/ TESTIMONE DEL TEMPO

Il Napoli al tempo del calciomercato

La società azzurra protagonista al ballo dei milioni dell’estate. Rico Colombari il primo colpo. Jeppson mister 105 e tanti altri

di Mimmo Carratelli

Colpi di mercato, da Colombari a Higuain, inseguendo oggi James Rodriguez, il pischello colombiano del Bayern, che non ha certo la maestà del pibe e di Krol, il Napoli è stato sempre in prima linea al ballo milionario del calciomercato, persino negli anni bui di Corbelli quando prese Edmundo in prestito dal Vasco da Gama.

Le prime “follie”: da Colombari a Sivori

Erano una bella cifra, nel 1930, le 250mila lire pagate al Torino per l’acquisto di Rico Colombari, un mediano di lotta e di governo, soprannominato, prima di Jeppson, “o Banco ‘e Napule” per l’alto costo. Inevitabile che i tifosi dell’Ascarelli gridassero è caduto “o Banco ‘e Napule” quando Rico ruzzolò per terra dopo l’intervento falloso di un avversario. Fecero epoca, nel 1952, i 105 milioni sborsati per avere Jeppson. Lauro portò di persona il contante al presidente dell’Atalanta Daniele Turani, commerciante bergamasco di pelli, in seguito senatore della Dc. Si incontrarono all’Hotel Excelsior di via Veneto a Roma e il Comandante gli mostrò la valigia contenente 10.500 banconote da diecimila lire: 75 milioni per il trasferimento del giocatore e trenta di ingaggio al centravanti svedese. Vinicio costò la metà del centravanti svedese (50 milioni al Botafogo nel 1955), ma rese il triplo e si legò a Napoli, da giocatore e da allenatore, oggi felice inquilino con donna Flora, la leonessa di casa, di un appartamento panoramico di via Manzoni con vista sullo stadio San Paolo. Nel 1965, Roberto Fiore prese Altafini dal Milan per 280 milioni con l’impegno, sottoscritto sul contratto del trasferimento, che il Napoli non avrebbe mai ceduto Josè all’Inter. Per avere Sivori, Lauro contattò direttamente Gianni Agnelli, pagandolo 70 milioni più l’acquisto dalla Fiat di due motori marini. Fece cronaca e scandalo l’ingaggio di Savoldi, nel 1975, pagato al Bologna 1.400 milioni più la cessione di Clerici e di metà del cartellino di Rampanti. Dopo l’accordo tra Ferlaino e il presidente del Bologna Luciano Conti, quest’ultimo, minacciato dai tifosi emiliani, cercò di mandare a monte l’impegno. Nell’albergo milanese “Principe di Savoia” pare che Ferlaino costringesse Conti a tenere fede al patto puntandogli una pistola. Se era vero, si trattò di una pistola scarica. Fu Antonio Juliano a portare Krol in maglia azzurra. L’olandese dei trionfi con il magico Ajax di Cruijff, superati i trent’anni, giocava in Canada. Venne al Napoli (1980) in prestito per sette mesi, 110 milioni versati al Vancouver. Ruud rimase in maglia azzurra quattro anni.

La trattativa infinita per Maradona

Durò “un’eternità” nell’estate del 1984 la trattativa per il trasferimento di Maradona dal Barcellona al Napoli. Un giugno di voli tra le due città, trattative interrotte e riprese, passi avanti e passi indietro, le acrobazie finanziarie di Ferlaino, la tenacia e il bluff risolutivo di Juliano. Sul pibe piombò anche il Racing di Parigi appena promosso nella serie A francese. Il presidente Jean Luc Lagardere, giovane proprietario dell’industria automobilistica Matra, con interessi editoriali e partecipazioni nelle industrie degli armamenti, voleva festeggiare la promozione con l’acquisto del fuoriclasse argentino. Il Barcellona rifiutò tenendo, intanto, il Napoli sulla corda benché il Consiglio del club catalano avesse votato in segreto la cessione di Diego (18 voti favorevoli, uno contrario del vicepresidente Gaspart), ma aveva paura della contestazione dei tifosi e del parere negativo dei 108mila soci del Barça annunciando la rinuncia al giocatore. Juliano ebbe un’idea. Finse di abbandonare la trattativa inscenandone una finta con l’Atletico Madrid per avere Hugo Sanchez che interessava al Barcellona. Il presidente catalano Nunez tremò. Rischiava di perdere il lauto ricavato dalla cessione di Diego e il giocatore dell’Atletico. Alla fine, il club catalano cedette. Gaspert disse a Juliano: “Abbiamo fatto di tutto per scoraggiarvi”. Tredici miliardi di lire per avere Diego, sette anni di felicità, due scudetti, la Coppa Italia e la Coppa Uefa.

Gli ultimi colpi

Gianfranco Zola fu un colpo di Moggi che lo portò al Napoli per 300 milioni dalla Torres (1989). Zolino è stato un beniamino dei tifosi azzurri. Rimase in maglia azzurra per quattro anni, poi la forte crisi economica in cui venne a trovarsi il Napoli ne provocò la cessione al Parma per 13 miliardi. Il dopo-Maradona fu un tormento per Ferlaino. Come si poteva vincere ancora lo scudetto? L’idea fu di prendere dal Cagliari Fonseca (23 anni) che, in coppia con Careca (32), avrebbe assicurato un forte tandem d’attacco. L’uruguayano costò 15 miliardi nel 1992, prezzo gonfiato per salvare il club sardo dalla crisi economica. La follia per Edmundo (18 miliardi in prestito dal Boca nel gennaio 2001), con spettacolare presentazione al San Paolo, si concluse con la retrocessione del Napoli (allenato per sette giornate da Zeman, poi da Mondonico) che mancò la salvezza per un punto. Il fallimento era alle porte. Con Aurelio De Laurentiis cominciò un’altra storia. Gonzalo Higuain è stato il colpo maggiore del nuovo presidente (38 milioni di euro nel 2013). Grazie ai contatti di Benitez, al Napoli arrivarono altri sei giocatori per una spesa complessiva di 94,7 milioni di euro, terzo maggiore investimento della nuova società al calciomercato. Con Higuain giunsero Albiol (11,3 milioni), Callejon (8,8), Mertens (9,5), Jorginho (9,8), Ghoulam (5,2), Duvan Zapata (7,6).

pubblicato su Napoli n.11 del 16 giugno 2019