Kopa al Santiago Bernabéu assieme a Di Stefano con la Coppa dei Campioni del 1957

LA STORIA DELLA CHAMPIONS

Il quinquennio vincente del Real Madrid

Santiago Bernabéu costruisce una macchina da guerra. Tre allenatori per vincere cinque anni di seguito

di Giovanni Gaudiano

La prima Coppa dei Campioni entra quindi nella bacheca del Real Madrid. Santiago Bernabéu però non si ferma. Nella finale di Parigi ha visto giocare Raymond Kopa. Manda subito un suo emissario a trattare per portarlo a Madrid ma c’è la fila, dove compare anche il Milan. Don Santiago ha deciso e così non bada a spese.

Raymond Kopa

520.000 franchi allo Stade de Reims e si porta a casa il francese, che potrà essere presentato e giocare solo dopo che Di Stefano otterrà la nazionalità spagnola.
L’attaccante ha 25 anni, viene da una famiglia di minatori di origini polacche sia dalla parte del padre che da quella della madre, il suo vero cognome sarebbe Kopaszewski ma si sa che in Francia nazionalizzano tutto. Anche il piccolo Raymond ha lavorato in miniera ma sino a 16 anni, quando per un incidente aveva perso due dita della mano sinistra. È bassino (1,68 cm.), gli piace giocare all’ala perché è veloce, agile, esprime nel gioco molta grinta. Ha sviluppato nel tempo un dribbling fulminante ed ha il senso del gol.
Quando si trasferirà a Madrid, dove Villalonga lo utilizzerà all’ala per lasciare Di Stefano al centro, è già un idolo per i francesi.
Al Real vincerà 2 campionati nazionali, tre Coppe dei Campioni ed una Coppa Latina. Santiago Bernabéu gli permetterà di andare ai mondiali di Svezia con la sua nazionale. Sarà per lui un torneo indimenticabile. Alla fine la Francia si qualificherà al terzo posto e Kopa sarà eletto come miglior giocatore del torneo. Nello stesso anno si aggiudicherà, da primo francese, il Pallone d’oro.
Durante il mondiale a chi chiedeva all’emissario del Real chi stessero seguendo arrivava sempre la stessa risposta: “Nessuno, perché non possiamo acquistare il miglior calciatore del mondiale poiché l’abbiamo già. È Raymond Kopa”.

Cinque finali, cinque vittorie

Le “Merengues” di Don Santiago dopo la vittoria di Parigi e la replica nell’anno successivo, giocata il 20 maggio del 1957 proprio al Bernabéu di Madrid, consolideranno una superiorità unica nella storia della competizione. Cinque vittorie consecutive con tre allenatori diversi alla guida.
Il primo è lo spagnolo José Villalonga, un ex giocatore ed insegnante di educazione fisica che la vincerà due volte. Gli succederà l’argentino Luis Antonio Carniglia, capace di vincerla ancora due volte e poi mandato via dal presidente Bernabéu dopo la finale vinta a Stoccarda, ancora una volta contro lo Stade de Reims, perché reo di aver escluso dalla partita Puskas che ufficialmente figurava come infortunato.
Carniglia era un tipico argentino: pieno di sé, arrogante, dalla lingua pungente. Era solito dire: “Dicono che abbia un brutto carattere. No. Io ho un carattere, a differenza di tutti gli altri”. Dopo la parentesi madridista verrà anche in Italia, allenerà: Fiorentina, Bari, Roma, Milan, Bologna e Juventus senza vincere nulla.

L’allenatore Munoz con Bernabéu

Miguel Munoz

La quinta Coppa dei Campioni consecutiva il Real la vincerà con in panchina un uomo legatissimo al club: Miguel Munoz.
Sarà il primo a vincere la Coppa dei Campioni due volte da giocatore e due volte da allenatore sempre con il Real Madrid.
Questo primato sarà condiviso da Carlo Ancelotti, Josep Guardiola, Zinedine Zidane oltre che da Giovanni Trapattoni, Johan Cruijff e Frank Rijkaard che ci riusciranno però con squadre diverse.
“Il caballero blanco,” come venne soprannominato dai tifosi del Real, è l’allenatore più vincente di sempre alla guida delle merengues oltre che uno dei giocatori che hanno avviato la grande stagione di vittorie della squadra di Bernabéu.
Ha giocato da mediano, dotato come era di una eccellente visione di gioco. Con addosso la camiseta blanca ha vinto 4 campionati nazionali, 3 volte la Coppa dei Campioni e 2 volte la Coppa Latina. Inoltre è stato suo il primo gol messo a segno dal Real nella prima edizione della Coppa dei Campioni del 1955-56 nella gara contro gli svizzeri del Servette.
Da allenatore Munoz è riuscito a mettere in bacheca: nove campionati nazionali, 2 coppe di Spagna, 2 coppe dei Campioni ed una Coppa Intercontinentale.
La sua professionalità, il suo attaccamento ai colori e la sua capacità di guidare la squadra con mano ferma ed i risultati ottenuti lo hanno reso un vero beniamino dei tifosi del Real, che non lo hanno mai dimenticato.

Dagli allenatori ai fenomeni in campo

Si è giustamente parlato di Di Stefano, stella di prima grandezza nell’intero panorama del calcio mondiale, del francese Kopa, ma a scorrere le rose delle squadre, allestite dal Real nel quinquennio, si dovrebbero analizzare ed evidenziare quasi tutti i giocatori voluti ed ingaggiati da Santiago Bernabéu.
Dall’Argentina per esempio con Di Stefano arrivò Hector Rial, una mezzala dotata di grande tecnica, visione di gioco, tiro dalla lunga distanza e soprattutto capacità di confezionare pregevoli assist per i suoi compagni.
Quest’ultima qualità sarà sfruttata soprattutto da Francisco Gento.
L’argentino era un giocatore decisivo, di quelli che con il loro apporto determinano il risultato, alla fine della carriera avrà girato mezzo mondo calcistico lasciando dappertutto una sua indelebile impronta.
Rial fu portato a Madrid da Raimundo Saporta, illuminato dirigente, vice di Don Santiago, uomo capace di imprimere un’etichetta internazionale alla squadra che nel frattempo in Spagna veniva utilizzata come simbolo dal regime di Franco.
Da Rial quindi a Gento, una giovane ala sinistra spagnola che aveva nelle gambe un 100 metri da 11” netti.
Si racconta che Di Stefano avesse intuito le qualità del giovane Gento e avesse mandato proprio Rial a parlargli: “Fermati un attimo ragazzo, che ti spiego io come devi giocare, ti dico io come devi usare questa tua arma incredibile, questa velocità che ti porta dove vuoi, ma a volte troppo lontano da noi”.
Gento avrebbe capito al punto da modificare qualcosa, sfruttando al meglio quella sua eccezionale velocità, mettendola al servizio della squadra e riuscendo a migliorare anche la sua media realizzativa.
Alla fine della sua carriera il giovane venuto dal nord verrà considerato uno dei più forti giocatori spagnoli di ogni tempo con un palmarés impressionante, dove figurano: 12 campionati nazionali, 2 coppe di Spagna, 6 coppe dei Campioni, 2 coppe Latine ed una coppa Intercontinentale. Inoltre Gento ha partecipato con il Real a quindici edizioni consecutive della Coppa dei Campioni, superato in questo primato solo da Iker Casillas (19) e Ryan Giggs (18).

Il calcio italiano e la Coppa dei Campioni

Nelle cinque finali consecutive vinte dal Real ce ne sono state due che hanno visto in campo altrettante squadre italiane: la Fiorentina di Fulvio Bernardini nel 1956-57, battuta al Chamartin per 2 a 0 grazie anche ad una svista dell’arbitro olandese Horn che al 69’ assegna un calcio di rigore sullo 0 a 0 per un fallo di Magnini su Mateos avvenuto fuori area, trasformato dal solito Di Stefano.
Poi la stagione successiva sarà la volta del Milan di Gipo Viani che assaporerà solo per un minuto, sul 2 a 1, il sapore della vittoria dopo la rete messa a segno dall’argentino Ernesto Grillo subito pareggiata da Rial.
Si gioca a Bruxelles nel tristemente famoso Heysel: è il 28 maggio del 1958. Il Milan dopo il nulla di fatto nel primo tempo aveva trovato il vantaggio con Schiaffino, a cui aveva fatto seguito il pareggio di Di Stefano. Il Real farà sua la partita ai supplementari con una rete di Gento.
L’anno seguente a Madrid arriverà un giovanotto sovrappeso, colonnello di un esercito che non esiste più. Ha 31 anni ed è in fuga da quasi due anni dal suo paese, dove i carri armati sovietici hanno represso il desiderio di democrazia del popolo magiaro: si chiama Ferenc Puskas, ma questa è un’altra storia.

(3 – continua)

pubblicato su Napoli n.22 del 26 gennaio 2020