/ IL CONI

Gli occhi del mondo saranno su Napoli

Sergio Roncelli, presidente regionale del CONI e delegato al coordinamento delle Universiadi, traccia un bilancio sulla manifestazione

di Bruno Marchionibus

«Lo sport internazionale ha voglia di tornare nella Vecchia Europa, dove ci sono bellezza, arte e cultura; si è stanchi dei posti avveniristici con tanta tecnologia ma poca storia».

A parlare è Sergio Roncelli, presidente del CONI Campania e delegato al coordinamento delle Universiadi, il quale esordisce così nello spiegare cosa una manifestazione di tale importanza può portare in dote alla città di Napoli e quale sia, d’altro canto, la marcia in più che il capoluogo campano può offrire alla rassegna.

Presidente Roncelli, cosa significa per Napoli ospitare un evento come le Universiadi?

«Parliamo di una manifestazione seconda solo alle Olimpiadi. A Napoli verranno atleti di 128 nazioni, quindi saremo sotto gli occhi di tutto il mondo, il che rappresenterà una vetrina importante per poter mettere in mostra le bellezze della nostra città e far conoscere le nostre capacità organizzative. Nulla come lo sport riesce a mostrare in maniera immediata l’immagine positiva di un popolo».

Una rassegna di questo tipo, inoltre, ha il merito di avvicinare i giovani a sport considerati erroneamente “minori”

«Assolutamente, anche grazie ai tanti campioni che in questi mesi ci hanno supportato. Come organizzazione avevamo bisogno di 5000 volontari, per i quali avevamo riscontrato qualche difficoltà di reclutamento. Difficoltà superate non appena, come CONI, abbiamo messo in campo stelle dello sport come ad esempio Oliva e Rosolino, capaci di coagulare i giovani intorno all’evento. Grazie alle Universiadi, tanti ragazzi potranno avvicinarsi a tutte le discipline, e questo resterà come un’onda lunga che avrà effetti positivi sullo sport per oltre un decennio».

Negli ultimi mesi, assieme a questi campioni, avete organizzato incontri in numerose scuole per presentare l’evento ai ragazzi. Che esperienza è stata?

«Molto positiva. In questo periodo le istituzioni classiche sono venute un po’ meno; a volte i giovani non ascoltano le famiglie e gli insegnanti, ma quando gli si presenta un campione dello sport recepiscono subito, invece, i messaggi che l’atleta vuole trasmettere loro».

Gli impianti sportivi napoletani grazie a questa rassegna hanno subito un restyling. Per quanto riguarda il futuro, crede che i miglioramenti apportati rimarranno come lascito di questa manifestazione?

«Diciamo che a Napoli per sistemare gli impianti c’è bisogno di grandi eventi. L’ultima volta fu nel’63 con i Giochi del Mediterraneo, ma da allora abbiamo perso i pezzi. In quest’occasione la Regione ha optato per non costruire nuove strutture, ma rinnovare quelle già esistenti. L’importante sarà, a manifestazione conclusa, fare in modo che ci sia una gestione tale da conservare ciò che è stato fatto, e nel perseguire questo obiettivo il CONI e le Federazioni si schierano in prima linea».

In particolare il Collana, dopo anni bui e complicate dispute legali, riaprirà i battenti. Lo stadio vomerese recupererà una piena funzionalità anche ad Universiade terminata?

«Sul Collana preferisco non esprimermi, dato che è una situazione complicata da dirimere sulla quale sono intervenute delle sentenze. L’augurio è che torni all’antico splendore e che, e su questo al momento ho segnali positivi, venga tutelato sia chi ha avuto dai giudici l’incarico di gestire l’impianto sia chi, per anni, ha portato avanti la struttura provvedendone alla manutenzione».

In conclusione, si ritiene soddisfatto a pieno di come è andata avanti l’organizzazione di queste Universiadi?

«Sì. Devo dire che ci sono stati ritardi incredibili, ma non per colpa nostra. Il Brasile ha rinunciato all’evento, e noi ce lo siamo visti assegnare con due anni di ritardo; delle scelte sbagliate a livello nazionale, poi, hanno fatto perdere altro tempo. Però da quando, lo scorso settembre, la cabina di regia è diventata tutta campana, con Basile commissario e direttore dell’Agenzia regionale delle Universiadi e con me incaricato da Malagò di gestire come CONI l’organizzazione, il tutto ha preso un’accelerata positiva senza più intoppi. La verità è che in Campania siamo bravissimi a gestire le situazioni di emergenza, che riusciamo a risolvere in maniera rapida ed efficace; qualcuno ha detto che gli svizzeri dovrebbero prendere esempio da noi su come si risolvono i problemi (ride, ndr)».

pubblicato sull’inserto dedicato alle Universiadi di Napoli n.11 del 16 giugno 2019