L’ALTRA COPERTINA

Fulvio Rillo: il Benevento ripartirà da zero

È necessaria una programmazione a lungo termine per tornare in A e la scelta di Fabio Caserta è un’importante scommessa

di Lorenzo Gaudiano

La stagione in Serie A da poco conclusasi ora è in archivio. Certo la delusione è ancora cocente se si ci si pensa, ma è arrivato il momento di lasciarsela alle spalle e cominciare a guardare avanti.
Il presidente Oreste Vigorito si è preso tutto il tempo necessario per valutare e scegliere l’allenatore più adatto alle esigenze della squadra e della società. È Fabio Caserta l’uomo scelto per ripartire, programmare un futuro che avrà come obiettivo il ritorno nel campionato dei grandi attraverso una serie di step che comprendono la valorizzazione del settore giovanile, il ringiovanimento generale della rosa e l’impianto di una struttura societaria ancora più stabile, anche se su questo ultimo punto si è detto che il Benevento è sempre stato forte ed all’avanguardia tra i tanti club che militano in A da anni.
A parlare della stagione che verrà e dell’allenatore chiamato ad una sfida importante dopo le promozioni dalla C con Juve Stabia e Perugia è Fulvio Rillo, titolare dell’azienda Rillo Costruzioni, uno degli sponsor del Benevento Calcio, insieme al padre Andrea ed al fratello Gabriele. Una realtà consolidata del Sannio a cui Rillo appartiene dall’età di 18 anni e che si è aperta nel tempo al mondo del calcio.

Ha raccontato che l’entrata in azienda è avvenuta dopo il conseguimento del diploma perché suo padre le disse che c’era bisogno di lei…

«Era l’inizio degli anni 80 e mio padre, una volta conseguito il diploma, mi disse che non potevo continuare gli studi perché occorreva qualcuno che lo aiutasse a portare avanti un’azienda a quei tempi in grandissima crescita. Era un periodo di grande boom lavorativo nel settore delle costruzioni. Quindi sono stato catapultato in azienda alla precoce età di 18 anni, diventandone già amministratore».

Avrebbe voluto laurearsi in Economia e commercio, ma si può dire in fondo che in azienda ha finito per interessarsi della parte commerciale?

«Sì. Mio padre mi ha trasmesso il DNA del lavoro. Quando ho cominciato a lavorare in giovane età nell’azienda di famiglia, sin da subito con l’esperienza ho portato avanti un percorso importante di crescita sul campo che naturalmente mi ha consentito di svolgere le mie mansioni nel modo migliore e più adeguato possibile. È inevitabile che l’innovazione richieda aggiornamenti continui e che quindi si finisca sempre sui libri a studiare per adeguarsi ai tempi che corrono velocemente».

Lei è Vice Presidente di Confindustria a Benevento con delega alla Programmazione Territoriale e Infrastrutture, componente del Consiglio Direttivo di ANCE nel cui ambito è Presidente della Cassa Edile. Tante cariche operative che comportano una grande applicazione personale e soprattutto numerose responsabilità. Per gestire tutto questo al di là dell’azienda di famiglia, che sacrifici è costretto a fare ogni giorno?

«Se ci si vuole occupare di tutte queste attività come le svolgo personalmente, sono necessari un grande spirito di sacrificio e soprattutto una forte consapevolezza che tutte queste mansioni purtroppo finiranno per sottrarre tempo a qualcos’altro, per esempio la famiglia. Tra i vari impegni in azienda e nelle varie associazioni il tempo scorre e per fare tutto non basta una giornata lavorativa di 8 ore, ma di 12/13. Ad esempio il ruolo di Presidente della Cassa Edile presenta responsabilità di tutti i generi, perché si tratta di un contesto dove circolano importanti risorse economiche da gestire al meglio. Già in passato c’è stato un fallimento e Benevento purtroppo non ci ha fatto una bella figura, anche se ora siamo riusciti a rimetterla in pista con bilanci sempre in ordine, coinvolgendo il più possibile il personale addetto. Posso dirmi soltanto contento di quanto è stato fatto da parte di tutti».

Lei ha anche giocato a calcio a buon livello, la sua ultima partita prima di appendere le scarpette al chiodo è stata a 50 anni. Come ci è riuscito e che messaggio possiamo inviare ai giovani pensando alla sua longevità agonistica?

«Il calcio purtroppo non è un divertimento, ma è fatto soprattutto di sacrifici. Occorre spesso rinunciare a tanti piaceri della gioventù, per esempio andare in discoteca, uscire con la propria fidanzatina o stare in compagnia degli amici. Se non si fanno sacrifici, magari si può ugualmente diventare dei campioni ma si finisce per non avere vita lunga nel calcio. Il fisico è come una macchina, va curato quotidianamente. Non mi sono pentito di tutto quello che ho fatto, anzi il mio rimorso è quello di non poter giocare più».

Il calcio è la passione anche dei suoi figli. Il primo, Andrea, purtroppo ha dovuto smettere prematuramente per un infortunio; il secondo, Francesco, è un terzino e sta facendo esperienza. Lo rivedremo al Benevento?

«Per ora è stato convocato per la preparazione estiva, poi naturalmente si vedrà nelle prossime settimane. L’esperienza con la Casertana è stata importante soprattutto per il fatto che si trattava di una squadra composta da quasi tutti giovani. Per quanto lì lo aspettino, il Benevento è la sua priorità, anche perché il primo amore non si scorda mai».

Per il Benevento si è chiusa una stagione che poteva andare diversamente. Cosa prevale adesso: delusione, rabbia o la convinzione che in A il club sannita può ritagliarsi il suo spazio?

«Può trovare il suo spazio in massima serie, anche se la delusione è ancora cocente. In questo momento non mi va di individuare eventuali colpevoli, perché quel che è fatto è fatto. Bisogna prenderne atto e limitare gli errori in futuro. Sinceramente sono stato più contento in occasione della prima retrocessione, perché vedere sugli spalti circa 20000 tifosi incitare comunque la squadra nonostante la posizione di classifica e i canali televisivi esaltare quest’atteggiamento sportivo mi ha emozionato molto. Invece quest’anno è stato doloroso, quando si assapora la salvezza che poi scappa di mano la delusione viene spontanea».

È stato doloroso non permettere ai tifosi di assistere a questa seconda esperienza in A. Nella prossima stagione dovrebbe tornare il calore popolare sugli spalti. Quanto ha pesato quest’anno l’assenza del pubblico, soprattutto nelle gare decisive?

«Il Vigorito è una piccola bomboniera. Il pubblico sugli spalti vale come un dodicesimo uomo la cui presenza in campo si avverte. Il clima con gli stadi vuoti è stato diverso. Da sponsor infatti ho assistito alle partite e sembravano degli allenamenti. L’atmosfera sarà diversa».

Chiudiamo parlando di Fabio Caserta. Due promozioni in B con Juve Stabia e Perugia e il ritorno in A come obiettivo che per la sua carriera sarebbe uno step ulteriore. Che squadra gli verrà affidata?

«Si tratta di una importante scommessa. Ha fatto benissimo in Serie C, ma in Serie B c’è davvero tanta concorrenza. La scelta del presidente Vigorito rappresenta il segnale nei confronti della città e del pubblico che bisogna ripartire da zero. Bisogna immaginare l’anno prossimo nell’ottica di un progetto che solidifichi ancora di più questa realtà per arrivare a riconquistare la massima serie. Il presidente sicuramente allestirà una squadra non solo all’altezza ma anche più giovane, continuando a valorizzare il settore giovanile, perché è importante che vengano fuori da lì giocatori da impiegare in prima squadra».

pubblicato su Napoli n.41 del 26 giugno 2021