La Dacia Arena

/ LA COMPETIZIONE

Europeo Under 21 – Una vetrina di campioncini

Al via in Italia e San Marino la competizione europea per nazionali che avrà per protagonisti i giocatori del domani

di Bruno Marchionibus

Tre gironi per sei città ospitanti

Inizieranno il 16 giugno e si concluderanno il 30 gli Europei Under 21 in programma in Italia e San Marino. Per la seconda volta nella storia della rassegna, dopo l’edizione di Polonia 2017, a prendere parte alla manifestazione saranno dodici nazionali, divise in tre raggruppamenti da quattro squadre ciascuno. A qualificarsi per le semifinali saranno le prime classificate di ogni girone più la migliore seconda. Il Gruppo A, in cui sono stati inseriti di diritto gli azzurri di Gigi Di Biagio in quanto padroni di casa, comprende anche la Spagna, giustiziera proprio della selezione italiana due anni fa, la Polonia ed il Belgio. Il Girone B, invece, vedrà i tedeschi, campioni in carica, affrontare Danimarca, Serbia ed Austria, mentre nel Gruppo C a giocarsi il passaggio del turno con Inghilterra e Francia saranno Romania, assente dal 1998, e Croazia. Sei le città nelle quali si giocheranno le ventuno gare in programma: Bologna (Stadio Renato Dall’Ara), teatro dell’esordio dell’Italia contro le Furie Rosse e di una semifinale; Reggio nell’Emilia (Mapei Stadium), dove si disputerà l’altra semi; Udine, con lo stadio “Dacia Arena-Friuli” pronto ad ospitare la finale; Cesena (Stadio Dino Manuzzi); Trieste (Stadio Nereo Rocco) e Serravalle (Stadio Olimpico) per San Marino.

Tante le pretendenti al titolo insieme all’Italia

Tra le principali antagoniste dell’Italia nella caccia alla Coppa è da annoverare sicuramente la Spagna, vera e propria bestia nera degli azzurrini e come sempre composta da numerosi giovani interessanti. Pretendenti alla vittoria finale sono anche la Germania, vincitrice proprio sugli iberici due anni fa e pronta a difendere il titolo, e l’Inghilterra, desiderosa di sfruttare l’onda dell’incredibile stagione disputata dalle squadre di club inglesi in Europa. Occhio anche alla Francia; i “galletti” mancano dalla fase finale del torneo dal 2006 e senza dubbio affronteranno i quindici giorni italiani vogliosi di ottenere il gradino più alto del podio. Oltre alla conquista del titolo di Campione d’Europa, inoltre, la rassegna continentale assegnerà alle quattro semifinaliste anche i pass per le Olimpiadi di Tokyo della prossima estate, eccezion fatta per la rappresentativa inglese, non aderente al CIO, che se dovesse raggiungere le semifinali sarà sostituita dalla vincente dello spareggio delle restanti seconde.

Il primato degli azzurrini nell’Albo d’Oro

L’attuale format dell’Europeo di categoria affonda le sue radici negli anni ‘60. Dopo aver subito varie modifiche, la competizione assunse la denominazione attuale a partire dal 1986; nel ‘94, poi, per la prima volta semifinali e finale si disputarono in un singolo paese organizzatore, mentre è solo dal 2000 che la formula ha iniziato a prevedere dei gironi eliminatori. L’Italia, cinque volte campione, è la nazionale con più titoli in bacheca. Dopo la finale persa nel 1986 contro la Spagna dai ragazzi di Vicini, molti dei quali quattro anni più tardi furono i protagonisti delle indimenticabili Notti Magiche, gli azzurrini si sono aggiudicati tre edizioni consecutive della Coppa tra il ‘92 ed il ‘96 sotto la guida tecnica di Cesare Maldini. Tra i tanti campioncini avvicendatisi in quegli anni Peruzzi, Toldo, Panucci, Nesta, Inzaghi, Vieri, Totti, Buso e Fabio Cannavaro, questi ultimi due proclamati migliori giocatori della rassegna rispettivamente nel ‘92 e nel ‘96. Successi italiani anche nel 2000, con Tardelli in panchina ed in campo i futuri Campioni del Mondo Pirlo, protagonista assoluto del torneo, Gattuso e Zambrotta, e nel 2004, quando De Rossi e Gilardino guidarono la squadra di Claudio Gentile al trionfo sulla Serbia. Sconfitta in finale per la selezione azzurra, invece, nel 2013, con Verratti, Insigne ed Immobile fermati sul più bello dalla stratosferica Spagna di Alcantara, Isco e Morata. Toccherà ai ragazzi di Di Biagio, dunque, provare a conquistare per la sesta volta l’Europeo, combattendo anche con una tradizione sfavorevole che accompagna le nazionali di casa; solo in una circostanza infatti, l’Olanda nel 2007, la squadra ospitante ha alzato la Coppa al cielo.

La Germania vincitrice nel 2017
Come si è arrivati al format attuale

È la Challenge Cup, trofeo risalente agli anni ‘60, la prima competizione internazionale tra selezioni giovanili che può essere considerata un’antenata diretta dell’attuale Europeo Under 21. Tale Coppa, riservata all’epoca alle nazionali Under 23, era basata su una formula simile a quella adottata nel pugilato: la squadra campione in carica poteva mettere in palio il titolo in una partita secca a cadenza non prestabilita. Questo format venne presto abbandonato e sostituito dai Campionati Under 23, comprendenti più nazionali, che nelle tre edizioni disputate videro un dominio dell’Est Europa con i successi di Cecoslovacchia, Ungheria ed U.R.S.S. Nel 1978 la UEFA, considerando troppo ampio il divario tra Under 18 ed Under 23, abbassò il limite di età all’Under 21, riservando a tali compagini la partecipazione alla rassegna che nel 1986 ottenne la denominazione attuale. A metà degli anni ‘90, decennio dominato dai colori azzurri dell’Italia, la manifestazione iniziò ad essere disputata in un unico paese ospitante, e dal 2000 nella fase finale furono introdotti anche due gironi eliminatori. Le ultime modifiche apportate al format dell’Europeo di categoria sono giunte nel 2007, anno a partire dal quale la competizione è stata spostata negli anni dispari per evitare la concomitanza con Europei UEFA e Mondiali FIFA, e nel 2017, quando nell’edizione in Polonia per la prima volta i raggruppamenti sono diventati tre, con l’innalzamento del numero delle partecipanti a dodici.

pubblicato su Napoli n.11 del 16 giugno 2019