Eleonora Goldoni

IL NAPOLI AL FEMMINILE

Idee chiare e amore per la maglia e la città

Il presidente del Napoli Femminile Raffaele Carlino parla degli obiettivi da raggiungere nella prossima stagione

di Bruno Marchionibus

Le photo sono di Vincenzo De Rosa per la S.S.D. Napoli femminile

Napoli è una città creativa, e per chi fa un lavoro come il mio dove la ricerca e la creatività sono centrali avere tutte ragazze napoletane all’Ufficio Stile è un grande vantaggio». È così che Raffaele Carlino, patron di Carpisa e presidente del Napoli Calcio femminile, reduce dalla prima stagione in Serie A conclusa con una salvezza ottenuta all’ultimo respiro, spiega quanto l’essere napoletano rappresenti un’arma in più nelle sue attività imprenditoriali, tanto nell’ambito della moda che in quello sportivo. «Anche nella squadra di calcio, nei primi anni, la napoletanità ha fatto la differenza. Nel 2004, infatti, iniziammo con tutte giocatrici napoletane vincendo 4 campionati consecutivi. In seguito, purtroppo, è stato difficile mantenere questa forte componente partenopea in squadra perché, rispetto al Nord, qui c’era un po’ di titubanza in più da parte delle famiglie nel far giocare le ragazze a calcio. Ora, però, il movimento è in grande crescita, abbiamo un settore giovanile molto forte con più di 120 iscritte e la speranza è che proprio da lì riusciremo a pescare le campionesse del futuro».

Un contributo importante alla crescita del movimento è arrivato dal Mondiale 2019…

«Il Mondiale ha dato visibilità al nostro mondo, che si avvia verso il professionismo e a cui anche Sky sta dando spazio. Credo che un test importante sarà, nella prossima stagione, verificare quante persone verranno a vedere le nostre partite quando gli stadi riapriranno, seppur parzialmente».

Quanto sarà importante avere nuovamente il pubblico che assiste alle partite?

«Nella nostra scalata verso la Serie A abbiamo vinto i campionati anche grazie al supporto dei tifosi; al Collana, d’altronde, siamo stati capaci di avere anche tremila spettatori. A proposito di questo, purtroppo quella relativa agli impianti è una problematica della nostra città; lo stadio “I caduti di Brema” non è stato omologato e quindi ci trasferiremo a Cercola per i match e a Casamarciano per gli allenamenti. Questo la dice lunga su quanto sia difficile portare avanti il calcio femminile a Napoli; spero in ogni caso di rivedere tanta gente affollare gli spalti».

Riavvolgiamo il nastro della scorsa stagione. Qual è il suo giudizio sull’annata appena trascorsa?

«Di buono c’è stata solo la salvezza. Certamente non abbiamo fatto bene né noi in società, né l’allenatore e il direttore con cui avevamo iniziato la stagione. Da quando, invece, è subentrato Nicola Crisano come d.g. ci siamo strutturati a livello organizzativo e societario e credo che abbiamo piantato un seme importante per il prossimo torneo, dato che a parer mio i campionati si vincono anche fuori dal campo».

Il presidente Raffaele Carlino
È stato più complicato ottenere la salvezza o la promozione in Serie A l’anno precedente?

«La salvezza. Io lo scorso anno ho vissuto un vero e proprio incubo perché, nonostante mi fosse stato assicurato che la squadra poteva rientrare tra le prime cinque, dopo dieci giornate avevamo un solo punto in classifica. È vero che ce ne sono capitate di tutti i colori, dal Covid che ha colpito molte nostre calciatrici fino a una serie di decisioni arbitrali discutibili, ma tutto ciò non deve costituire un alibi. Con l’arrivo di Pistolesi in panchina, poi, abbiamo raccolto i 13 punti che ci hanno permesso di raggiungere la permanenza in massima serie; certamente, però, non era questo l’obiettivo di inizio stagione. Voglio aggiungere, ad ogni modo, che per me il risultato più importante è stato quello di aver fatto partecipare a questo progetto oltre 20 imprenditori campani, sia come sponsor che come soci».

A riprova del fatto che non sempre qui al Sud è impossibile fare squadra nel mondo dell’imprenditoria…

«Evidentemente gli amici che ho coinvolto mi vogliono bene e credono in quello che faccio perché, devo essere sincero, tutti quelli che ho interpellato hanno risposto presente con grande entusiasmo. I nostri sponsor sono tutti napoletani; possiamo quindi dire che la nostra squadra difende i colori di Napoli anche a livello societario, e proprio per questo meritiamo qualcosa di più del terz’ultimo posto dello scorso torneo. Anche quest’anno effettueremo un aumento di capitale e allargheremo il nostro azionariato popolare diffuso per far entrare nuovi soci; credo che, in fondo, l’unica arma a nostra disposizione per combattere l’egemonia delle grandi del Nord sia quella di fare squadra anche a livello societario».

Ha accennato al ruolo di Pistolesi nella salvezza; quanto è stato importante il suo arrivo?

«Pistolesi, così come Crisano, è stato determinante. Avendo vinto alla grande il campionato di Serie B, e ragionando col cuore, a inizio stagione mi ero affidato agli stessi interpreti che avevano ottenuto la promozione. La prima parte di annata, però, mi ha fatto capire che per affrontare la massima serie c’è bisogno di un allenatore e dirigenti che abbiano esperienza a questi livelli».

Una stagione complicata, insomma, che però è stata comunque un’esperienza da mettere a frutto nel futuro immediato…

«Certo. Sicuramente ci aspetta un campionato ancora più difficile perché dalla prossima annata retrocederanno tre compagini. Solo noi e il Pomigliano, tra l’altro, non abbiamo club maschili alle spalle; penso, tuttavia, che la passione con cui lavoriamo può ancora fare la differenza rispetto a squadre strutturate meglio di noi a livello finanziario, di impianti e per quanto riguarda tutto ciò che comporta avere il maschile alle spalle. Personalmente la lezione principale che ho imparato quest’anno è stata quella di dover essere meno “passionale” e più razionale nella scelta di dirigenti e calciatrici».

A proposito di calcio maschile, c’è mai stata l’idea di creare una collaborazione con il Napoli di De Laurentiis?

«Qualche telefonata da qualcuno vicino alla società azzurra l’ho ricevuta. Non ho nessuna remora a parlare con De Laurentiis; a me piace lavorare in sinergia e se ci dovesse essere qualche idea interessante che può fare il bene del Napoli femminile sicuramente sarei favorevole alla cosa, prendendo sempre qualsiasi decisione in base alle valutazioni fatte con tutti i soci a cui devo dar conto».

Il 27 luglio inizierà il ritiro a Rivisondoli. Quali sono gli obiettivi per la prossima stagione?

«La squadra è stata rivoluzionata, con la permanenza di sole quattro giocatrici. A dire il vero volevamo confermarne qualcuna in più, ma le straniere che avremmo voluto trattenere hanno fatto scelte di vita diverse. Ripartiamo dalla Goldoni, una delle ragazze più legate alla città di Napoli, che è molto seguita sui social ed è impegnata nel sociale; per me è lei l’icona del nuovo Napoli. Avremo ancora tra le nostre file anche la Popadinova e il capitano Paola Di Marino, un pezzo di storia del nostro club. L’obiettivo è di integrare a loro giocatrici di livello per assortire una squadra più competitiva rispetto a quella dello scorso anno. Io non parlo mai dell’aspetto tecnico, ma nella passata stagione la delusione è stata forte anche perché ho visto in alcuni elementi poco attaccamento alla maglia; quest’anno voglio una squadra di ragazze motivate che vengano a Napoli con amore per la squadra e per la città. Credo che, pur nel percorso di evoluzione che sta attraversando il calcio femminile, sia fondamentale non perdere i nostri valori e le nostre passioni».

pubblicato su Napoli n.43 del 24 luglio 2021