L’EDITORIALE

Il calcio italiano ha l’occasione per tornare con “i piedi per terra”

Il presidente Gravina può impedire che derive poco sportive e poco ortodosse prevalgano alla ripresa della stagione

di Giovanni Gaudiano

Il paese si è fermato e non si poteva fare altro.
Discutere adesso se questa decisione si poteva prendere prima serve a poco, anzi potrebbe essere deprimente. È singolare e preoccupante come negli ultimi giorni il contagio stia crescendo in Lombardia nella zona del bergamasco, l’ultima a fermarsi in campo calcistico con lo storico approdo ai quarti di Champions dell’Atalanta di Gasperini. Nessuno fa menzione di questo particolare, che invece dovrebbe avere un certo rilievo, mentre si fanno programmi su come si intenderebbe concludere la stagione favoleggiando variazioni, innovazioni e qualunquistiche risoluzioni. Per arrivare ad una decisione che non ha ancora il crisma dell’ufficialità, quella di rinviare gli Europei di calcio in programma a giugno, l’Uefa ci ha messo forse troppo tempo. La risoluzione potrebbe però tornare utile per pensare di concludere i campionati e le competizioni europee secondo il regolamento in vigore quando è iniziata la stagione.
Sentir dire al presidente federale che questa potrebbe essere l’occasione per provare la formula playoff e playout, anche per la serie A, è una sconcezza come quelle che troppo spesso si sentono nel mondo dello sport e in quello del calcio in particolare. Ci domandiamo, per assegnare lo scudetto e per decidere quali squadre retrocederebbero quante squadre dovrebbero partecipare al playoff ed al playout: quattro, sei, otto? Qualcuno dirà che è normale che si giochi lo scudetto tra le prime quattro che hanno diversi punti di vantaggio sulle altre, ma allora perché poi la quart’ultima, che magari ha solo un punto in meno della quint’ultima, dovrebbe rischiare la serie B?

La sede Uefa a Nyon

Una regola non può essere cambiata in corsa d’opera, questo Gravina dovrebbe saperlo. Sarebbe molto meglio non assegnare lo scudetto piuttosto che modificare le carte in tavola curando i soliti interessi. Il presidente ha detto che la casella vuota nel vincitore del campionato di quest’anno sarebbe mortificante. Si potrebbe ribaltare il concetto ma invece ci permettiamo di lanciare nel nostro piccolo una proposta.
Il campionato è fermo, i giocatori sono a casa e stanno in pratica facendo delle ferie aggiuntive a quelle previste nei contratti. Quando ci sarà la ripresa ci si potrebbe comportare pensando ad un’estate più corta, all’inizio della nuova stagione leggermente postergato a settembre con l’eliminazione della pausa natalizia, con un leggero spostamento della composizione delle coppe europee e della loro partenza e con un lasso di tempo tra i gironi e la fase ad eliminazione diretta ridotto.
Per quanto attiene ai contratti con i giocatori, a quelli con le televisioni, a quelli pubblicitari, va da sé che tutto il mondo del calcio si dia una seria e ragionevole regolata. Far slittare di 15 giorni o un mese la loro validità è una cosa possibile, basta volerlo. La verità è che tutto il mondo del calcio, delle televisioni, della stessa Uefa ha oggi il dovere di prendere atto, una volta e per sempre, che si tratta di una vita che raccoglie dei privilegiati, ai quali chiedere qualche minima rinunzia oggi appare impossibile. Il virus ha dimostrato, oltre ogni irragionevole dubbio, che si tratta di persone che non hanno nulla di speciale, a parte i privilegi, e che quindi dovranno piegarsi gioco forza alla serietà, alla ragionevolezza e ad un comportamento più sano a partire dai vertici federali.

pubblicato il 15 febbraio 2020