Diego Guida

L’EDITORE

Il Salone del libro partenopeo sta per cominciare

Diego Guida racconta l’emozione, la soddisfazione, l’attesa per la fiera soprattutto quanto mancherà la presenza di Sepùlveda”

di Lorenzo Gaudiano

Pochi giorni al 1° luglio e l’attesa per la terza edizione di NapoliCittàLibro cresce sempre di più. Una data simbolica, che coincide con la possibilità decretata dal governo nazionale di riaprire al pubblico le fiere. Una location storica, prestigiosa e bellissima come Palazzo Reale dove gli ampi spazi aperti e le sale destinate agli eventi sono pronti ad acquistare una vitalità nuova, ad offrire sia agli espositori che agli utenti un assaggio di normalità perduta e prossima a padroneggiare nuovamente le vite di tutti, sempre con pazienza e naturalmente con grande cautela. E il libro, protagonista indiscusso del primo salone a riaprire in battenti in Italia, ultimo baluardo di una cultura destinata a sopravvivere per sempre ed edenico rifugio durante la reclusione forzata vissuta con la paura di un serpeggiante nemico invisibile pronto a colpire in qualunque momento.
La fiera costituirà un’occasione, oltre che di grande interesse dal punto di vista culturale, di festa ed immensa gioia, un primo passo verso la riconquista di quello che concerne la natura sociale di tutti gli esseri umani, uno spiraglio di luce che si spera nel più breve tempo possibile possa diventare un bagliore invasivo, accecante. E le parole appunto di uno dei soci fondatori, Diego Guida, trasmettono una grande emozione ed una smisurata soddisfazione per un evento che nobilita la nostra città a partire proprio dal campo dell’editoria.

A pochi giorni dalla fiera qual è l’emozione prevalente?

«Siamo davvero entusiasti. Il 1° luglio sarà anche una data simbolica, perché l’inaugurazione della fiera coinciderà con il primo giorno utile decretato dal Governo per la riapertura delle fiere al pubblico. Napoli sarà la prima città in Italia ad ospitare un evento simile legato al mondo del libro, confermando la sua posizione di prestigio tra i saloni più importanti sostenuti dalla rete internazionale ALDUS».

Ci sono stati momenti in cui è prevalsa la paura che ci sarebbe voluto più tempo per rivedere di nuovo il Salone in Campania?

«Purtroppo sì. Sicuramente avere più tempo a disposizione sarebbe stato l’ideale per organizzare ancora meglio questa fiera, ma è anche vero che questo periodo è il migliore possibile. Se avessimo pensato a rinviarla dopo l’estate, saremmo entrati in un vortice di altre manifestazioni culturali e promozionali del libro. Vogliamo che il nostro salone rappresenti un ritorno alla normalità, sperando si possa non dico cantare vittoria contro il virus ma almeno recuperare i propri spazi personali e sociali».

Dato il suo grande patrimonio artistico e culturale, quanto è importante per Napoli eccellere con una sua fiera anche nel campo dell’editoria?

«È fondamentale soprattutto per la rinascita della nostra stessa città dopo un periodo di grande crisi tra riduzioni di finanziamenti e pandemia, per far capire quanto sia importante la cultura per la crescita sociale del territorio».

Palazzo Reale è la location di questa edizione. Si può dire sia stata anche una scelta simbolica: il cuore del centro storico di Napoli che si offre ad una manifestazione che esalta la filiera del libro, la sua tradizione ma anche la sua apertura all’innovazione?

«Sicuramente. L’entusiasmo e la disponibilità del direttore Epifani ci dimostrano che le grandi realtà nel nostro territorio sono pronte non solo ad accoglierci ma anche a collaborare per offrire un’immagine diversa e di grande qualità della nostra città. Se aggiungiamo che una serie di persone che stiamo invitando hanno il piacere di tornare a Napoli e riscoprirla dopo anni di lontananza siamo davvero sulla buona strada. Inoltre abbiamo lanciato un bando per volontari pronti ad aiutarci nell’accoglienza e nella gestione dei vari eventi previsti, che avranno l’occasione di impegnarsi in attività che potrebbero diventare la loro professione un giorno».

Quanto mancherà Sepùlveda?

«Moltissimo. Ho previsto per la cerimonia di apertura che si terrà al Teatro di Corte alle ore 11 una piccola commemorazione a lui dedicata, di intesa con la casa editrice Guanda, proprietaria dei diritti di traduzione per l’Italia dei testi del poeta cileno. Sepùlveda aveva preparato una sorta di inno alla libreria, affinché continui a rappresentare una delle principali promotrici della crescita culturale dei vari Paesi. In questo caso il suo intervento da noi conservato contribuirà anche a dare il segnale che il significato culturale del libro, oltre a tramandare ai posteri determinati valori ed idee, ha la forza di superare anche la vita terrena».

Quindi che funzione può avere il libro in un mondo che con il progresso dell’umanità sviluppa strumenti diversi?

«Il libro resterà il vettore per la libera circolazione delle idee. Le innovazioni tecnologiche sono preziose, ma l’importante è che siano sempre al servizio della realizzazione del prodotto cartaceo».

Per chiudere, una riflessione sul tema di questa terza edizione che è “Passaggi”.

«Rispetto a quello che abbiamo pensato per l’anno scorso il tema sarà aggiornato sulla base di quanto ci è accaduto. Abbiamo voluto intestare le sale che ospiteranno gli eventi culturali alle isole Covid free del nostro golfo, perché non si intenda soltanto il passaggio della cultura che arriva tramite il mare e il mondo esterno in città e passa al resto dell’entroterra, ma anche il transito dalla reclusione forzata alla vita ordinaria».

pubblicato su Napoli n.41 del 26 giugno 2021