Ciro Cozzolino, titolare di Eton Textile assieme alla sua famiglia

/ STORIE NAPOLETANE

Eton Textile: Dalla Campania all’Europa

L’azienda di famiglia guidata da Ciro Cozzolino ha raggiunto nel tempo una dimensione sia locale che internazionale

di Lorenzo Gaudiano

Fuori fa freddo, un vento forte ha abbassato vertiginosamente la temperatura atmosferica. Entriamo nel deposito di Eton Textile all’Interporto di Nola ed immediatamente l’accoglienza di Ciro Cozzolino, titolare dell’azienda insieme alla sua famiglia, ci restituisce un po’ di calore. Tra le presentazioni di routine, qualche risata e un viaggio nel passato con i vecchi ricordi che straripano come un fiume in piena inizia la chiacchierata con il Sig. Ciro, che affabilmente ci dedica il suo tempo nonostante l’ennesima giornata lavorativa sia giunta al termine. Ercolanese doc, è proprio con lui che ripercorriamo le origini di un’azienda capace non soltanto di affermarsi sul territorio campano, ma anche di estendere il proprio raggio d’azione nei confini sia nazionali che internazionali. «È dal 1975 che sono nel campo dei tessuti. Prima lavoravo per la Società Italia (la compagnia di navigazione di bandiera italiana leader nel trasporto di passeggeri e di merci ndr). I meravigliosi transatlantici Michelangelo e Raffaello, vanto della marineria italiana, erano il nostro fiore all’occhiello».

Quindi da marittimo ad imprenditore.

«Mio padre era nel settore delle pelli, faceva l’ambulante. Io lavoravo sulle navi da crociera, mentre mio fratello Vincenzo era dipendente di concerie. Quando scesi dalle navi e mio fratello lasciò il settore di pelletteria, cominciammo ad aiutare nostro padre nella sua attività».

Da qui comincia la storia di Eton Textile.

«Per necessità abbiamo iniziato come ambulanti. Ad Ercolano vendevamo una vasta gamma di tessuti acquistati grazie all’amicizia, alla fiducia e al sostegno di persone del posto. In seguito ci siamo specializzati nel foderame, perché i fratelli di nostro padre erano grossisti conosciuti e ben introdotti in questo settore. È così che la nostra avventura è cominciata nel nostro primo deposito, un 6×6, ad Ercolano».

L’azienda si occupa della produzione e distribuzione di tessuti da uomo. Come mai vi siete specializzati soltanto nel settore di abbigliamento maschile?

«Come ho detto prima, prima di dedicarci ai tessuti ci occupavamo di foderami. Nella nostra progressiva trasformazione curavamo sia l’abbigliamento maschile che quello femminile. Quest’ultimo, però, portava con sé tanti fattori di rischio a causa delle stampe, dei colori e della moda. Abbiamo preferito intraprendere prevalentemente la strada dell’abbigliamento maschile, dove le percentuali di rischio sono sicuramente più limitate. Del resto, rispetto alla varietà stilistica e cromatica delle donne, gli uomini abitualmente tendono a vestirsi sempre in blu, grigio e nero con trame ricorrenti a quadri o righe. La moda maschile per consuetudine ripropone ciclicamente gli stessi modelli».

Questa scelta naturalmente ha pagato.

«In Campania e nel territorio nazionale abbiamo costruito il nostro fatturato e nel corso degli anni siamo riusciti grazie alla nostra determinazione ad acquisire una dimensione sempre più europea. Nel mondo dell’imprenditoria è assolutamente vietato fermarsi. Di conseguenza abbiamo dovuto ampliare il nostro raggio d’azione al di fuori dei nostri confini, elevandoci dal nostro status di azienda locale. L’ambizione di crescere non c’è mai mancata e i nostri figli e nipoti in questo senso ci hanno dato una grande mano».

Ha parlato di giovani. L’azienda ha saputo far fronte all’evoluzione del settore anche grazie a loro apporto?

«Se non ci si adegua al progresso dei tempi, qualcosa poi si paga. Grazie al contributo di forze giovani ed idee nuove siamo riusciti ad affrontare i cambiamenti nel nostro settore in maniera adeguata, riuscendo a dare vigore a quella che si sarebbe potuta trasformare in una mentalità di commercio antico, se non gestita al passo con i tempi. L’alternativa era tornare in quel famoso deposito 6×6 da cui tutto ha avuto inizio».

Obiettivi futuri?

«Vorrei disporre di una bella palla di cristallo che mi rivelasse che l’anno prossimo saremo un’azienda premiata con grossi fatturati. Purtroppo per il vento di questi giorni è caduta dalla scrivania e si è rotta».

Una curiosità, perché Eton?

«“Manifattura Foderami Cozzolino Spa” era in precedenza il nome della nostra azienda storica di famiglia, che limitava il nostro raggio d’azione alla Campania. Fuori dalla nostra regione, purtroppo, suonava malissimo. È stato durissimo per noi abbandonare la nostro tradizionale denominazione e il nostro cognome, che portiamo sempre con orgoglio, per trovarne una adeguata ai tempi. Ed è qui che spuntò fuori Eton, l’unione dei nomi Enzo e Toni. Ci accorgemmo però che c’era già un’altra società che portava questo nome, la Eton Shirts, un marchio internazionale specializzato soprattutto nel settore delle camicie. Probabilmente quest’affiancamento ci ha portato fortuna».

Eton dispone anche di una filiale a Bari.

«I mercati e le zone di produzione di abbigliamento sono la Campania e la Puglia, dove affluiscono tutte le richieste delle griffe. È vero che oggi ci sono le grandi marche, ma le aziende che realizzano ancora un prodotto made in Italy si trovano lì. In Puglia abbiamo aperto quella vetrina per essere presenti e offrire un servizio che localmente diamo anche in Campania».

A Bari si è stanziato anche il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis.

«Sono un grande tifoso del presidente, anche se a volte non lo condivido. Diventerò tifoso del Bari (ride ndr). De Laurentiis si sta rivelando un grande imprenditore, un grande manager. A mio parere, sta sbagliando a non prendere in considerazione, per far crescere la società, l’idea di un azionariato popolare. Nonostante dopo la sconfitta con l’Atletico abbia visto le sue azioni crollare vertiginosamente, la Juventus, quotata in Borsa, dispone di una notevole forza economica. Il Napoli con il sostegno del suo popolo avrebbe la potenzialità non solo per eguagliare, ma anche per superare la forza della famiglia Agnelli. In Italia non vedo per le altre squadre lo stesso trasporto della tifoseria partenopea. È vero che la famiglia Agnelli costituisce una superpotenza, ma oggi la ricchezza si può creare anche virtualmente».

De Laurentiis quindi non ha abbastanza coraggio?

«Io credo che bisogna dargli merito. Tutti viviamo di paure ma chi ha alle spalle tanti successi non dovrebbe averla. Per esempio, la mossa di acquistare il Bari dopo l’esperienza Napoli conferma che quell’operazione è stata fatta a occhi chiusi senza paura».

Un giudizio sul lavoro di Ancelotti.

«Ammetto di essere un sarrista. Il gioco che il Napoli ha fatto vedere con Sarri resterà per sempre nella nostra storia. Ciò nonostante, Ancelotti è un grande uomo, un grande professionista. Le critiche nei suoi confronti sono assolutamente ingiustificate».

pubblicato su Napoli n.7 del 03 marzo 2019

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