/TRADIZIONI E LEGGENDE

Il famigerato coccodrillo del Maschio Angioino

La leggenda relativa ad un animale sempre fedele servitore dei sovrani nella reggia che domina Piazza Municipio

di Paola Parisi

“Ci son due coccodrilli ed un orangotango” recita una celeberrima canzoncina per bambini, ma stavolta gli alligatori non sono due ma uno soltanto, giusto per non sembrare sboroni nei confronti dei nostri amici britannici che ne hanno avvistato uno vivo nel Tamigi. Ma noi restiamo umili, nonostante ne avessimo ben donde a darci delle arie in quanto la leggenda del Coccodrillo di Castel Nuovo o Maschio Angioino ha origini antichissime e “nobili” nel vero senso della parola perché ha a che fare con due sovrani: Giovanna II, moglie di Giacomo di Borbone, ed il re Ferrante d’Aragona i quali, sempre secondo la leggenda, avrebbero piazzato questo animale nel fossato del castello utilizzandolo per scopi non propriamente indicati al loro rango. La prima fu descritta da Carafa come una donna fascinosa, seducente, buona e di buon senso dedita ai facili amori. I primi apprezzamenti possono essere tralasciati ma ciò che induce a riflettere sono i restanti per il semplice fatto che da una sovrana buona e di buon senso ci si aspetta quantomeno dei fini “politically correct” (e tiriamo in ballo nuovamente i britannici!!) e invece? Si fa recapitare dall’Egitto un coccodrillo per disfarsi dei suoi amanti dopo aver copiosamente e scelleratamente copulato. E proviamo anche a metterci nei panni del corpulento rettile, il quale purtroppo per la dura legge della sopravvivenza si adatta e si sfama oggi di un soldato, domani di uno stalliere, dopodomani forse un marchese o un duca se gli va bene, immaginandolo inoltre in preda ad indigestioni di esseri umani con valori di colesterolemia, glicemia e creatinina alle stelle. E mai che unitamente ad uno di questi gli si venga lanciato un pantoprazolo o un pizzico di bicarbonato per alleggerirgli la vita. Ancora più sfortunato lo vede nelle grinfie di Ferrante d’Aragona, che pure lo adoperò come trita-rifiuti consegnandogli i corpi di baroni che tramavano congiure contro di lui … congiure vere o presunte?

Il sovrano non digeriva questa tipologia di persone … lui!! In tutto questo ambaradan ancora una volta la mente contorta e la ferocia umana supera abbondantemente quella animale. Lungi l’idea di voler salire su un pulpito a sentenziare e giudicare su chi affidare il ruolo della bestia ma per sua indole il coccodrillo ha svolto il suo ruolo e, malamente ricompensato del lavoro svolto, finisce a sua volta soppresso (curnut e mazziat), soffocato mangiando una coscia di cavallo ed infine impagliato ed appeso alla porta d’ingresso per atterrire chiunque passasse nelle adiacenze. Recentemente è tornata alla luce questa leggenda, si è nuovamente scritto dopo che è stato trovato uno scheletro di animale durante gli scavi della Metropolitana di Piazza Municipio. Chi attribuisce i resti ad un cetaceo, chi dice che è proprio la povera bestia costretta a divorare chicchessia ed il mistero non ha ancora trovato un felice epilogo, come un altro che ancora aleggia intorno non tanto alla sua figura ma alla sua specie e altrettanto non facile da risolvere ossia … il coccodrillo come fa?

Dalla leggenda alla realtà

I volontari della Galleria Borbonica hanno notato quello strano ritrovamento dal quale emergevano denti aguzzi, hanno immediatamente fermato le operazioni di scavo della Metro di P.zza Municipio. Il responsabile del percorso ipogeo di Chiaia, ha personalmente recuperato ogni parte delle ossa e ha fatto scattare la macchina delle verifiche. Anche se il ritrovamento è avvenuto nelle viscere di Pizzofalcone, è immediatamente volata la tesi della leggenda del mostro del Maschio Angioino. Sottoposte le ossa ritrovate a una datazione certa e, soprattutto, per comprendere di quale animale si trattava, con l’ausilio del carbonio 14 dal Circe-Centro ricerche per i beni culturali e ambientali dove viene utilizzato il metodo della spettrometria di massa con acceleratore, ha accertato che quelle ossa risalgono a un periodo compreso tra il 1643 e il 1666. I resti, poi sono stati affidati al Dipartimento di Scienze della terra della Sapienza-Roma che ha rimesso assieme tutti i reperti e ha eseguito studi accurati sulle caratteristiche dell’animale: si tratta di un coccodrillo del Nilo, proprio come quello della leggenda, anche se il Dipartimento riferisce a scopo cautelativo che l’attribuzione della provenienza del coccodrillo è certa solo al 95 per cento.

pubblicato su Napoli n.13 del 07 agosto 2019

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