà era parte integrante del set allestito presso il lago di Martignano in provincia di Viterbo. Poi – continua il presidente Lucci – un altro mito è legato alla figura del re Ferdinando, conosciuto come il re Lazzarone. Inteso dai più in senso dispregiativo, in realtà questo soprannome esprime pienamente la napoletanità del personaggio. Per l’epoca si trattava di un re molto “social”, perché fuori dal palazzo di Napoli si vestiva con abiti “lazzari” e vendeva il pesce per vedere le persone che cosa pensassero di lui. In realtà Ferdinando aveva tre passioni che curava intensamente: la caccia, la pesca e le donne».

Un sito così bello in uno scenario così affascinante merita sicuramente una maggiore promozione. Il lavoro dell’Associazione Phlegraeus finora è stato eccezionale ma non può essere sufficiente. Il sostegno da parte delle forze politiche fatica ad arrivare, in virtù di una situazione poco chiara che rende difficili programmazioni a lungo termine ed interessamenti alla valorizzazione del patrimonio artistico-culturale: «Aprendo il sito della Regione Campania, la voce “Sostegno Istituzionale a Progetti di Investimento ad Immobili Adibiti alla Fruizione della Cultura” era accompagnata da una foto della Casina. Pensai – chiude Nunziante Lucci – che qualcuno si fosse finalmente interessato a noi. Approfondendo, notai che non eravamo presenti in graduatoria. La cosa più grave però è che non era stata nemmeno presentata la domanda. Non c’è l’interesse politico-amministrativo necessario affinché un simile bene possa decollare».

Un grande merito va dunque all’associazione capitanata dal presidente Lucci, che con grande passione e sete di cultura ogni giorno fa in modo che i tesori del passato non vengano dimenticati, trascurati ed abbandonati all’intemperie. Un simile patrimonio storico-culturale va tutelato, supportato con maggiore interesse perché bellezze così non si trovano dappertutto.

pubblicato su Napoli n.6 del 21 febbraio 2019