IL CONFRONTO

Il giovane Meret vs l’esperto Szczesny

La rivincita del portiere azzurro contro la Juventus che in porta si affida al gigante polacco, erede di Buffon

di Marco Boscia

Stasera alle 20.45, allo Stadio San Paolo, il Napoli ospita la Juventus dell’ex Maurizio Sarri. Nonostante l’attuale andamento degli azzurri in campionato, a Napoli quella con la Juventus è da sempre la partita più sentita della stagione e chi di sicuro vorrà provare a riscattarsi è il portiere partenopeo Alex Meret, espulso lo scorso anno al San Paolo. Di fronte a lui, dal lato opposto, saranno i guantoni del più esperto Wojciech Szczesny a difendere la porta dei bianconeri dagli attacchi del connazionale Arkadiusz Milik e dei suoi compagni.

Meret: la rivincita del friulano

Un’infanzia passata a rincorrere un sogno: riuscire a diventare uno dei portieri più forti d’Italia e del mondo. Alex Meret non ha mai pensato ad altro, ha lavorato, sudato e si è impegnato per riuscirci. Il percorso non è stato privo di difficoltà ma già ai tempi di Udine, a soli 16 anni, veniva considerato, da tutti gli addetti ai lavori, un predestinato dal futuro roseo. Da lì in poi è stato un crescendo: prima il debutto in Coppa Italia, poi il passaggio alla Spal, con cui si è guadagnato la Serie A e la titolarità nella stessa e, dopo alti e bassi dovuti ad un grave infortunio che ne ha rallentato la crescita, la chiamata del Napoli. Con Ancelotti in panchina ha esordito anche in Europa ma si è alternato spesso con Ospina, mentre Gattuso gli ha dato fiducia dal primo giorno scegliendolo come titolare. La voglia di scendere in campo domani è tanta, quella di riscattarsi anche: il portiere friulano venne difatti espulso l’anno scorso, generando non poche polemiche, nel tentativo di fermare Cristiano Ronaldo su un retropassaggio maldestro di Malcuit. Meret, anche in seguito alla recente papera contro l’Inter, adesso vuole ricominciare a sorridere, ed una vittoria domani, contro chi domina il campionato italiano da quasi un decennio, potrebbe ridare nuova linfa al Napoli e permettere al portiere partenopeo di rilanciarsi.

Szczesny: un’eredità importante

Primi passi mossi da giovanissimo in casa con il Legia Varsavia. Quindi il debutto in Premier League con la maglia dell’Arsenal. Nelle sue cinque stagioni a Londra, il gigante polacco si guadagna la convocazione in nazionale e si afferma come uno dei portieri più interessanti del panorama europeo. Arriva in Italia con la formula del prestito nel 2015 alla Roma: la prima stagione in giallorosso è altalenante mentre, nella seconda, la sua porta resta inviolata in ben 14 occasioni, record stagionale. Lo acquista quindi la Juventus a titolo definitivo per 12 milioni. A Torino fa da vice allo storico numero 1, ma esordisce sia in campionato che in Champions, riuscendo ad essere confermato per raccogliere la pesante eredità di Gigi Buffon, che lascia i bianconeri per accasarsi al Paris Saint-Germain. Nella scorsa stagione si afferma come uno dei portieri più continui, con un rendimento costante ed elevato che gli permette, anche con il ritorno di Buffon, di restare il titolare e di consacrarsi come uno dei migliori al mondo.

Alex si racconta

“Fin da piccolo ho sempre voluto fare il calciatore, non ho mai pensato a qualcos’altro. Fortunatamente non c’è mai stato un momento in cui ho pensato di non riuscire a farcela: è stato tutto un crescendo in modo graduale”

“Ho sempre fatto il portiere, non ho mai provato nessun altro ruolo. Mi piace perché è quasi uno sport diverso: sei da solo, devi comandare tutti i tuoi compagni, hai molte responsabilità e ti mette al centro dell’attenzione, ti spinge a dare sempre il massimo perché sai che sei l’ultimo uomo, quello decisivo”

Szczesny scherza e rivela il suo segreto

“Quando ero alla Roma il mio secondo era Alisson, che oggi viene considerato il miglior portiere al mondo. Ora sono alla Juventus e Buffon, sicuramente il migliore della storia, è il mio sostituto. Questo vuol dire che sono il miglior portiere del mondo e della storia del calcio?”

“Faccio meditazione da tre/quattro anni, da quando ero a Roma. Mi aiuta a migliorare mentalmente e poi mi alleno sempre come se stessi giocando i 90’. Il giorno dopo, poi, riguardo ogni mio contatto con il pallone, che sia con i piedi o con le mani. Solo in questo modo posso migliorare”

pubblicato su Napoli n.22 del 26 gennaio 2020