IL NAPOLI IN EUROPA

Gli anni Sessanta e le prime soddisfazioni

In attesa di tornare in campo per la Champions riviviamo alcune delle esperienze europee del Napoli del passato

di Francesco Marchionibus

All’inizio degli anni Sessanta il Napoli, passata l’epoca dei grandi bomber Jeppson e Vinicio, vive stagioni di sofferenza con una continua altalena tra la serie A e la serie B. Ma è proprio in questi anni che la squadra azzurra si riaffaccia in Europa, riuscendo anche, dopo una prima non indimenticabile apparizione nella Coppa delle Alpi del 1960, a ben figurare.
Tutto nasce nella stagione 1961-62: il Napoli è in serie B e al termine del girone di andata si trova nei bassifondi della classifica nonostante le grandi ambizioni di inizio campionato. A questo punto il presidente Lauro decide di esonerare il mister Baldi e di sostituirlo con il giovane allenatore della Scafatese, l’argentino Bruno Pesaola, già compagno di squadra di Jeppson e Vinicio nel Napoli di qualche anno prima. Il Petisso rigenera la squadra, che può contare su buoni giocatori come Ronzon, Amos Mariani, il giovane Gigi Simoni e l’argentino Juan Carlos Tacchi, e dopo una bella rimonta conduce i partenopei al secondo posto in campionato, che vale la promozione in Serie A.
Ma non è finita qui, perché sull’onda dell’entusiasmo gli azzurri si aggiudicano la Coppa Italia battendo per 2-1 la SPAL nella finale di Roma con il gol decisivo di Ronzon a poco più di dieci minuti dalla fine, e conquistano così il diritto a disputare l’anno successivo la Coppa delle Coppe. E sarà proprio il torneo europeo a regalare ai partenopei le maggiori soddisfazioni della stagione ‘62-‘63, visto che purtroppo il campionato si chiuderà con una nuova retrocessione. La squadra è praticamente la stessa dell’anno precedente, con i soli innesti del giovane attaccante brasiliano Canè e dell’esperto centrocampista argentino Humberto Rosa.
Al primo turno di Coppa delle Coppe gli azzurri sono opposti alla squadra Gallese del Bangor City, e dopo la sconfitta per 2-0 dell’andata e il 3-1 del San Paolo tutto viene deciso nello spareggio di Londra: gli azzurri si impongono per 2 a 1 con la doppietta di Rosa che sigla il gol decisivo a cinque minuti dalla fine ribattendo in rete una respinta del portiere avversario su tiro di Fanello. Allo spareggio viene deciso anche il turno successivo, contro gli ungheresi dell’Ujpest Dozsa, ma questa volta la vittoria è più agevole con gli azzurri che già nel primo tempo si portano sul 3 a 0 con i gol di Fanello, Ronzon e Tacchi e alla fine vincono la partita per 3-1.
Il Napoli accede dunque ai quarti di finale, nei quali affronta l’OFK Belgrado: anche in questo caso sconfitta per 2-0 in trasferta e vittoria 3-1 al San Paolo con qualificazione rinviata allo spareggio che si gioca il 3 aprile a Marsiglia. Gli azzurri, che si presentano alla sfida decisiva in formazione rimaneggiata, riescono a pareggiare con Canè il gol iniziale di Samardzic e a quel punto la partita sembra apertissima. Al 36’ del primo tempo però il centravanti Fanello reagisce ingenuamente a un fallo di Gavric e viene espulso dall’arbitro francese Barbereau. Nel secondo tempo gli Jugoslavi approfittando della superiorità numerica passano subito in vantaggio, poi un Napoli coraggiosissimo sfiora più volte il pareggio con Mariani e Fraschini ma a pochi minuti dalla fine ancora Samardzic chiude la partita: gli azzurri escono dal torneo a testa alta e l’OFK va in semifinale. La delusione è grande, ma la prima vittoria internazionale degli azzurri, seppure in un torneo di minore prestigio, è rimandata solo di qualche anno.
Il Napoli che affronta la stagione 1965 – 66 è molto ambizioso: Il presidente Lauro ha condotto una campagna acquisti esaltante, che ha portato a Napoli i fuoriclasse Altafini e Sivori, prelevati dal Milan e dalla Juventus per 280 e 90 milioni, oltre agli ottimi Nardin e Stenti, e la squadra può contare anche su altri giocatori di livello come l’astro nascente Juliano, il Portiere Bandoni, i difensori Panzanato e Zurlini, il confermato Canè e i veterani Ronzon e Tacchi. Gli azzurri in effetti sono protagonisti di un ottimo campionato che concludono al terzo posto con 45 punti, a cinque lunghezze dall’Inter campione e ad appena un punto dal Bologna.

In Europa la squadra di mister Pesaola è chiamata a giocare la Coppa delle Alpi, un torneo certo meno importante rispetto a Coppa dei Campioni, Coppa delle Coppe e Coppa delle Fiere (l’antenata della Europa League), ma che proprio per questo si presenta alla portata del Napoli. Al torneo, giunto alla sesta edizione, partecipano quattro squadre Italiane e quattro svizzere, che si affrontano in un girone unico in cui ogni squadra gioca contro le quattro avversarie dell’altra nazione. Per l’Italia oltre ai partenopei sono in lizza la Juventus di Del Sol, Salvadore e Cinesinho, il Catania dell’ex azzurro Fanello e la Spal, in cui gioca il ventenne Fabio Capello.
La prima partita del Napoli è contro la selezione Losanna/Zurigo e gli azzurri, trascinati da uno scatenato Altafini, autore di una tripletta, si impongono per 4 a 0. Dopo quattro giorni si torna in campo per affrontare il Basilea, ancora una volta Altafini illumina la scena con tre reti e il Napoli, sospinto anche dalla grande prestazione di Sivori e dal gol di Montefusco, si impone per 4 a 2. Il terzo incontro è con lo Young Boys, ed è di nuovo 4 – 2: dopo undici minuti gli azzurri sono già in vantaggio di due gol grazie a Sivori e Canè e alla fine di un primo tempo letteralmente dominato il risultato è di 4 a 0; nella ripresa il Napoli rallenta e gli svizzeri limitano il passivo segnando il secondo gol proprio al 90’.
A questo punto Napoli e Juventus sono appaiate in testa alla classifica con 6 punti e per l’assegnazione della Coppa saranno decisive le partite dell’ultima giornata, con il Napoli chiamato a confrontarsi con il Servette e la Juventus con la selezione Losanna/Zurigo. Gli incontri si svolgono in contemporanea il 16 giugno 1966, ed il mister Pesaola per la gara decisiva manda in campo Cuman, Adorni, Zurlini, Stenti, Panzanato, Emoli, Canè, Montefusco, Altafini, Sivori e Bean. Gli azzurri questa volta partono male, sembrano svogliati, e gli svizzeri ne approfittano per andare a segno al 30’ con Heury e concludere in vantaggio il primo tempo.
La Juventus intanto sta perdendo 2 a 0 ma Pesaola, che teme la rimonta dei bianconeri e soprattutto vede i suoi troppo poco determinati, convince lo speaker dello stadio ad annunciare invece che la Juve sta vincendo 2 a 0; poi va negli spogliatoi e con la falsa notizia del vantaggio bianconero dà la scossa ai calciatori azzurri, provocando soprattutto la reazione dell’ex juventino Sivori, “nemico” personale dell’allenatore dei bianconeri Heriberto Herrera.
Grazie all’astuzia del Petisso, nel secondo tempo il Napoli entra in campo trasformato, Sivori trascina i compagni e i gol di Canè, Bean e Montefusco ribaltano la partita: Napoli-Servette si conclude 3-1 e gli azzurri vincono il loro primo trofeo internazionale tra le risate del mister che confessa ai calciatori lo stratagemma utilizzato all’intervallo per motivarli. La squadra azzurra, ricca di campioni e di talento, sarà protagonista in Italia anche nelle stagioni successive, conquistando un brillante quarto posto nel campionato ‘66-‘67 ed arrivando vicina allo scudetto con il secondo posto alle spalle del Milan nella stagione 1967-1968.
Per conquistare ancora la ribalta europea invece si dovrà attendere un altro decennio, ma questa è un’altra storia…

pubblicato il 20 maggio 2020