GIUDIZI SEMISERI

I giudizi (semiseri) su Napoli-Juventus

Mi sa che l’unico modo per vedere che faccia farebbe Ronaldo se vincesse una finale con la Juve è creare un filtro apposito su FaceApp

di Bruno Marchionibus

Meret: Come milioni di ragazzi italiani in questi giorni, Alex è chiamato ad un importante esame di maturità, dove la commissione però non è formata da membri interni ma da Cristiano Ronaldo, Dybala e Douglas Costa. Pronti via e il portierone azzurro già si supera su CR7, facendo intuire agli juventini che per forzare la sua saracinesca più che schemi d’attacco ci vorrebbe solamente un piede di porco. Sempre sul pezzo ad ogni tentativo juventino come programmi e giornali di cronaca rosa ad ogni rottura tra Stefano De Martino e Belen, il suo capolavoro è il rigore parato a Dybala, col quale dimostra che per il futuro a livello di portiere il Napoli, per citare Totò ne “La banda degli onesti”, ha già una portineria ben avviata. Divieto d’accesso.

Telecronaca RAI/Inno d’Italia: Passa qualche minuto e già la domanda della serata è “In telecronaca c’è Rimedio, ma c’è un rimedio per questa telecronaca?”. Quanto all’inno, sta facendo il giro del web la “gaffe” di Sergio Sylvestre che ne dimentica e quindi ne salta una strofa. Onestamente, però, non c’è tanto da prendersela col giovane artista, dato che l’emozione è umana, quanto con chi, pur essendoci tanti gobbi presenti allo stadio, non ha pensato di mettergliene uno avanti con il testo scritto. Bene ma non benissimo.

Maksimovic: La sorpresa più bella che la gestione Gattuso ha avuto in Serbo per noi. E mentre su Retequattro andava in onda “Pensavo fosse amore invece era un calesse”, su RaiUno tutti noi abbiamo potuto ammirare “Pensavo fosse Cannavaro invece era Nikola”. Il numero 19 avanti all’area azzurra si rivela un posto di blocco che non lascia passare nessuno, e non c’è autocertificazione che tenga. Segna anche dagli undici metri, ed è in uno stato di forma così dominante che non è Maksimovic ad indossare la mascherina per paura del CoronaVirus, ma il CoronaVirus ad indossare la mascherina per paura di Maksimovic. Leader Makismo(vic).

Cristiano Ronaldo: All’Olimpico ci sono due portoghesi. Uno è scattante, carismatico, gioca con astuzia e supera ampiamente la sufficienza in pagella; l’altro è Cristiano Ronaldo. Il secondo rappresentante del Portogallo in campo dopo Mario Rui si fa vivo solamente dopo pochi minuti con un tiro respinto da Meret, poi gioca una partita più anonima di una chiamata col “#31#”. Nota a margine: l’acconciatura di CR7 ricorda qualcosa…ecco, diciamo che col suo look Cristiano ha dimostrato che se come dice il suo portiere c’è chi ha un bidone dell’immondizia al posto del cuore, c’è anche chi ha un sacchetto della spazzatura al posto dei capelli. Non pervenuto.

Insigne: Il più vivace dei tre lì davanti, da quando si è ricongiunto mentalmente con Napoli e col Napoli, come direbbe Pino, è tutta n’ata storia. Prima prova ad illuminare la serata dell’Olimpico su calcio di punizione come, nell’intervallo, i riflettori in studio illuminano il volto di Paola Ferrari, poi si rende nuovamente pericoloso chiamando Buffon agli straordinari. Batte un rigore che è la trasposizione fedele dal vocabolario al campo da gioco del termine “perfezione”. Quando alza la Coppa poi, la gioia è così grande che da oggi non saranno i tifosi del Napoli a dire “godo come un riccio”, ma i ricci a dire “godo come un tifoso del Napoli”. L’or(enzo) di Napoli.

Buffon: Ha talmente tanti anni di carriera sulle spalle che si può dire che quando iniziò a giocare a Roma le competizioni “sportive” non si tenevano all’Olimpico ma ancora al Colosseo. Dimostra di essere ancora un grande portiere quando, salvando su Maksimovic e poi su Elmas nel finale, rischia la scomunica per aver causato nei milioni di tifosi napoletani la più grande jastemma collettiva della storia dell’umanità. Per fortuna del Napoli, però, prima dei rigori nessuno lo avvisa del fatto che si trattava sì di una finale, ma non di Champions, e quindi avrebbe anche potuto provare a parare qualche penalty e a vincerla. Spiazzato.

pubblicato il 18 giugno 2020