SCAFFALE PARTENOPEO

“Interrompo dal San Paolo”

Venti penne femminili coordinate da Pietro Nardiello per raccontare il Napoli e le storie di alcuni suoi campioni legate alla vita della gente comune

di Lorenzo Gaudiano

La genesi del libro, le scelte fatte con una scrittura tutta al femminile richiedono qualche spiegazione ed allora chi meglio del curatore Pietro Nardiello può aiutarci nell’approccio a questo interessante lavoro.

Che tipo di raccolta è “Interrompo dal San Paolo”? Vale per questo libro il motto “E pluribus unum”?

«Se lo slogan latino fa riferimento alla qualità del libro, allora dico che si tratta di una locuzione appropriata. “Interrompo dal San Paolo” è soprattutto un libro di narrativa dove il calcio appare come una delle tante componenti della vita».

Come si costruisce un libro fatto da tante penne, tanti stili diversi e sicuramente tante idee ed impostazioni di scrittura diverse?

«Non esiste un segreto, una ricetta ma solamente l’idea comune di sposare, con determinazione, un progetto. Questo è quanto avvenuto. Le venti donne di quest’antologia credono fermamente che sia necessario dare spazio e valore alla fantasia, alla parola nonostante oggi la tecnologia non possa mancare sia nella quotidianità che nel lavoro. Però quando si trova il giusto equilibrio credo che ne venga fuori un cocktail spumeggiante».

La ricerca della pluralità su uno stesso argomento alla base di una raccolta serve ad arricchire il lettore o può diventare alla fine della lettura un fattore di disorientamento?

«Il filo conduttore del libro è lo stesso, cioè il Napoli, la passione per la squadra di calcio. I racconti e le scritture diverse a mio avviso rappresentano un arricchimento per il lettore».

Cerchiamo di spiegare a questo punto perché venti donne alla macchina da scrivere o meglio al computer?

«Una provocazione alle convinzioni maschie, una provocazione nei confronti di chi pensa che l’analisi sportiva sia una materia di esclusiva competenza maschile. Le donne hanno una sensibilità maggiore della nostra, una visione del mondo diversa e quello che ne è venuto fuori da questi racconti lo dimostra».

La limitazione di pensiero che per anni e forse ancora oggi fa dire che il calcio non sia fatto per le donne c’entra con questa scelta di campo?

«A me non piacciono i talk show sportivi dove la donna è relegata a mettere in mostra tette e cosce per far aumentare l’audience. Vallette deluse, che non sanno leggere nemmeno una classifica e che stanno lì solo perché sono bone. Siamo indietro di almeno cinquant’anni, dobbiamo ancora raggiungere la giusta emancipazione. A quanto mi riferiscono, io non lo sapevo, quest’antologia dovrebbe essere la prima in Italia alla quale hanno partecipato solo donne. Professioniste brave, aggiungerei. Quindi un plauso alla Giammarino Editore che ha creduto in questo progetto».

Le venti scrittrici hanno avuto autonomia nell’elaborare il proprio testo o c’è stata una regia che ha tenuto conto anche delle diverse esperienze e delle differenti età?

«Sì, piena autonomia. Solo ad alcune ho segnalato qualche calciatore che non poteva certamente mancare in un lavoro del genere».

Avete pensato, visto che questo libro credo che apra una nuova collana, a proporre più in avanti storie del calcio di provincia, quello meno conosciuto, legate a quei territori che in molti casi possono forse essere meno note ma più affascinanti?

«Dopo “Interrompo dal San Paolo” in cantiere c’è l’idea di replicare l’iniziativa da altre piazze dalla forte identità. La collana Sport&Soul sarà dedicata ad una narrativa sportiva di qualità. Ci interesseremo anche di realtà più piccole, ma se fa riferimento a pubblicazioni classiche, dedicate alla storia di squadre, società sportive e altro ancora quello sarà un filone che affideremo a una collana diversa».

pubblicato su Napoli n.28 dell’08 agosto 2020