LE STORIE

I Vigili del Fuoco di La Spezia e lo Scudetto “dimenticato”

Non è la prima volta che il calcio deve adattarsi agli eventi della storia. Ecco il racconto del Campionato di guerra 43/44

di Bruno Marchionibus

Con il Paese completamente bloccato dall’emergenza Covid-19 anche lo sport ha dovuto temporaneamente chiudere i battenti e, mentre la lotta a questo nuovo e tremendo nemico silenzioso prosegue senza sosta, il mondo del calcio italiano si interroga su come e quando il campionato di Serie A potrà essere ultimato e fornire i suoi verdetti.
Molto, è chiaro, dipenderà da quanto ancora durerà la battaglia contro il Covid-19, e le soluzioni proposte in questi giorni sono le più disparate. Si va, infatti, dall’idea di completare “regolarmente” il girone di ritorno terminando così il torneo in piena estate a quella di disputare dei play-off, a quella ancora, più estrema, di cristallizzare la classifica all’ultima giornata giocata sul campo.
Una situazione, quella attuale, così unica e imprevedibile nel suo genere tanto che per trovare un qualcosa di analogo negli almanacchi bisogna tornare indietro fino agli anni della Seconda Guerra Mondiale. Anche in quel frangente gli eventi della storia spinsero il calcio a dover percorrere soluzioni alternative a cui, però, al termine della stagione non fu dato riconoscimento ufficiale.
È il 1943 e ben presto, dopo l’armistizio dell’8 settembre, l’Italia si ritrova sostanzialmente divisa in due. A Sud, dove si sono rifugiati la famiglia reale e il Capo del Governo Badoglio, avanzano gli Alleati, che tentano la risalita della Penisola attestandosi per mesi ai margini della Linea Gustav. A Nord, dove dopo essere stato liberato dai tedeschi Mussolini ha instaurato la Repubblica Sociale Italiana, la Wermacht ed i repubblichini sono contrapposti alle sempre più folte milizie partigiane decise a combattere per la libertà.
In questa situazione di caos e violenza anche il calcio deve adattarsi al momento e, pur di andare avanti tra mille e più difficoltà, la Federazione opta per dividere le squadre (ovviamente solo del Centro-Nord) in gironi “zonali” eliminatori. Le qualificate da questi raggruppamenti, poi, avrebbero disputato dei gironi semifinali a livello regionale le cui tre vincitrici si sarebbero contese il titolo in un mini torneo a tre a Milano.
Nel gruppo emiliano, per motivi logistici, c’è anche una squadra ligure, quella dei Vigili del fuoco di La Spezia, messa in condizione di partecipare alla competizione solo grazie ad un’intuizione di un suo dirigente, Giacomo Semorile. Nella città spezzina, infatti, in quell’autunno del’43 della società di calcio è rimasto poco o nulla; lo stadio “Picco” è stato bombardato ed il presidente Perioli è stato catturato dai tedeschi e deportato in Germania. A prenderne il posto è, appunto, Semorile, che ha la brillante idea di contattare il comandante della stazione dei pompieri locale, l’ingegner Gandino, per allestire insieme una compagine che possa prender parte al Campionato dell’Alta Italia. La neonata squadra, il gruppo sportivo del 42° corpo dei vigli del fuoco, rileva tutti i giocatori in forza agli aquilotti, con l’impegno di “restituirli” a conflitto terminato, e affida la guida tecnica a Ottavio Barbieri, già Campione d’Italia con il Genoa. In questo modo Semorile non solo riesce nell’intento di iscrivere la compagine al torneo, ma sottrae anche i suoi calciatori, divenuti di fatto vigili del fuoco, agli obblighi di leva.

Tra pericoli e spostamenti tutt’altro che semplici, i ragazzi viaggiavano in un’autobotte col pericolo costante di bombardamenti aerei, la squadra del 42° supera le fasi eliminatorie avendo la meglio di Parma, Fidenza, Busseto, Suzzara (2 volte), Carpi e Modena, ed il girone di semifinale disputando in realtà la sola partita, vinta, contro il Bologna, a causa delle rinunce di Lucchese e Montecatini.
Nel triangolare conclusivo, tenutosi nel capoluogo lombardo tra il 9 ed il 20 aprile del 1944, gli impegni per i liguri sono ben più probanti. Nell’incontro inaugurale gli spezzini si trovano di fronte il Venezia, che in quegli anni viveva il suo periodo di gloria, con cui pareggiano per 1 a 1. Il secondo match, poi, vede i vigili del fuoco contrapposti a quella che, di fatto, risulta ancora oggi una delle squadre più forti di tutti i tempi: il Grande Torino di Loik, Gabetto e Valentino Mazzola, Campione d’Italia in carica e che dopo la guerra si sarebbe cucito sul petto altri quattro tricolori consecutivi, serie interrotta solamente dalla tragedia di Superga. La leggenda narra che a tirar fuori l’orgoglio degli spezzini è un incauto gesto di Vittorio Pozzo, bi-campione del mondo e allenatore dei granata, il quale prima della sfida, pare, si reca dagli avversari per complimentarsi con loro, assicurandogli che i suoi non avrebbero infierito più di tanto. I novanta minuti che seguono, tuttavia, raccontano qualcosa di molto diverso. Angelini, numero 9 dello Spezia, porta i suoi sull’1 a 0, ma Silvio Piola, passato dalla Lazio al Toro dopo l’armistizio, pareggia i conti siglando uno dei suoi 290 gol in massima serie (record ancora imbattuto). Ancora Angelini, però, prima dell’intervallo regala un nuovo vantaggio ai liguri, che durerà poi fino al termine del match anche grazie alla traversa che salva i vigili del fuoco su un tentativo di Mazzola a poco dalla fine. Proprio Mazzola, in quella partita, è “vittima” di una memorabile marcatura a uomo da parte del libero Mario Tommaseo, che di quel gruppo sarà l’ultimo ad andarsene, il 2 novembre del 2006, pochi mesi dopo aver visto l’ultimo grande successo della Nazionale Italiana.
Il miracolo è firmato, e si completerà quando, con i ragazzi spezzini già in viaggio per rientrare in Liguria, i piemontesi batteranno il Venezia per 5 a 2, consegnando il titolo Nazionale allo Spezia. Un titolo di cui, purtroppo, almeno formalmente i ragazzi di mister Barbieri potranno fregiarsi per poco. L’8 agosto del’44, infatti, il riconoscimento di “Campioni d’Italia” viene disconosciuto dalla RSI, stesso provvedimento adottato anche dal Regno d’Italia due mesi più tardi, il 5 ottobre. Solamente nel 2002 la FIGC darà alla vittoria dei vigili del fuoco di La Spezia il valore di titolo “onorifico” (ufficiale ma non equiparabile allo Scudetto) riconoscendone l’alto valore etico e morale per il periodo e le condizioni in cui i liguri lo avevano conseguito, permettendo allo Spezia di poter esporre sulle proprie maglie un simbolo tricolore a ricordo di quell’impresa.
Settantasei anni dopo la cavalcata vincente dei Vigili del Fuoco, dunque, il campionato si trova nuovamente in un momento di incertezza su modalità e tempistiche di conclusione. Per scoprire quale sarà la scelta della Federazione non si può far altro che aspettare, sperando che quanto prima questo periodo nero diventi solamente un brutto ricordo. L’augurio, ad ogni modo, non può che essere quello che si trovi una soluzione che tenga conto di quanto fatto dalle compagini in gioco fino a fine febbraio, ma che permetta anche loro di giocarsi sul campo la possibilità di raggiungere i rispettivi obiettivi.

pubblicato il 27 marzo 2020