GIUDIZI SEMISERI

I giudizi (semiseri) su Napoli-Lecce

La “Lecce” non ammette ignoranza, il signor Antonio Giua ancora una volta non ammette l’uso del Var

di Bruno Marchionibus

Lapadula: Rifiutò il Napoli nell’estate del 2016 dichiarando di essere un grande attaccante e di non poter far panchina. E, dopo tre anni e mezzo in cui le sue prestazioni hanno ricordato sensibilmente quelle di fenomeni dell’area di rigore quali Berrettoni ed Erwin “Jimmy” Hoffer, è proprio a Napoli che per 90 minuti si traveste da Robert Lewandowski. Contro di noi tutti Scarpe d’Oro, contro gli altri tutti scarponi. Dura Lecce sed Lecce.

Milik: Lavora per la squadra come il playback ha lavorato per i Ricchi e Poveri a Sanremo. Nel secondo tempo prima prova a sfidare le leggi della fisica rischiando di spedire in orbita da un metro un pallone che nemmeno le astronavi a Cape Canaveral, venendo salvato dalla traversa che lo devia in rete, poi viene abbattuto da un difensore leccese in area come nemmeno il buon senso è stato abbattuto dalla tutina di Achille Lauro, ma per l’arbitro è simulazione. Condannato da innocente.

Koulibaly: Il suo ritorno era atteso come quello della circolazione a tratta intera della Linea 1. E, come per la Linea 1, bastano pochi minuti per capire che le cose non andranno esattamente come ci si attendeva. Sembra il lontano parente di quello che fino a un annetto fa era uno dei migliori difensori al mondo, mantenendo sì la sua quotazione di mercato sui 100 milioni, ma passando dall’unità monetaria degli Euro a quella delle Lire. A tratti l’impressione è che si tolga la maschera ed esca Miguel Angel Britos. Tratta Piscinola-Colli Aminei.

Mancosu: Manco(su) per niente il Lecce aveva ottenuto buona parte dei suoi punti in trasferta. Manco(su) una volta che il centrocampista dei giallorossi non dia il suo importante contributo alla causa salentina. Manco(su) i cani che capiti per sbaglio che contro di noi sulle punizioni non diventino tutti Roberto Carlos i mancini e Zico i destri. Non ce ne va Manco(su) una buona.

Mertens: Entra in campo a inizio secondo tempo e fornisce subito a Milik l’assist dell’1 a 1, mostrandosi ancora una volta provvidenziale come uno sciopero nazionale il giorno in cui a scuola c’era compito in classe di matematica. Prova a dare rapidità ed imprevedibilità all’attacco azzurro mostrando una effervescenza degna dello sponsor Acqua Lete sulla maglia. In attesa di tempi migliori.

Giua: A parte che ha un cognome che in realtà non si capisce se sia un cognome o il diminutivo di Giuann (Giovanni), rifiuta di andare a vedere al Var un rigore su Milik grande più o meno come tutta Fuorigrotta. Afferma “Decido io” come gli antipatici bambini che, da piccoli, portavano il loro pallone al parco e si ponevano per questo al resto del mondo come se fossero il Segretario delle Nazioni Unite. Evidentemente, a creare sudditanza agli arbitri, sono le maglie a strisce a prescindere dai colori. Cornutone ca pe’ sta via mo te ne vai.

pubblicato il 10 febbraio 2020