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Kamil Glik: il cuore oltre l’ostacolo

Il difficile inizio del polacco e il ritorno in Italia al neopromosso Benevento grazie ad un’intuizione del ds. Pasquale Foggia

di Lorenzo Gaudiano

Dietro ad un uomo che su un terreno di gioco insegue e dà un calcio al pallone c’è sempre una storia. Anche il difensore polacco Kamil Glik, pronto per una nuova avventura in Serie A con il Benevento neopromosso a distanza di quattro anni dall’ultima presenza con la maglia del Torino, ne ha una.
Per raccontarla, bisogna tornare al febbraio 1988. In Germania c’era ancora il Muro di Berlino abbattuto un anno dopo, in Polonia invece il regime comunista. La Seconda Guerra Mondiale era ormai lontana e il dominio nazista soltanto un bruttissimo ricordo, anche se in giro per l’Europa Orientale qualche influenza culturale nel corso degli anni purtroppo era sopravvissuta. Jacek e Grazyna Glik diedero alla luce Kamil in un paesino della Slesia, Jastrzębie-Zdrój, di quasi centomila abitanti. Il nome tradotto significa “Terme dei falchi”. Infatti verso la fine degli anni cinquanta dell’Ottocento furono scoperte delle sorgenti termali che resero il luogo famoso in tutta Europa. La rinomanza oggi è venuta meno ma a mandare avanti l’economia del paese ci hanno sempre pensato i giacimenti di carbone. In un quartiere di case popolari che si chiama Osiedle Przyjaźń, in italiano “complesso Amicizia”, ci sono 22 edifici e 532 appartamenti costruiti tra gli anni sessanta ed ottanta. Uno di questi è la casa della famiglia Glik, dove il futuro calciatore ha mosso i primi passi e ha cominciato ad appassionarsi al gioco del calcio, prima con il pallone tra i piedi e in seguito il telecomando tra le mani seduto sul divano.
In realtà sarebbe potuta anche non cominciare mai la carriera calcistica del polacco. Ad un anno e mezzo sepsi e meningite hanno messo seriamente in pericolo la sua vita. Poche speranze da parte dei medici, la sofferenza, la paura di una famiglia intera e una storia destinata alla conclusione ancor prima di iniziare.
Il destino però ha fatto sentire la sua voce. Il piccolo Glik fortunatamente guarì e in tenera età già diede dimostrazione di quella forza che in campo oggi costituisce una delle sue principali qualità.

Il padre e il Bayern nel cuore

Col passare degli anni la passione per il calcio cresce sempre di più, la sua squadra preferita è il Bayern Monaco. Kamil infatti ha la doppia cittadinanza perché il nonno nacque in Alta Slesia quando questa faceva ancora parte della nazione tedesca. Il padre lavorava in Germania e al suo ritorno per il bambino c’era sempre un regalino: la maggior parte delle volte gadget oppure magliette del club bavarese. Nonostante questo, il suo senso di appartenenza alla Polonia è fortissimo e non è stato mai in discussione. Così come il rapporto con suo padre, che purtroppo ha sempre avuto seri problemi di alcolismo. Un giorno infatti portò Kamil con sé a pescare. Naturalmente il bottino fu cospicuo non soltanto per la pazienza e la grande perizia tecnica ma soprattutto grazie ad un piccolo aiutino. Nel mezzo del lago dove una mattina si erano recati il padre Jacek fece esplodere della dinamite rubata dalla miniera in cui lavorava. Tutti i pesci salirono a galla, la pesca fu facile ma il pescato non arrivò a casa, perché fu venduto in cambio di soldi spesi a loro volta per ubriacarsi.
Lezioni di vita no di certo, ma momenti indimenticabili che hanno insegnato sicuramente qualcosa al giovane Glik.

Andata in Europa, ritorno in Polonia

La famiglia Glik iscrisse in piena infanzia il figlio ad una scuola calcio locale, il MOSiR Jastrzębie Zdrój. A quattordici anni il passaggio al WSP Wodzisław Śląski a pochi chilometri da casa, a diciassette il prestito al Silesia Lubomia, sempre in Slesia. Un anno dopo Kamil si trasferì in Spagna, all’Horadada, squadra della comunità Valenciana militante nel quarto campionato spagnolo. Sicuramente non il più blasonato dei palcoscenici, che gli ha offerto però l’opportunità di approdare al Real Madrid C, seconda squadra giovanile delle “merengues” da qualche anno soppressa. Un ambiente sicuramente formativo, dove mettersi in evidenza è molto complicato. La caparbietà per tenere duro al polacco non è mai mancata ma nonostante ciò non è molto contento. La tentazione di ritornare in patria, di avvicinarsi alla propria famiglia, di intraprendere una avventura sicuramente più avvincente è forte. Così come se ne è andato, torna in Polonia, al Piast Gliwice. Il padre però muore per un infarto a 42 anni, Glik è distrutto. Il calcio lo ha aiutato a superare il momento peggiore della sua vita, a continuare il suo percorso di crescita. Dopo due anni Kamil riuscì ad affermarsi come difensore solido e grintoso, diventando il primo calciatore di quel club ad indossare la maglia della nazionale.

Maestro Ventura

Così si aprirono le porte di un altro paese per Glik: l’Italia. La sensazione allora era che il viaggio sarebbe stato diverso rispetto a quello in terra spagnola di qualche anno prima. Esordio in Europa League e nessuna presenza in Serie A, forse un altro buco nell’acqua. L’anno successivo il prestito al Bari e la fiducia di Gian Piero Ventura, allora allenatore dei pugliesi, lo hanno aiutato finalmente ad emergere. Il mister non esitò a portarlo con sé al Torino dove il polacco con il passare delle stagioni è diventato anche capitano. Cinque anni dopo l’addio al campionato che lo ha consacrato, destinazione Monaco, con cui è arrivato anche l’esordio in Champions League.

Un’unione di ritorni

Il Benevento che torna in massima serie a due anni di distanza dalla prima storica partecipazione, Kamil Glik che ritorna a giocare nel campionato italiano. Un’unione di ritorni, per scrivere una nuova storia che si spera possa essere bella per entrambi. La squadra giallorossa aveva bisogno di un difensore d’esperienza, il polacco di una nuova sfida e soprattutto di una piazza che con i suoi incantesimi saprà senza dubbio dargli tanto amore, infondergli immenso calore, chissà forse più del capoluogo piemontese.
In campo è un duro: un custode difficile da superare in difesa; un grande pericolo in attacco con la sua fisicità e la sua abilità nel colpo di testa. Qualche anno fa ha dichiarato che al termine del carriera calcistica gli piacerebbe mettersi alla prova negli sport di combattimento. Glik ha ancora 32 anni, in Italia con la moglie Marta e le due figlie si è trovato sempre bene e tutti si augurano che quel momento sia ancora ancora molto lontano. Dalla sua storia e dal suo valore sul terreno di gioco, quasi sicuramente lo è.

Parola a Glik

“Sono veramente contento di essere qui. Ho già avuto modo di passeggiare per la città: è piccola e calorosa. Si percepisce chiaramente l’amore che i tifosi provano per questa squadra. Speriamo che possano tornare al più presto allo stadio perché saranno per noi un valore aggiunto”

“In campo devi dare tutto, giocare duro e leale. Insomma, non devi stare lì a fare il figo ma lottare”

pubblicato su Napoli n.29 del 30 agosto 2020