LA RIFLESSIONE

Gattuso ride poco anche se parla molto

Il tecnico alla vigilia della gara di oggi pomeriggio all’Olimpico ha tenuto una conferenza stampa che sembrava un “de profundis”

di Giovanni Gaudiano

Gli dicono che sorride poco, anzi nulla, e lui risponde che non vede la ragione, pensando che il sorriso appartenga ai comici, ai giullari.
Gattuso non ha capito o forse ha fatto finta di non capire. L’osservazione si riferiva a quel suo modo di essere, era così anche a Milano, serioso, quasi stesse parlando di cose davvero importanti.
Eppure è stato giocatore, conosce il campo, lo spogliatoio, qualcuno nel passato ha anche detto che era uno dei leader in nazionale.
Diciamo che la leggerezza, l’ironia, la giovialità di sicuro non sa cosa siano e pare dopo questo periodo trascorso a Napoli ci siano anche delle crepe nella sua concezione dell’amicizia.
Con sussurri appositamente pilotati ha iniziato a parlare della preparazione atletica della squadra pianificata da chi lo ha preceduto. Ed Ancelotti per sua (di Gattuso) ammissione è un amico, un maestro, un professionista a cui lui non si può paragonare.
“Alla faccia del caciocavallo” direbbe Totò.

Oggi pomeriggio il Napoli di Gattuso e De Laurentiis all’Olimpico contro la Lazio si gioca molto.
Si gioca la credibilità, la tranquillità – una nuova sconfitta potrebbe aprire scenari impensabili solo due mesi fa – e quindi una buona fetta dell’intera stagione.
La brusca inversione di tendenza nella preparazione atletica sta provocando preoccupanti infortuni a ripetizione, probabilmente perché andavano previsti percorsi differenziati e non coram populo.
Dal mercato pare oramai siano arrivati due centrocampisti, sarebbe bene ricordare come Ancelotti ne avesse chiesto uno in estate e come la società non avesse fatto nessuno sforzo per accontentarlo, sino a rimediare in zona Cesarini con l’acquisizione del giovane Elmas, un elemento sicuramente di qualità ma non ancora pronto per una squadra che doveva lottare al vertice del campionato.
In conclusione l’augurio potrebbe essere che i giocatori, disinteressandosi di quest’atteggiamento tra il cadaverico e da “asino in mezzo ai suoni” del loro tecnico, ritrovino loro la gioia di giocare insieme e di battersi con convinzione per portare a casa la posta piena e svoltare definitivamente.

pubblicato l’11 gennaio 2020