PROFILI

Klopp: un vincente “pazzo” e simpatico

La passione ereditata da papà Norbert, le vittorie con il Dortmund, la Champions con il Liverpool e tante scene divertenti

di Lorenzo Gaudiano

Al Wembley Stadium un grido di felicità, gioia, soddisfazione e di emozione assoluta risuona forte. Sono i tifosi inglesi in festa per la vittoria ai Campionati del mondo disputati in casa nel 1966. La Germania Ovest è battuta ai supplementari con una tripletta di Hurst. Jurgen Klopp non era ancora nato, non poteva ancora assistere ad una delle tante disfatte della sua nazionale, che probabilmente avrebbe accolto con qualche sua consuetudinaria ed inquietante smorfia di dissenso e quella rabbia energica, a tratti incontenibile, che a volte spaventa, altre invece non può fare a meno di suscitare un sorriso.
Poco meno di un anno dopo il tecnico tedesco vide la luce, la delusione per l’insuccesso sportivo ormai non c’era più (del resto come avrebbe potuto), sostituita da un sorriso pieno, che ancora oggi Jurgen non nasconde sia nei momenti positivi che in quelli negativi. Di strada da quel giorno quel neonato ne ha fatta. Due Bundesliga con il Borussia Dortmund, una Champions League e una Supercoppa Europea con il Liverpool ne sono la principale dimostrazione, anche se, prima di tutto, Klopp ha saputo ritagliarsi un posto nel cuore delle piazze in cui ha allenato con la sua spontaneità, la sua chiarezza, la sua grinta e il suo carisma esilarante.

Il calcio nelle vene

Se si dovesse descrivere Jurgen Klopp con un’immagine letteraria, per rimanere in tema con la Germania la più opportuna sarebbe lo “Sturm und Drang” (Tempesta ed Impeto), un movimento culturale che si diffuse nella seconda metà del Settecento. L’esaltazione del genio e il freddo rifiuto di norme e regole accademiche costituivano uno dei tanti cavalli battaglia di quegli intellettuali che di lì a poco avrebbero vissuto l’esplosione del Romanticismo. Il tecnico di Stoccarda in effetti è sempre stato un po’ fuori dagli schemi, come nella vita così in campo, anche perché se si fosse comportato alla stessa maniera di tanti altri probabilmente il suo genio e la sua unicità non sarebbero mai sbocciati. La passione per il calcio ad esempio non tardò ad arrivare, perché gli scorreva nelle vene. Il padre Norbert era portiere, Jurgen passava ore e ore a vederlo giocare senza stancarsi mai e soprattutto con il desiderio di diventare un calciatore. Sorvegliare i pali non era sufficiente, un’ora e mezza fermo in porta non poteva tollerarla, era più forte di lui. Divenne difensore e praticamente in campo non riusciva a stare zitto. Si sentiva soltanto lui tra i giocatori e sugli spalti, persino più dell’allenatore a bordocampo. Diciotto anni al Magonza sia con le scarpette ai piedi che con il taccuino in panchina. Il problema è che Jurgen fuori dal campo in veste di allenatore non riesce quasi mai a rimanere seduto come fanno i giocatori e il taccuino, quasi sempre, manco il tempo di un appunto che subito lo lancia via in preda al suo agonismo. Squadra poco blasonata ma comunque Klopp riesce a condurla in Coppa Uefa nel 2006, anche se l’anno dopo è retrocessione e il tentativo di riportarla in Bundesliga purtroppo non va a buon fine. Il ciclo può dirsi concluso, con l’amaro in bocca il tedesco saluta il suo pubblico perché ad attenderlo c’è il Borussia Dortmund.

Una sbornia vincente

Prima di approdare al Westfalenstadion, era ancora al Mainz, squilla il telefono. La voce del presidente del Bayern Monaco Hoeness è inconfondibile ma Klopp non si scompone, cerca di non far trapelare il suo entusiasmo. Il numero uno bavarese gli dice che per la panchina stanno pensando ad un profilo internazionale e ad uno nazionale. Nel caso della seconda scelta, il posto sarà suo. Due giorni dopo la delusione, gli viene comunicato che è stato scelto un altro Jurgen. Era Klinsmann e rappresentava il profilo internazionale, a detta del tedesco “soltanto perché viveva in California”. Klopp allora fa uno dei suoi soliti sorrisi, promette a se stesso che in qualche modo il Bayern si pentirà di non averlo scelto. Con il Borussia nel 2011 arriva il successo in Bundesliga e successivamente una pesante sbornia in seguito alla quale si ritrova in un camion nel garage dello stadio. Jurgen non ricorda proprio nulla, esce nel cortile esterno e in lontananza riconosce l’ad Watzke, con cui ricerca un passaggio verso casa. Una station wagon si ferma, ci vogliono circa 200 euro per convincere l’autista turco a farli salire. La stanchezza si fa sentire, la testa sbatte continuamente sul finestrino ma ad un certo punto il tedesco sente uno strano verso. Si guarda indietro e scopre che il bagagliaio è pieno di polli. I festeggiamenti arrivano anche l’anno successivo, questa volta più sobri, anche se il Bayern si prende la rivincita in Champions con il successo in finale proprio sui gialloneri nel 2013.

L’Inghilterra nel destino

Klopp rifiuta una chiamata del Manchester United nel 2014. I dirigenti dei Red Devils gli avevano descritto l’Old Trafford come una Disneyland per adulti, dove i sogni possono diventare realtà. La situazione non lo attrae, anche se l’appuntamento con l’Inghilterra è soltanto rimandato. Nell’ottobre 2015 gli si aprono le porte di Anfield tutto colorato di rosso e “You’ll Never Walk Alone” come musica di sottofondo, Jurgen non può proprio dire di no. Subito una finale di Europa League, contro il Siviglia, per riscattare la delusione nella coppa dalle grandi orecchie. Anche questa volta è sconfitta, ma Jurgen è duro a morire. Nel 2018 finale di Champions contro il Real Madrid, sembra la volta buona ma il portiere Karius gli tende un bel tranello con due papere decisive. L’anno dopo però al girone elimina il Napoli e anche in quest’occasione chi batte gli azzurri solleva la coppa. Derby con il Tottenham e Klopp tra le braccia dei suoi calciatori vola al cielo con il pensiero al suo papà che purtroppo non c’è più e che sarebbe stato orgoglioso del grandissimo successo di suo figlio. La Premier gli sfugge per un punto dopo 97 totalizzati, veramente assurdo, anche se dopo la Supercoppa Europea quest’anno potrebbe essere la volta buona. Klopp ne ha prese tante nella vita ma ha sempre saputo rialzarsi e rispondere. Come un pugile, come quel Rocky che provò a far vedere al suo Borussia per motivarlo nella sfida contro i rivali del Bayern. Ci fu un attimo di perplessità perché nessuno conosceva quel film ma subito dopo tutti i giocatori cominciarono a ridere. Jurgen allora spense la tv e, rimasto solo, sorrise. Non poteva farne a meno.

Jurgen parla del calcio e di se stesso

Il calcio

“Sono convinto che il 98% del calcio abbia a che fare con il fallimento. Anche se tutti guardano ai protagonisti del calcio come degli dei”

Il suo sorriso

“A volte le persone mi chiedono perché sorrido sempre. Da quando è nato mio figlio, ho capito che il calcio non è vita o morte. Su quel terreno di gioco non salviamo vite. Il calcio dovrebbe riguardare l’ispirazione e la gioia, soprattutto per i bambini”

Una crescita veloce

“La mia vita è cambiata completamente con la nascita di mio figlio. Sono dovuto crescere in fretta perché non avevo altra scelta. Giocavo a calcio a livello amatoriale e per pagarmi gli studi lavoravo in un archivio cinematografico. Dormivo 5 ore al giorno, è stato un periodo tosto che mi ha insegnato il significato della vita reale”

Dicono di lui:

“Klopp è un magnifico oratore: eloquente, dalla risposta pronta e molto convincente. Non ha bisogno di un testo da leggere, ma parla liberamente con convinzione”

Elmar Neveling, autore di “Jürgen Klopp: Echte Liebe”

“Lo amiamo come si ama un padre, ma abbiamo anche paura di lui. È una grandissima persona e mi fido ciecamente di lui, come la maggior parte dello spogliatoio”

Sadio Manè

“Dice sempre quello che pensa. Quando non davo il 100% in allenamento, spesso era molto intimidatorio. Veniva di corsa e con i denti stretti diceva: ‘Devi avere più passione!’. Subito dopo tornava calmo ed era anche capace di dire: ‘Mario, come stai?’. Non ho mai incontrato un manager nel calcio che fosse così naturalmente divertente”

Mario Gotze

pubblicato sull’inserto di Napoli n.18 del 23 novembre 2019