LA VIGILIA DI CHAMPIONS

Il Napoli ostaggio di se stesso

Gli anni al vertice non graditi e la mancata costruzione di una forte società incidono sull’attuale rendimento

di Giovanni Gaudiano

Gli attacchi al tecnico del Napoli continuano, è probabile che questo fronte unito contro Carlo Ancelotti possa avere una doppia matrice: la prima è sicuramente quella di fare del male al Napoli, l’unica società sana finanziariamente nel panorama delle big del calcio italiano e da troppi anni comunque al vertice; la seconda potrebbe essere quella di colpire il tecnico la cui brillante carriera lontano dall’Italia non sarà stata gradita da quelli a cui piace parlare, sparlare e straparlare quotidianamente.
La prima motivazione è comprensibile: Milano e Roma di certo non gradiscono di restare fuori dalla Champions sia per l’immagine che soprattutto per il fattore economico che ne deriva.
I posti sono quattro e l’intrusione dell’Atalanta, lasciando fuori la Juventus, ha ridotto ad un solo posto possibile l’inserimento di una delle quattro squadre delle due città guida del paese.
Il secondo pensiero si rivolge a tutti quelli che scrivono, parlano, commentano in questi giorni la situazione in casa Napoli.
Siamo arrivati alla ricostruzione della oramai tristemente famosa serata del 5 novembre, si badi bene è una rilettura personale non essendoci state informazioni ufficiali, che se fosse vera dimostrerebbe come il malessere in casa Napoli è diffuso, coinvolge molte persone e soprattutto denota una volta di più l’assenza della società.
Ancelotti oggi sembra diventato l’unico responsabile di un caos le cui scintille a ben guardare erano evidenti da tempo.
Se il presidente si affretta a dichiarare che non c’entrano i contratti, i rinnovi, le promesse fatte e non mantenute, la ragione deve farci pensare e dire che invece queste situazioni hanno influito moltissimo.
Se la società, all’indomani del cosiddetto ammutinamento, ha ufficialmente comunicato che da quel momento la gestione della squadra anche in materia di ritiri sarebbe ricaduta sulle spalle dell’allenatore si tratta di un chiaro autogol, peggiore di quello di Koulibaly a Torino.
Quel comunicato conferma che il tecnico forse non era stato neanche preventivamente avvertito della posizione che la società intendeva prendere. D’altronde la leale dichiarazione di Ancelotti in conferenza stampa, quando ha dichiarato che la decisione non lo trovava d’accordo, ne è la prova.

Oggi si sente parlare di Gattuso, di Spalletti, etc, tecnici trombati da altre società, il primo per un’evidente incompetenza professionale, il secondo per un’accertata incapacità di reggere lo spogliatoio a Roma come a Milano.
Chi mette in giro queste voci?
Perché da parte di organi di stampa di prestigio, anche partenopei, si tende ad accettare una simile deriva senza che nessuno opponga almeno qualche ragionevole considerazione?
Per quale motivo non si cerca di analizzare le ultime partite del Napoli, scoprendo come l’allenatore le abbia tentate proprie tutte con i giocatori a disposizione, assumendo su di sé tutte le responsabilità del caso ma mostrando come neanche il ritiro prima dell’Udinese, dopo le sue dichiarazioni del post Napoli- Bologna, abbia prodotto una positiva reazione in molti giocatori?
Ancelotti non ha bisogno di avvocati d’ufficio, i calciatori e la società invece avrebbero bisogno di un riferimento che fosse in condizione di disciplinare i loro rapporti, evitando prese di posizione che potrebbero generare un’irreversibile cancrena.
De Laurentiis intervenga nella maniera giusta. Ricostruisca partendo dal tecnico che lui ha scelto, facendo capire ai giocatori che sono tenuti al rispetto non solo del loro contratto ma della loro professionalità.

pubblicato il 9 dicembre 2019