LE CITTÀ DELLA CHAMPIONS

Here comes the… Champions League

L’immortale musica dei Beatles, la magia unica di Anfield e tanto altro ancora. Questa è Liverpool

di Bruno Marchionibus

La storia della città da John a… John

È strano come, a volte, nelle circostanze in cui una persona viene al mondo possa esserci già scritto qualcosa del suo avvenire. Il 9 ottobre del 1940, infatti, mentre nei cieli del Regno Unito infuria la Battaglia d’Inghilterra e Liverpool viene colpita da un massiccio raid aereo della Luftwaffe, Alfred Lennon e Julia Stanley nei corridoi del Maternity Hospital festeggiano la nascita del loro primogenito John. Ironia della sorte, quel bambino nato tra le bombe avrebbe inciso poco più di trent’anni dopo il brano pacifista più celebre di tutti i tempi, Imagine, diventando uno dei maggiori promotori del movimento di protesta contro la Guerra del Vietnam e, soprattutto, avrebbe formato insieme a Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr il quartetto che, partendo dal Cavern Club in Matthew Street, sarebbe stato in grado di conquistare in pochi anni il mondo registrando quasi duecento canzoni e dando eterno lustro alla città capoluogo del Merseyside: The Beatles.
Città, quella di Liverpool, la cui genesi è generalmente fatta risalire all’anno 1207, quando un altro John, il John Lackland (Giovanni Senzaterra) entrato nei libri di storia per la Magna Charta che fu costretto dai baroni a promulgare e nella tradizione popolare per essere l’acerrimo nemico di Robin Hood e Riccardo Cuor di Leone, concedeva con un proprio atto la qualifica di “libera città” al villaggio di Liuerpol, che fu ben presto dotato di un porto data la sua posizione strategica di centro situato sull’estuario del fiume Mersey ed affacciato sul Mare d’Irlanda.

Una città vivace dai musei fino ad Anfield

La parabola dei Beatles, ad ogni modo, è solo la massima espressione artistica di una città che nel corso dei decenni ha sviluppato una particolare propensione per ogni forma di arte, dalla musica e la poesia alla pittura e la scultura, tanto da essere stata insignita del titolo di Capitale Europea della cultura nel 2008 e da avere ospitato, nello stesso anno, i MTV Europe Music Awards. Dalla Walker Art Gallery, dove sono esposte opere della scuola preraffaellita, alla Tate Liverpool, la galleria d’arte moderna più nota del nord del Paese, fino alla Liverpool Philarmonic Hall, “casa” della Royal Liverpool Philarmonic Orchestra, la città, sede di due Università, di numerose biblioteche e di un rinomato festival biennale di arte contemporanea, mostra una vivacità espressiva che ad ogni partita del Liverpool, squadra principale del capoluogo assieme all’Everton, si trasferisce anche sugli spalti di Anfield ed in particolare nella curva della Kop. È qui che il celeberrimo “You’ll never walk alone”, brano che un altro famoso gruppo cittadino, Gerry and the Peacemakers, propose in Europa negli anni ‘60 prendendolo in prestito da un musical americano del 1945, la fa da padrone trascinando i Reds e contribuendo a rendere, per gli avversari, il “This is Anfield” presente all’ingresso sul terreno di gioco un monito da non poter prendere sottogamba.

Un’economia fondata sul porto e sulla musica

È proprio l’aspetto artistico ed il posto di rilievo che ancora oggi i Beatles occupano nella cultura di massa che hanno, a partire dagli anni ‘90, richiamato nel secondo centro urbano del Paese per importanza un gran numero di turisti, contribuendo così ad una fase di ripresa dell’economia della città che dal dopoguerra in avanti era stata falcidiata dalle problematiche legate alla chiusura di numerose fabbriche ed alla disoccupazione culminate, nel 1981, nei disordini di Toxteth Riots, nel corso dei quali per la prima volta la polizia inglese usò gas lacrimogeni contro i civili.
Una città che, a dire il vero, già nei secoli precedenti aveva vissuto periodi in cui le contingenze del momento la avevano posta di fatto al centro del mondo. A inizio Settecento, di fatti, la chiusura del vicino porto di Chester, contestualmente alla costruzione del primo bacino acqueo artificiale d’Inghilterra fecero di Liverpool il primo polo portuale del Regno Unito, primato sfruttato al meglio quando con l’apertura dei commerci verso le Indie Occidentali (incentrati anche, purtroppo, sulla tragica tratta degli schiavi) sui moli della Mersey transitava il 40% del commercio mondiale.
Una centralità rispetto alle rotte intercontinentali, quella del porto cittadino, rimasta intatta fino ai primi anni del Novecento, quando la città inglese diventa uno dei principali punti di collegamento tra il Vecchio Continente e gli Stati Uniti, meta dei principali flussi migratori del periodo. Da Liverpool, inoltre, secondo i piani originari avrebbe dovuto salpare il Titanic in seguito “dirottato” a Southampton.

A tavola molto più che fish and chips

Immancabile, per chi si trovi a visitare la città, è poi qualche sosta a sfondo culinario per assaggiare le specialità tipiche del luogo, o, magari, per ritrovare in ristoranti italiani come “La Cucina di Vincenzo” sapori mediterranei anche in una terra così gastronomicamente diversa. Quanto alle pietanze made in Great Britain, assieme ai grandi classici inglesi del fish and chips e del pudding tra le portate più caratteristiche di Liverpool possono annoverarsi il wet nelly, dolce della cucina povera realizzato con pane raffermo, burro e frutta secca e servito, da tradizione, con crema pasticciera, e la scouse, piatto cittadino per antonomasia a base di carne (manzo o agnello) e contorno di verdure e patate, di cui una versione consigliata è quella del Boot Room Restaurant nei pressi di Anfield Road. Quanto ai pub, luogo di aggregazione per eccellenza nella cultura anglosassone, non può che, naturalmente, esserci l’imbarazzo della scelta.

pubblicato sull’inserto di Napoli n.18 del 23 novembre 2019