GIUDIZI SEMISERI

I giudizi (semiseri) su Napoli-Juventus

Ma è lecita questa cosa che la Juve è iscritta contemporaneamente sia al campionato di calcio che a quello di pallamano?

di Bruno Marchionibus

Insigne: Se Hamsik negli anni è riuscito nel miracolo di cancellare l’avversione del popolo napoletano per il numero 17, Insigne in una sola serata riesce in quello di trasportare la notte di San Lorenzo da agosto a gennaio. Trascina compagni e pubblico come fosse Leonida alle Termopili e dimentica la sua storica love story con “’O tiro aggiro” per fare sempre la giocata giusta al momento giusto. Dà il là al gol di Zielinski come l’avviso “Donne…” dà il là all’arrivo dell’arrotino, e sigla il 2 a 0 con una rete che, per tornare a San Lorenzo, ha lo stesso meraviglioso effetto di una stella cadente che attraversa il cielo. Santo subito.

Manolas: Se l’esercito greco avesse avuto a disposizione un Manolas così, la guerra di Troia sarebbe stata vinta in 10 giorni invece che in 10 anni. Come cantava Rino Gaetano, “a Mano(las) a Mano(las)” prende in mano la difesa azzurra, tanto da far pensare a Ronaldo che, quando si trova Kostas davanti, la sigla “MSC” sulla maglia del napoletano stia per “Mo so ca…voli”. Achille senza tallone.

Cristiano Ronaldo: Con questa acconciatura stile sacchetto dell’umido fa pensare che, la prossima estate, più che in Asia la tournée della Juve si terrà all’ASĺA. Chiamandosi Cristiano, trova giustamente il gol (con un bel guizzo) sulla cosiddetta giocata dell’Ave Maria, ma per il resto viene contrastato perfettamente dalla retroguardia azzurra. Perché se uno scoglio non potrà arginare il mare, Hysaj, Manolas, Di Lorenzo e Mario Rui possono anche arginare CR7. Messo in scacco.

Higuain: A Napoli, nell’anno dei 36 gol, era tirato fisicamente, aveva tutti i capelli in testa e portava il “9” dei grandi centravanti sulla schiena. Adesso, alla Juventus, ha la pancetta, è stempiato ed indossa un anonimo “21”. Legittimo sorge il dubbio: è l’aria di Napoli a fare bene o quella di Torino a fare male? Higuachi?

Demme: Se io fossi stato calabrese e fossi stato chiamato ieri alle urne, mi sarei presentato in cabina elettorale forte dello slogan “Né Lega né 5 stelle, ma solamente Diego Demme”. Sembra l’uomo giusto al momento giusto; dà i tempi al centrocampo come un coreografo ai suoi ballerini ed in fase di non possesso, più che marcarli, gli avversari li stalkerizza, seguendoli fin dentro lo spogliatoio. È praticamente in ogni zona del campo, e in tutti modi, in tutti i luoghi e in tutti i laghi. Uomo ovunque.

Zielinski: Dal Vangelo secondo Ringhio: “Tu sei Piotr, e su questo Piotr fonderò il mio centrocampo”. Tornato nell’ultimo mese nella sua posizione di mezzala si riprende tutto quello che è suo, e anche di più. Incide la “Z” di Zielinski tra le maglie della difesa bianconera come fosse Zorro col Sergente Garcia, e regala al popolo partenopeo un urlo di gioia che mancava da tanto, troppo tempo. NaPolacco.

Dybala: Presentarsi al San Paolo da argentino, mancino, col numero 10 sulla schiena e la maglia della Juve è più inopportuno che entrare nel giardino di casa di Valentino Rossi impennando su un cinquantino. Il “Picciriddu”, così lo chiamavano a Palermo, stasera diventa piccolo non solo di nome, ma anche di fatto, al cospetto di una sontuosa difesa azzurra. Se c’eri non ti ho visto.

Hysaj: Dimenticato da Ancelotti come quel parente di cui nessuno ricorda l’esistenza e che ricompare solo nelle feste comandate, nelle gerarchie di Gattuso si ripropone, in senso più che positivo, come la peperonata dopo un paio d’ore che l’hai mangiata. Nella sua zona di competenza anticipa in più occasioni qualsiasi juventino provi a impensierirlo, prevedendone le mosse come si prevede il finale delle barzellette più scontate alla terza parola. Hysaj l’Ultima?

pubblicato il 27 gennaio 2020