LA TRASFERTA DELL’OLIMPICO

Il “Fattore I” dell’aquila reale

Il tecnico Inzaghi ed il bomber Immobile sono gli uomini più rappresentativi della Lazio, che in Italia sta stupendo tutti

di Bruno Marchionibus

Parola chiave: “qualità”

Vola un’aquila sui campi della Serie A. Il campionato della Lazio sta raccontando di un rendimento al di là di ogni più rosea aspettativa degli addetti ai lavori e degli stessi tifosi biancocelesti. Il gruppo di Inzaghi, da ormai quattro anni sulla panchina capitolina, dopo una partenza di torneo altalenante ha inanellato una serie di vittorie consecutive che hanno proiettato Immobile e compagni a un passo dalla vetta della classifica, posizione raggiunta grazie ad un gioco piacevole ed efficace che, rispetto al passato, riesce finalmente ad unire al notevole potenziale in zona gol anche una solida organizzazione difensiva. Punto di svolta nello scacchiere tattico dell’allenatore piacentino è stato quello di riuscire a far convivere i tanti giocatori di talento a disposizione, schierando Milinkovic e Luis Alberto, protagonista assoluto fin qui, come mezzali, lasciando così spazio libero a Correa al fianco del bomber campano. Unica pecca, finora, nella stagione degli aquilotti, l’eliminazione prematura dall’Europa League, con soli 6 punti conquistati in un gruppo non proibitivo con Celtic, Cluj e Rennes.

Un rifiuto “Loco”… e via

E Simone Inzaghi è stato, senza dubbio, il fattore in più della squadra bianconceleste in questi anni; un rapporto, quello tra l’ex attaccante e la Lazio che, come tutte le grandi storie, è iniziato con una forte componente di casualità. Nell’estate 2016, infatti, alla guida della Lazio c’è “El loco” Bielsa, e Inzaghi, dopo alcuni mesi come traghettatore nel post-Pioli, è stato dirottato da Lotito alla Salernitana per fare gavetta. Il mister argentino, tuttavia, rispettando la fama del proprio soprannome decide di risolvere il contratto prima ancora di sbarcare in Italia, e Simone viene richiamato in tutta fretta alla base. Nasce così un ciclo in cui il tecnico emiliano si afferma come uno degli allenatori più capaci nel modellare la squadra sulle caratteristiche dei giocatori a disposizione, che porterà la Lazio a concorrere stabilmente per la qualificazione alle coppe europee e ad alzare, in Italia, una Coppa nazionale e due Supercoppe (tra cui quella recentissima del 22 dicembre con vittoria 3 a 1 sulla Juve). Non a caso, nelle ultime estati, più volte Inzaghi è stato accostato a club di vertice, dal Napoli fino alla stessa Juventus, con cui un accordo, prima della firma di Sarri, era sembrato davvero a un passo.

Ciro come Re Mida

Dalla panchina al campo, l’uomo simbolo di questa sorprendente Lazio è per forza di cose Ciro Immobile, attaccante di Torre Annunziata che dopo tanto girovagare tra l’Italia e l’estero a Roma ha trovato il suo habitat naturale dove rendere al meglio e tornare a segnare come solo al Toro era riuscito in carriera. Il numero 17 è una punta di quelle che sa come farsi amare dai propri tifosi: generoso, combattivo, e protagonista finora di una stagione in cui come Re Mida trasforma in oro qualsiasi pallone passi per i suoi piedi, grazie anche a dei meccanismi di squadra ormai collaudati che riescono ad esaltarne al meglio le doti. Qualità, quelle di Ciro, che probabilmente avrebbero potuto far comodo anche al Napoli, società a cui in passato diverse voci avevano avvicinato il centravanti torrese, ma che poi non si sono mai convertite in vere e proprie trattative, forse anche a causa della filosofia del presidente De Laurentiis che raramente si è mostrato propenso a trattare calciatori napoletani.

Quando Dries diventò MaraMertens

Le sfide tra biancocelesti e partenopei hanno sempre riservato emozioni, capovolgimenti di fronte e reti spettacolari. Nella scorsa stagione fu proprio un Lazio-Napoli ad inaugurare l’avventura partenopea di Carlo Ancelotti, poi purtroppo terminata come nessuno si sarebbe augurato, con un successo degli azzurri in rimonta per 2 a 1 siglato dalle reti di Milik e Insigne a ribaltare l’iniziale vantaggio del solito Immobile. Ma la sfida più spettacolare degli ultimi anni disputata all’Olimpico tra le due squadre è certamente quella del settembre 2017, quando i partenopei dopo la rete di De Vrij dilagarono per 4 a 1 nella ripresa. Tra le reti napoletane di quel giorno, firmate da Koulibaly, Callejon, Mertens e Jorginho su rigore, fu quella del belga ad essere consegnata alla storia, con un pallonetto dal vertice dell’area di rigore che valse a Dries il nomignolo di MaraMertens.

pubblicato su Napoli n.21 del 5 gennaio 2020