ECHI DAL SANNIO

Il futuro del Benevento si chiama Fabio Caserta

Il presidente Vigorito ha individuato nell’ex tecnico del Perugia lo stratega perfetto per plasmare una nuova squadra

di Gigi Amati

Il sì a Vigorito

Benevento e Caserta insieme. Non è l’unione di due capoluoghi campani per cercare magnifiche sorti e progressive, ma la Strega giallorossa che ha scelto Fabio Caserta per il nuovo assalto alla Serie A. Calabrese di Melito di Porto Salvo, 42 anni, Caserta ha detto ciao ciao al Perugia dopo averlo riportato in Serie B e dopo un po’ di tira e molla con gli umbri ha detto sì al presidente Vigorito che ha visto in lui il condottiero ideale per archiviare definitivamente la delusione, lo stratega giusto per far ripartire il cammino verso l’alto, la guida perfetta per plasmare un nuovo Benevento che possa di nuovo marchiare a fuoco con il proprio sigillo la Serie B, se possibile da salutare nuovamente da qui a una decina di mesi o poco più. Ha seguito istinto e ragione, come sempre, Vigorito quando ha dovuto scegliere come e da chi ripartire, ha metabolizzato rabbia e amarezza per quanto accaduto, le ha trasformate in energia – eolica, naturalmente, nel suo caso – ne ha fatto giusto carburante per la macchina giallorossa ed ha scelto Caserta, tecnico vincente ed emergente, ma emergente non soltanto perché vincente. Naturalmente fanno peso nel suo curriculum le promozioni in Serie B della Juve Stabia, 2019, e qualche mese fa del Perugia, imprese non di poco conto, né da trascurare, perché uscire vincenti dalla cosiddetta terza serie tutta sabbie mobili e lotta nel fango non è facile per nessuno. Caserta però è emergente – e predestinato al grande calcio – perché maneggia uomini e moduli con grande destrezza, non si lascia incatenare da numeri e schemini, semplicemente valorizza e fa lievitare tecnicamente la rosa: e se poi arrivano anche i risultati non è certo un problema, anzi.

Parola chiave: gruppo

E c’è poi una parola che brilla come oro nella carriera da allenatore di Caserta: gruppo. E accanto altre parole di facile comprensione e di altrettanta importanza: legame, coesione, unione, scudo. Lui è così per natura, con lui squadra e staff tecnico sono una cosa sola, un organismo di corpi e menti e cuori e respiri e muscoli che si muove compatto e determinato, una vera e propria garanzia contro le inevitabili pressioni che arrivano dall’esterno, l’unico banco di prova al quale testare una macchina complessa qual è una squadra di calcio con annessi e connessi.

La A nel mirino

Da calciatore Caserta ha giocato in Serie A con Catania, Lecce, Atalanta, Cesena dopo aver iniziato da Barcellona Pozzo di Gotto e da quattro anni di C2 a buon livello. Da allenatore ha cominciato quasi per caso con la Juve Stabia (era il secondo di Gaetano Fontana) e in seguito ha fatto il Supercorso con gente come Luca Toni, Paolo Montero, Thiago Motta, Walter Samuel e Andrea Pirlo. Adesso il suo presente e il suo orizzonte si chiamano Benevento, la sua panchina d’oro è quella giallorossa, il suo obiettivo è riportare la Strega in Serie A, dove per la seconda volta si è affacciata troppo brevemente pagando anche colpe non sue ed è scivolata sul più bello dopo aver lasciato tracce nitide e indimenticabili.

Vigorito leone, leopardo e provetto scacchista

Il lavoro di Caserta inizierà a breve dal ritiro di Cascia, dove metterà a punto il suo Benevento. Con sé avrà più o meno lo staff di sempre: l’allenatore in seconda Accursi, il preparatore atletico Chinnici, i collaboratori Inverno e Viola, il volto nuovo sarà l’allenatore dei portieri Gori che debutta nel ruolo. Guiderà, Caserta, un Benevento che ancora una volta prende forza ed energia dalla forza e dall’energia della società, che poi si traduce in forza ed energia del presidente Vigorito, un leone quando si tratta di difendere la propria creatura, un leopardo per la velocità di pensiero ed azione, ma anche un provetto scacchista quando si tratta di ponderare bene le proprie mosse.

Un nuovo Benevento sta nascendo

Archiviato Inzaghi e il corteo di gioie e dolori, feste e dispiaceri, Vigorito ha pensato ha soppesato ha valutato ha riflettuto, ed ha scelto Caserta. Ma ha anche rinforzato le fondamenta di una società già forte di suo – «non si costruiscono grattacieli sulle sabbie mobili» ama dire – e una traccia del suo fare, del suo agire la si trova anche nella scelta di affidare le redini dello staff medico giallorosso a Enrico D’Andrea, specialista in medicina fisica, fisiatria e riabilitazione, che lascia il Napoli dopo 16 anni ed ha scelto Benevento per continuare la sua preziosa opera. Il suo saluto all’ambiente azzurro ha commosso tanti per la profondità delle sue parole e la capacità di esprimere sentimenti profondi con parole semplici e dirette. Ma è la sua grande esperienza insieme con le capacità professionali e l’enorme passione per il proprio lavoro che ne fanno un altro pilastro sul quale sta nascendo il nuovo Benevento, quello che dovrà far battere ancora i cuori dei tifosi e sventolare le bandiere giallorosse, in una comunione d’intenti squadra-società-città che rappresentano da sempre l’ingrediente più semplice e insieme più difficile per vincere nel calcio.

pubblicato su Napoli n.41 del 26 giugno 2021