GIUDIZI SEMISERI

I giudizi (semiseri) su Napoli-S.P.A.L.

Lozano dribbla, Hysaj mette due cross. I Maya: “Vabbè che avevamo predetto la fine del mondo ma ora state esagerando”

di Bruno Marchionibus

Lobotka: L’uomo con la faccia più squadrata di un foglio da disegno tecnico dà, inevitabilmente, geometrie al centrocampo azzurro. Il neomelodico di Bratislava non fa sentire per niente l’assenza di Demme e, seppur ad ogni pallone toccato ci si chiede se stia per far partire l’azione o piuttosto il ritornello di “Annarè”, gioca una partita di qualità e quantità. Se continua così non sarà più lui il Gigi D’Alessio slovacco, ma Gigi D’Alessio il Lobotka napoletano. Stanmelodico.

Younes: Cose che avevo dimenticato durante la quarantena: il sapore della pizza, l’odore del mare, l’esistenza di Younes. Quando Amin viene inquadrato dopo essersi alzato dalla panchina, ho avuto la stessa sensazione di quando a una ricorrenza di famiglia vedi quel parente che sì ha una faccia conosciuta ma proprio non focalizzi chi sia. Me lo ha ricordato lui stesso presto, per fortuna, andando in gol al primo pallone toccato, che è un po’ come conquistare una ragazza già al primo approccio in chat. Latin lover.

Callejon: Certi amori non finiscono cantava Venditti. Non ci è ancora dato sapere dove sarà il futuro dello spagnolo, se nella Liga o nel prossimo spot della Birra Moretti, che con quel baffetto interpreterebbe in maniera magistrale. Ma fino all’ultimo secondo dell’ultima partita in maglia azzurra, possiamo essere certi che Calleti continuerà a dare dimostrazione dell’esistenza dell’anima lasciando la sua sul campo ad ogni partita. E’ proprio sicuro che non si può fare nulla perché questa storia possa proseguire anche nella prossima stagione? Come cantava sempre Venditti, Dimmelo tu Josè. Adda segnà baffetto.

Petagna: In una stagione in cui, per la Spal, andare in gol è perfino più difficile che trovare un centimetro di pelle non tatuata sul braccio di Petagna, il buon Andrea riesce a raggiungere quota 12 gol, e lo fa proprio al cospetto della sua futura squadra. Lo sguardo dopo il pareggio, con cui chiede quasi scusa, è un po’ come quello del ragazzo che incontra la tipa che gli piace mentre è in giro con un’altra, e vorrebbe dirle “No ma io penso a te, qua niente di serio eh”. Considerandone l’altezza e la struttura fisica, qualora restasse a Napoli il prossimo anno per Mertens più che la sua riserva potrebbe essere la sua custodia. Gigante buono.

Mertens: Dopo tre minuti, quando ancora il mondo del calcio non si è ripreso dalla visione di “Vita da Bomber” del magico trio Vieri-Ventola-Adani, infila il piede sotto al pallone come fosse un cucchiaio nel barattolo della Nutella e scucchiaia in rete l’1 a 0. Diverte e si diverte scambiando con Insigne con la stessa facilità con cui in questo periodo foto di ragazze in bikini sulla spiaggia conquistano like su Instagram. E dimostra ancora una volta che se nella botte piccola c’è il vino buono in Dries Mertens c’è proprio lo champagne. Pregiato.

Letica: Prima di questa settimana non disputava un match ufficiale da un anno e mezzo, che è più o meno lo stesso tempo da cui Hysaj non faceva arrivare un cross in area e Lozano non dribblava un avversario. Pronti via, già deve raccogliere il cucchiaio di Mertens dalla porta, poi, prima dell’intervallo, vede Callejon sfuggire a Reca e gonfiare la sua rezza, scritture diverse stessa pronuncia. Infine, nella ripresa, è Younes a punirlo ancora in un incontro in cui il povero portiere spallino è stato più assediato del Generale Custer a Little Big Horn. Bandiera bianca.

pubblicato il 29 giugno 2020