GIUDIZI SEMISERI

Ora De Laurentiis non può più nascondersi

Quando l’Inter schiera Bastoni e il Napoli torna nel formato Coppe è Fabian a mettere Scopa con un sinistro che vale Oro, anzi Denari

di Bruno Marchionibus

Fabian Ruiz: Se Sandokan aveva la sua perla di Labuan, stasera il Napoli si gode la perla di Fabian. Le parabole che disegna col mancino sono così perfette, quasi mistiche, che assieme a quelle del Vangelo saranno studiate nel Catechismo di tutte le chiese di Napoli. Nel finale la stanchezza si fa sentire tutta e, nonostante le sostituzioni fossero già finite, chiede il cambio con l’espressione di chi sta pensando: “Nell’Inter Sensi è uscito, ma se resto in campo altri 30 secondi io i Sensi li perdo proprio e mi accascio qui: salvatemi”. La tigre della penisola iberica.

Lukaku/Lautaro: Questa sera, al Meazza, gli attaccanti dell’Inter sono come la nebbia a Milano per Totò e Peppino: ci sono, ma non si vedono ( e non si toccano). Sia il belga che l’argentino si schiantano contro il muro azzurro come fossero auto durante un crash test, e nessuno dei due riesce a illuminare la serata e ad accendere, per i propri tifosi, Luci a San Siro. Fratelli Caponi (che siamo noi).

Ospina: Ha sempre lo stesso sguardo spaesato di un pugile al termine di 15 round in cui ha preso solo mazzate, ma nelle rare occasioni in cui viene chiamato in causa risponde sempre presente e nel finale salva la porta azzurra tanto che, più che David, si meriterebbe honoris causa il nome di Salvatore. Nota a margine: non è che voglio contestare questa cosa che sia così bravo coi piedi, ma ad ogni rimessa dal fondo la mia serenità d’animo mi abbandona come Bugo ha abbandonato Morgan sul palco dell’Ariston. Totore Ospina.

Skriniar/D’Ambrosio: Allo slovacco, che riesce a prendere un giallo dopo nemmeno due minuti, bisognerebbe spiegare che il fatto di avere vicino Barella non lo autorizza a provare pronti via a stroppiare gli avversari. A Danilo, invece, che un tuffo così si potrebbe giustificare solo se avesse visto una cosa di soldi, e anche cospicua, a terra nell’area napoletana. Puntini sulle i. 

Callejon: Parafrasando leggermente il famoso “effetto farfalla” si può dire che il battito d’ali di una farfalla in Cina può causare una caduta di Callejon dall’altro capo del mondo. Concetto che, poi, si può tradurre nel più napoletano “Josè basta nu soscio (un soffio) e va n’terra”. Le astuzie di Calleti, però, fanno rifiatare e guadagnare metri alla squadra ogni volta che ce n’è bisogno. D’altra parte, se è vera la teoria delle intelligenze multiple, per cui di tipi di intelligenza ne esistono molteplici, è vero anche che Josè li possiede tutti. Vecchio volpone.

Conte: “Basta co’ sti llacrime, nun me fido cchiù ‘e te guardà”, questo è l’incipit di un celebre brano di Eduardo De Crescenzo, che però, probabilmente, il mister salentino non ha mai avuto modo di ascoltare. Inizia a lamentarsi al primo minuto di gioco e va avanti fino alla conferenza post-partita, quando affermando che la rosa del Napoli è superiore a quella dell’Inter rischia di porsi al di là della labile linea di confine che esiste tra il vittimismo e le manie di persecuzione. E’ un grande allenatore, nessuno lo nega, ma a piangere troppo si rischia di trasformare lo stadio in una piscina, e a far sospendere così le partite per impraticabilità del campo. Valle di lacrime.

Mario Rui: Si trova sulla sua corsia di competenza a dover arginare Moses, uno che già dal nome si propone da quel lato di aprire la difesa azzurra come le acque del Mar Rosso. Ci riesce tutto sommato bene, e nel finale gioca anche qualche minuto da capitano. Memorabile la scena in cui prova ad aggrapparsi alla maglia di Lukaku ma viene trascinato per mezzo campo dal belga con la forza di un motoscafo tanto che, più che una partita di calcio, per un attimo sembra che a San Siro stia andando in scena una gara di sci nautico. A spasso con Romelu.

pubblicato il 13 febbraio 2020