L’EDITORIALE

Il calcio, la recessione ed il calendario che verrà

Gianni Infantino vorrebbe cogliere l’occasione per riformare profondamente il mondo del calcio. Ci riuscirà?

di Giovanni Gaudiano

Lo spazio concesso dal forzato stop delle attività alle opinioni ed alle interviste ai personaggi pubblici propone ogni giorno una serie di interventi da cui scaturiscono naturali alcune riflessioni.
Nel numero di ieri mattina de “La Gazzetta dello Sport” è apparsa una ampia intervista al presidente della FIFA Gianni Infantino.
L’occasione è partita dal suo 50° compleanno ma poi il presidente si è dilungato sulla situazione venutasi a creare nel mondo del calcio per effetto del virus, che ne ha determinato la sospensione di tutte le attività.
L’intervento dell’italo-svizzero è apparso abbastanza equilibrato, razionale come nella caratteristica del presidente federale, forse solo in parte rivedibile quando si è parlato della possibilità che il calcio possa andare in recessione.
Infantino ha dovuto con candore ammettere come la Fifa abbia sostanze, nel caso specifiche riserve economiche, importanti ed ampie che si sono formate grazie all’attività calcistica e che a tale attività dovrebbero essere sempre e soltanto destinate.
È ovvio che la poltrona occupata a Zurigo abbia un forte valore politico che l’attuale presidente ha speso immediatamente, durante il suo primo mandato quasi per “riconoscenza” ai propri elettori, quando ha portato all’approvazione la nuova formula del Mondiale aprendo le porte a 48 squadre che dal 2026 se lo giocheranno nella fase finale.
Partendo da questa sua realizzazione, sembra strano sentirlo ora parlare di revisione dei tornei, di meno partite, di attenzione alla salute dei giocatori e come si diceva del rischio di una recessione che coinvolga il mondo del calcio.
Le disponibilità che la Fifa ha a sua disposizione sono notevoli e si sono formate grazie all’interesse dei grandi sponsor che assistono il governo del calcio mondiale nell’organizzazione dei grandi eventi.

Nel passato presidenti come il brasiliano Havelange, come Blatter e come Platini sono stati oggetto di attenzione particolare sull’argomento per avere gestito personalisticamente la propria carica. Infantino ha aggiunto anche di non avere specifiche paure e di essere ottimista di natura. Nei prossimi mesi queste sue tendenze saranno messe a dura prova, soprattutto se l’intero mondo del calcio per una volta tenderà verso risoluzioni più aderenti alla realtà, più al passo con i tempi, più ragionevoli.
Nel frattempo, quando la tempesta sarà passata, si aspetta di leggere e poi considerare quali saranno le scelte della Fifa sperando di poter assistere ad un’inversione di rotta che tenga finalmente in giusta considerazione il valore sportivo nel lavoro svolto in Svizzera.
E quindi ecco le parole del presidente che ci si augura non restino tali: «In futuro dobbiamo avere almeno 50 nazionali che possono vincere i Mondiali, non solo 8 europee e 2 sudamericane. E 50 club che possano vincere i Mondiali per club, non solo 5 o 6 europei. Ed una ventina di questi cinquanta saranno europei, il che mi sembra già meglio dei 5 o 6 odierni».
Il Mondiale per club, con la nuova formula, che si sarebbe dovuto giocare in Cina il prossimo anno è stato rimandato almeno sino al 2022 quando si dovrebbe giocare dal 21 novembre al 18 dicembre il Mondiale in Qatar.
Quando parla di alleggerire il calendario della stagione calcistica come pensa di organizzare il mondiale per club, il Mondiale in Qatar, che si giocherà in pieno autunno, le qualificazioni delle nazionali (compresa l’inutile Nations League), le coppe internazionali ed alla fine i campionati e le coppe nazionali? Come pensa di salvaguardare la salute dei giocatori tagliando il numero di partite, mentre gli impegni previsti sembrano orientati verso il contrario.
Come pensa di raggiungere il traguardo di ben 50 squadre nazionali capaci di vincere un Mondiale se nel calcio europeo, per non parlare nello specifico di quello italiano, i nomi dei club che si aggiudicano i campionati sono più o meno sempre gli stessi?
Ha considerato gli interessi economici delle società di calcio che oggi parlano di recessione, di perdite, di sospensione degli stipendi, etc?
Il compito che aspetta il presidente è gravoso e per poter portare a risultati importanti dovrebbe per una volta lasciare fuori dalla porta pressioni politiche e atteggiamenti ostili da parte delle grandi società. Sarà capace Infantino di imporsi e rivedere il mondo del calcio alla ricerca di un ritorno verso una maggiore normalità?

pubblicato il 24 marzo 2020