IL GIORNO DOPO IL SORTEGGIO

Il sorteggio, gli stipendi e la società

La discutibile gestione di De Laurentiis a metà tra l’ingerenza tecnica e l’inadempienza contrattuale

di Giovanni Gaudiano

Il giorno dopo il sorteggio resta ancora un sapore di amaro.
Ancora una volta l’urna non è apparsa amica del Napoli, assegnando alla squadra azzurra forse la squadra più in forma del momento, a parte il Liverpool già trovato nel girone di qualificazione.
Certo, senza che nessuno sorrida, qualunque sarebbe stata l’avversaria nelle condizioni in cui versa in questo momento la squadra, le probabilità di approdare ai quarti di Champions sarebbero e sono pochine.
Questo non perché il Napoli non potrebbe centrare l’obiettivo compiendo un’impresa sportiva ma perché l’ambiente, la mancanza di risultati, il cambio in panchina, la disaffezione del pubblico e soprattutto una gestione da parte della società almeno criticabile rendono l’ottenimento di un tale risultato ancor più difficile.
Ci sarà da ricostruire ed in teoria il tempo ci sarebbe, visto che l’andata al San Paolo è fissata per il 25 febbraio, ma in questo momento alla luce dei passi intravisti nella prima uscita del nuovo tecnico non prevale l’ottimismo. Questa settimana probabilmente la società chiamerà i giocatori alla solita cena di Natale e così da esterno viene da chiedersi quale possa essere l’atmosfera di una tale serata conviviale.
Inoltre si viene a sapere come la società avrebbe deciso di sbloccare gli stipendi di novembre ai giocatori con un gesto valutato da alcuni di distensione.
Ci si domanda cosa c’entrino gli stipendi con le eventuali multe che il collegio arbitrale confermerà, modificherà o forse potrebbe addirittura annullare.
Oggi per qualcuno questo sembra un gesto distensivo ma in realtà è una modalità dovuta a fronte di un contratto esistente che, se non ottemperato, rappresenterebbe una palese inadempienza contrattuale.

Ancelotti quindi non era il problema.
Forse potrebbe sembrare presto per dirlo ma per parte nostra è sempre stato così. Gattuso quindi non è e non sarà il secondo problema.
In un’organizzazione che si possa chiamare tale non è un solo uomo, o un piccolo gruppo di persone, lo staff per intenderci, a poterne influenzare l’andamento. Le responsabilità dell’attuale situazione del Napoli vanno ascritte a chi decide, che peraltro nei giorni scorsi si è espresso parlando del cambiamento del modulo di gioco come se lo avesse decretato proprio lui.

L’epoca del faccio tutto io è finita da tempo.
Se il Napoli oggi è al 15° posto del ranking Uefa per club è un risultato da riconoscere al presidente De Laurentiis, ma analogamente l’attuale posizione in campionato è il risultato della sua gestione, frutto di pochi investimenti sia per la squadra che in società, che ha le caratteristiche più di una “impresa a conduzione familiare” che quelle necessarie ad una moderna società con programmi, obiettivi, investimenti, organizzazione (a partire dalla scelta dei collaboratori in campo come nell’organigramma) che sono le uniche risorse per raggiungere traguardi importanti e non cadute così repentine, apparentemente inspiegabili e soprattutto così dolorose.

pubblicato il 17 dicembre 2019