L’APPROFONDIMENTO

Il calcio sta cominciando a pensare alla ripresa

In ballo ci sono circa 900 milioni di ricavi tra diritti televisivi, incassi da stadio, sponsor e mutualità per le serie minori

di Francesco Marchionibus

Il calcio italiano sta vivendo una grande agitazione di fronte alla eventualità di non concludere regolarmente la stagione in corso e di ripartire direttamente dalla prossima, e con il passare dei giorni aumenta la pressione sul Governo per programmare la ripresa degli allenamenti e poi delle attività agonistiche.
È evidente che si tratta di una questione essenzialmente economica, che i vertici del calcio, i club e molti degli stessi calciatori sono pronti a sostenere lasciando da parte le ovvie considerazioni sulla pericolosità di riprendere le competizioni in una fase in cui il virus non appare ancora debellato, ed anzi in alcune regioni italiane fa registrare ancora quotidianamente centinaia di morti e migliaia di contagiati.
Le cifre in ballo sono enormi: il calcio italiano nel suo complesso fattura circa 5 miliardi all’anno, di cui quasi l’80% proviene da serie A, B e Lega Pro tra diritti TV, introiti commerciali, vendita di biglietti e plusvalenze.
La mancata ripresa della stagione in corso potrebbe comportare la perdita di circa 900 milioni di ricavi (e questo già al netto dei minori costi da sostenere) tra diritti televisivi, incassi da stadio, sponsorizzazioni e mutualità per le serie minori (che sono legate agli introiti TV). Con un terzo della stagione non disputata, soltanto dai contenziosi che potrebbero sorgere relativamente ai contratti con Sky, Dazn e Img potrebbero derivare 380 milioni di mancati incassi.
Un impatto evidentemente molto importante sui conti dei club, e addirittura devastante per tante società soprattutto delle serie inferiori.
Ecco perché nelle settimane passate la FIGC e le Leghe hanno proposto al Governo una serie di misure utili a mettere in sicurezza il sistema calcio: dal riconoscimento della situazione di “forza maggiore” per prevenire i contenziosi con TV, sponsor e tesserati, alla sospensione dei canoni pagati per gli impianti, dal rinvio delle scadenze fiscali alla estensione della cassa integrazione ai giocatori di serie B e Lega Pro con stipendi fino a 50.000 euro.

Un altro fronte caldo per la riduzione dei costi è stato quello del taglio agli stipendi dei calciatori. La Lega calcio ha trovato una linea comune che prevederebbe la riduzione di un terzo degli ingaggi in caso di stop definitivo alla stagione e di un sesto se la stagione verrà portata a termine, ma i calciatori si sono opposti con forza alla proposta giudicandola addirittura, come affermato dal presidente dell’AIC Tommasi, “vergognosa”.
Gli interessi in ballo, insomma, sono tanti e tutti economicamente molto “pesanti”, e la stessa situazione riguarda ovviamente tutte le leghe calcistiche europee e mondiali.
La Premier League potrebbe perdere introiti per circa 1,2/1,3 miliardi di euro, la Liga spagnola e la Bundesliga si troverebbero ad affrontare minori introiti per circa 700/750 milioni mentre la Ligue One dovrebbe sopportare un danno pari a 500/600 milioni.
Per fronteggiare la crisi la English Football League e la Federcalcio Spagnola hanno varato misure a sostegno dei club, rispettivamente approvando lo stanziamento di un fondo da 50 milioni di sterline (circa 56 milioni di euro) in favore dei club professionistici e mettendo a disposizione dei club una linea di finanziamento di ben 500 milioni. In Germania invece le quattro società partecipanti alla Champions (Bayern Monaco, Borussia Dortmund, Lipsia e Bayer Leverkusen), hanno stanziato un fondo da 20 milioni per i restanti club di Bundesliga e Zweite Liga. In tutte le leghe, poi, si sta ragionando sul taglio degli stipendi dei calciatori.
Ma ora, ai primi segnali di calo o quantomeno di stabilizzazione dei contagi, si parla sempre più prepotentemente di ripresa delle attività.
Le ipotesi sulle date di avvio dei vari tornei, nazionali e internazionali, sono diverse e diversi sono gli scenari anche per quanto riguarda la durata e la formula delle competizioni, oltreché le ipotesi sulle inevitabili conseguenze per la prossima stagione.
In Italia, la FIGC ha già presentato al Governo un piano per la ripresa degli allenamenti e sta approntando quello per la ripresa delle partite.
Porte chiuse ai tifosi, viaggi in sicurezza con piloti e autisti controllati costantemente, controlli costanti a calciatori e staff tecnici e a tutti coloro che dovranno comunque accedere agli stadi (giornalisti, cameramen, manutentori degli impianti, ecc), e per i calciatori maxi-ritiro fino alla fine del campionato o rientro a casa ma con controlli strettissimi che riguarderanno il nucleo familiare che entrerà in contatto con loro.
Staremo a vedere. L’augurio, ovviamente, è che le decisioni vengano prese mettendo sempre al primo posto la tutela della salute di tutti coloro che saranno coinvolti dalla eventuale ripresa della stagione calcistica.

pubblicato il 20 aprile 2020